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di L’Alieno

In occidente sono in molti a dichiararsi pacifisti e a pretendere di destinare a fini più nobili le risorse destinate agli armamenti. Michele Santoro vorrebbe costruire addirittura un partito attorno all’ideale supremo del pacifismo, altro che progetti per la difesa comune europea. E in ragione di questa (legittima) etica bisognarebbe addirittura abolire o, almeno, ridurre al minimo arsenali di armi ed eserciti e, soprattutto, smantellare la NATO.

Ma l’ideologia pacifista può rappresentare davvero la soluzione a tutte le guerre? I dubbi sono tanti. A partire dai principi assoluti e dogmatici che la animano intimamente e che hanno dunque la pretesa di essere validi sempre, in ogni tempo e in ogni luogo. Mentre la realtà di questo mondo è complessa, mutevole, e non non è mai esistito un unico elisir magico in grado di far fronte a qualsiasi problema, guerre comprese.

Michele Santoro, giornalista e opinionista televisivo

Mi spiego meglio partendo dall’individuo. Se qualcuno minaccia la mia vita ho diritto a difendermi oppure no? Per carità, tutta la mia stima per chi decide di offrire sempre e comunque l’altra guancia, ma si può pretendere che tutti debbano aspirare alla santità e al martirio? La medesima questione si pone a livello di corpo sociale. Una società umana, una nazione, ha parimenti diritto a difendersi da un nemico che ne minaccia la libertà e l’esistenza? Ovviamente deve pur esserci una proporzione tra il diritto alla difesa e l’offesa ricevuta (quella che manca del tutto nell’attuale conflitto israelo-palestinese).

Se questo diritto deve esistere allora dobbiamo ammettere che l’ideale pacifista in certi contesti non basta o, addirittura, non serve, e che imbracciare le armi può diventare una necessità. È quello che è accaduto nella seconda guerra mondiale contro i nazi-fascisti. E non si può allo stesso tempo simpatizzare con il pacifismo delle Marie Occhipinti e osannare alle gesta del nostro movimento partigiano di liberazione. L’una etica esclude l’altra.

La ragusana Maria Occhipinti (1921-1996), pacifista, protagonista, nel 1945, di una forma di resistenza popolare passata alla storia come la “rivolta dei non si parte”

Ma a questo punto anche l’acquisto o la fabbricazione delle armi potrebbero diventare necessarie, sebbene soltanto per ragioni di deterrenza e per la propria difesa (hanno funzionato bene in Europa da 79 anni, grazie all’ombrello NATO…). E, a cascata, ci sarebbero da considerare pure altre conseguenze. La prima che non tutte le guerre sarebbero da condannare. Non quelle a difesa della propria libertà ed esistenza. Non soltanto. Diventerebbe lecito pure l’aiuto militare alle parti ingiustamente offese. Quello che è accaduto nella fornitura di armi ai nostri partigiani, 80 anni fa, e accade oggi in Ucraina. Anche se non raramente certi principi sono stati applicati secondo un’etica strabica ed incoerente. Ma mi sembra chiaro che il pacifismo, nel suo complesso, appaia come ideologia spesso illusoria. Addirittura ingiusta quando intenderebbe sacrificare il valore della giustizia per quello della pace.
Immaginate l’Europa di oggi se avessero vinto i pacifisti americani nel 1941…

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