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di Giuseppe Cultrera

Antonino Cannì (Ragusa 1895/1980) è figura rappresentativa dell’arte iblea nel primo novecento. Artista eclettico, fu pittore, incisore xilografo, illustratore di libri. Nel 1933 coadiuvò Duilio Cambellotti nella decorazione a tempera dei saloni della nuova prefettura. Di carattere gioviale, amava incontrare ed intrattenersi con gli amici e con altri appassionati d’arte. Lo scultore coroplasta Giuseppe Criscione, suo concittadino, raccontava le sue visite nella bottega di via S. Vito, condite in pari misura di consigli tecnici, briosi aneddoti e ricordi personali.

Negli anni trenta e cinquanta fu a Chiaramonte per lavoro, realizzando tre cicli pittorici, per il palazzo di Città, il Santuario di Gulfi ed i saloni del palazzo Ventura. Tecnica: il suo cavallo di battaglia, la tempera.
Nell’abside del Santuario, al sommo della cupola una Ascensione in cielo di Maria SS.ma (1932), stempera gli azzurri cangianti di manto, cielo, e gloria degli angeli nella luce naturale filtrata dal lucernaio.

Invece l’austera sala consiliare del Municipio di Chiaramonte, apre il suo soffitto a visioni di laica e sensuale etica: giustizia, saggezza, arte e buon governo si adagiano su molli nubi, pervasi da effluvi di luce. Su tonalità più forti nuotano, gli intrecci floreali e le figurazioni delle arti liberali, nei due saloni superstiti del palazzo Ventura.

Date le difficoltà di spostamento, a Chiaramonte, il Cannì risiedeva per l’intera settimana, ritornando ad Ibla solo il sabato e la domenica. Ebbe così modo di far amicizia con alcuni paesani. Tra questi il giovane Raffaele Failla, appassionato dell’arte e cultura della propria città, che divenne amico e guida del pittore ragusano. Ne ebbe in cambio spiegazioni e curiosità sulla tecnica pittorica, ma specialmente un portfolio di sue ironiche e poetiche xilografie su aspetti del paesaggio, personaggi e momenti di vita sociale. Me le mostrava, anni fa, con gioioso orgoglio mentre mi raccontava degli incontri con il pittore ragusano.

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