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di Michele Focarete

Auguri Moana. Oggi avrebbe compiuto sessant’anni. Ma i giovani belli, gli eroi, le icone, restano immutati nel tempo. Per cui è difficile immaginare come sarebbe diventata. Lei sogno erotico di generazioni intere. Tanto spinta e spregiudicata sulle scene, quando educata e mai volgare nella vita di tutti i giorni.

Alla straripante bellezza, aggiungeva grande intelligenza, tanto da essere stata capolista del Partito dell’Amore alle politiche del ’92 e spigliata candidata l’anno successivo alle amministrative di Roma. Anna Moana Rosa Pozzi, per tutti Moana, nasceva a Genova il 27 aprile 1961 e moriva il 15 aprile 1994 in una clinica di Lione. Aveva solo 33 anni.

Una morte che era subito diventata leggenda e che aveva dato adito a versioni disparate sul male che l’aveva uccisa. Erano in molti a sostenere che se n’era andata per via dell’Aids. E forse anche questi dubbi erano serviti ad alimentare il mito.

Qualcuno, come ebbi modo di scrivere in un mio libro sulla Milano by night, si era spinto oltre e aveva ipotizzato che la bellissima pornostar non era morta, ma aveva simulato per ripiegare libera su una silenziosa e indisturbata vita lontana dal mondo. Mentre Il bollettino ufficiale dei medici che l’avevano curata fino alla fine, parlava di “cancro al fegato”. E fino alla fine le era rimasta accanto sua madre, Rosanna Aloisio, che proprio per volere della figlia, le leggeva Sant’Agostino perché “la faceva star bene”.

Prima di chiudere gli occhi per sempre, ha stretto il rosario tra le mani e ha pensato ai nonni, “sperando di ritrovarli tutti in paradiso”. Proprio lei che ha fatto la storia del porno rivendicandone la scelta, mettendosi spesso in conflitto con la famiglia super cattolica che l’aveva mandata a scuola dalle Orsoline e dai Padri Scolopi e poi al Conservatorio ad imparare chitarra classica e clavicembalo.

Oggi Moana, un padre ingegnere nucleare impegnato nel volontariato, avrebbe spento 60 candeline e sarebbe stata sommersa, come sempre, di attestati d’ogni tipo. A noi resta indelebile il suo ricordo fissato in un martedì di febbraio del 1989, cinque anni prima che morisse. Quel giorno al cinema Diamante di via Fabio Filzi, c’era di cartello “La signora e la bestia”, con Moana Pozzi. Proprio lei, l’esuberante pornoattrice che da tempo spopolava nel circuito hard e che in quei giorni lavorava al Teatrino dei fratelli Matera, in Largo Corsia dei Servi.

I suoi numeri erano sempre molto forti e coinvolgevano gli habitué delle prime file. Lei, biondissima, eterea, con le labbra colme di rossetto color rubino, dopo aver divorato il palcoscenico, ancheggiando e toccandosi, scendeva nuda tra il pubblico, afferrava un uomo per un braccio e lo portava sul palco. E qui, per il malcapitato, iniziava la “tortura”. Lasciando il poveraccio solo, meschinamente nudo a raccattare gli indumenti che l’audace vedette aveva sparso ovunque.

Quella settimana di cartello c’era sempre lei nell’ultimo spettacolo serale dalle 23 all’una. A noi era venuta un’idea: chiederle di accompagnarla al cinema Diamante, dove appunto veniva proiettato il suo film. Per assistere alla reazione dei presenti in sala. Lei ci aveva risposto con il solito garbo e con un sorriso da soubrette, esagerato: “Mi sembra un’ottima idea. Vieni a prendermi qui domani pomeriggio”.

Quella sera, intanto, la prima fila del Teatrino era occupata completamente da turisti giapponesi. Tutti in giacca e cravatta, con camicia bianca. Erano andati solo per lei, sperando di essere scelti, denudati e messi alla berlina dalla loro “benefattrice”. Quando si era aperto il rosso sipario ed era apparsa Moana, tutta la prima fila nipponica si era alzata in piedi. All’unisono avevano unito le mani in segno di preghiera e si erano inchinati tre volte di seguito, prima dell’applauso corale.

Il giorno seguente, invece, eravamo andati da lei in taxi. C’eravamo fatti belli anche noi, indossando un completo blu, l’unico che avevamo e che mettevamo per le occasioni importanti, camicia bianca e cravatta a righe, una regimental che mia moglie mi aveva regalato a Natale. Sopra, un cappotto blu, in cachemire, che mio padre, sarto, aveva più volte girato, rigirato, allungato, accorciato, per seguire i miei capricci modaioli.

Moana si era presentata in tutto il suo splendore: un abito nero che aderiva alle sue curve perfette, con un decolté pronunciato e sopra una pelliccia di volpe bianca. In auto ci confidò che quando era ragazzina le piaceva fare l’amore e che naturalmente lo faceva gratis. “Quando però ho capito – disse con garbata ironia – che ci sono persone disposte a pagarmi per farlo, non mi sono mai tirata indietro. In fondo ho continuato a fare l’amore, che mi è sempre piaciuto tanto, ma mettendo da parte tanti soldini”.

Per l’intero tragitto Moana non aveva detto una sola parola volgare. E la sua vitalità mista a sguardi buttati addosso non potevano non colpirti. Quando arrivammo al cinema la pellicola era già iniziata e sullo schermo c’erano già i peccaminosi preliminari. Nessuno si era accorto della nostra presenza. Ma quando si accesero le luci, nell’intervallo tra il primo e il secondo tempo, i presenti si erano letteralmente catapultati attorno a lei. Domande di ogni tipo, autografi. Un tizio l’aveva persino implorata di sposarlo. E nessuno era più tornato al proprio posto, nonostante i continui inviti della direzione. Tanto che non venne più proiettato il secondo tempo.

Da quel martedì di febbraio del 1989, non la vedemmo più. Nel frattempo, Moana appariva in molte tv, Rai compresa. Si era guadagnata la stima di diversi intellettuali. Non ultimi Enzo Biagi che si spinse in un parallelo tra lei e i ladri di Tangentopoli: “È più rispettabile una persona che dà del suo in confronto di chi si appropria di ciò che è di altri”. Le ultime uscite sul piccolo schermo, però, la ritraevano magra, con i grandi occhi azzurri incastonati in un volto scarnito di persona malata. Poi, la morte.

Eppure, nella sua breve esistenza Moana era riuscita a fare un sacco di cose: comparsa in alcune commedie, la tv per ragazzi con esordio su Rai 2, il porno con il nome di Linda Heveret e con il battesimo hard nel film “Valentina, ragazza in calore”.

Persino la politica sul finire degli anni Ottanta, insieme con Ilona Staller, in arte Cicciolina. Dal palco del porno a quello della politica con il partito nato sotto l’egida delle provocazioni di Marco Pannella. Nel 1999, cinque anni dopo la sua morte, era stata fondata l’Associazione Moana Pozzi che avrebbe voluto la diva ancora viva e citava come motto una frase di Julius Evola che la diva aveva fatto sua: “Vivi come se tu dovessi morire subito. Pensa come se tu non dovessi morire mai”. Auguri eterna Moana.

Moana Pozzi con Michele Focarete

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24 Comments

  1. Tutti sapevano chi era e tutti L adoravano per quello che faceva , Oggi invece le vere pornostar sono i politici che non si sanno con chi stanno con chi lo fanno e per quanto lo fanno il giornalista ha scritto un bellissimo pezzo ma per il parlamento di oggi Moana Pozzi non sarebbe stata adatta era troppo vera.

  2. Sebastiano sammatrice Reply

    In quegli anni c’era piu’ interesse a puntare le antenne su telegela che sulla rai… I suoi film andavano in onda generalmente di primo pimeriggio alle 15,30…lei era una droga bio, ti esaltava alle stelle 😂😂😂

  3. Michele nista Reply

    Moana…. Il mito italiano, la Marilyn nostrana, per fortuna che ci sono giornalisti come Michele Focarete che non ci fanno dimenticare delle icone dei nostri tempi.

  4. Gabriele Vitali Reply

    Un ricordo, una memoria, per una donna fantastica che ha fatto impazzire una generazione intera. Moana sogno ma anche realtà…..il nostro scrittore , Michele Focarete, ne racconta i momenti splendidi, ma anche quelli drammatici, con il suo solito scrivere incisivo, descrittivo e dalla lettura decisamente accattivante.

  5. bel ricordo Michele, pur in terza persona sei sempre molto esplicativo e dalle prole di evince una nota di malinconia che non guasta. Manca molto la tua scrittura: acuta, sagace, mai sopra le righe. Complimenti 🌹

  6. Karima Angiolina Campanelli Reply

    Se già per molti italiani era un mito, con questo bellissimo articolo ne hai fatto una leggenda internazionale al pari di Greta Garbo, Marilyn Monroe e Amy Winehouse…..un mistero la sua vita più che la sua morte. La sua personalità era un cocktail di sacro e profano, eleganza e lubricità, inferno e paradiso. Nessuno ha mai sondato in quei conventi dove era stata educata cosa avesse sperimentato e vissuto. Ogni comportamento ha sempre una risposta. Il suo rimane un mistero perché forse nessuno si interessó a lei come persona. Gli uomini hanno divorato l’icona, le donne ne erano intimidite…. Bravo sempre Focarete!

  7. Una meravigliosa espressione di ciò che era il personaggio e la persona di Moana, un omaggio ad una donna, icona degli anni novanta, indimenticabile ancora oggi. Credo che questo articolo sia stato davvero scritto con trasparenza e sincerità e sottolinea la dolcezza e purezza di una donna, nel suo intimo, più in là
    della versione cinematografica, più in là dei pregiudizi e delle ipocrisie della gente, più in là, proprio dov’era Moana.

  8. Moana una Icona. Focarete un mito! Letto tutto d’un fiato immergendomi in quegli anni che sembrano lontani anni luce eppure vissuti alla grande. Il diavolo Moana si veste da angelo attraverso le penna mai banale di un giornalista di razza

  9. Purtroppo, a differenza di Focarete, non ho avuto modo di conoscere Moana. Ma leggendo questo articolo è come se l’eterea diva del porno fosse di casa. Bellissima donna e bravo Focarete. Tra l’altro, guardando la foto, mi pare bello pure lui.

  10. Dallo spirito birichino del Mike che ho conosciuto emerge il cronista di razza che sa coniugare il passato con la cronaca. Bravo Michele ! P.S. In quella foto con Moana eri ben giovane!😂😂😂

  11. Grande Michele. Una prosa lineare ed elegante, limpida ed evocativa a ricordo di un personaggio particolare, protagonista in un’epoca in tumultuosa evoluzione. Dall’hard a Sant’Agostino. Le luci della ribalta e il buio della malattia. Elogio della contraddizione. Come gran parte delle vite. Da personaggio a persona. E il giornalista racconta.

  12. Che bell’articolo … Focarete ha saputo dare dignità ad una donna che ha vissuto di porno per sua scelta. Una donna bellissima morta troppo giovane. Sarebbe stata bella anche a 60 anni.

  13. Profilo lucido e dettagliato di un personaggio enigmatico, originale, difficile da comprendere e condividere fino in fondo, sua ricostruzione attraverso il ricordo soprattutto umano di una conoscenza diretta.

  14. Paolo Tosetto Reply

    Bellissimo, vibrante, anche commovente articolo Michele. Altro non trovo da dire, sarebbe superfluo🥇👏👏👏

  15. E bravo Focarete, ci riporta con un pizzico di velata nostalgia nel tempo di mezzo che fu tra la Milano da bere e lo tsunami di tangentopoli che sconvolse la prima Repubblica. Col luccicante ricordo di un’icona divisiva, fragile ma al contempo determinata nella scelta di essere totalmente donna nella sua determinazione, lontana dagli stereotipi e paladina della completa emancipazione femminile. Il consueto tratto garbato di Focarete, bravo nel dipingere il periodo, il contesto e i tratti di una donna diventata poi un simbolo, rende il giusto omaggio al personaggio all’apparenza contraddittorio e avvolto nel mistero dell’ambiguità e per questo forse dotato di una prorompente forza comunicativa.

  16. Proprio un bel ricordo. Moana, una donna tanto bella quanto sfortunata. Con la sua classe e intelligenza avrebbe potuto fare qualsiasi cosa. Ha scelto di fare la diva a luci rosse forse per strappare l’applauso.

  17. Un tuffo nel passato attraverso uno spaccato scritto con infinito garbo e maestria da Focarete, un cronista di grande spessore. Lei resta un mito senza tempo con la sua straordinaria bellezza e le tante fragilità.

  18. Grazie Michele per averci ricordato il compleanno di questa grande donna e attrice con questo articolo stupendo che mette in risalto che Donna con la D maiuscola era la nostra Moana. Grazie mille per lo splendido lavoro che hai fatto e che fai come sempre il migliore.

  19. Beh, il giornalista Focarete con le belle donne (e pornostar) ha sempre avuto a che fare. Oltre a Moana, ricordo di averlo fotografato durante uno spettacolo della Venere Bianca in un teatrino milanese. Lei scese in platea e maliziosamente si sedette sulle sue ginocchia per terminare poi il “servizio” nei camerini.

  20. Complimenti prr l’artivolo. Bravisdimo. Lei eta una donna meravigliosa.. Auguri Moana. ❤️🙏🏽R. I. P.

  21. Che storia quella di Moana. Donna bellissima dalle tante contraddizioni. FOCARETE ne fa un quadro sobrio e colorito. Un quadro tutto da vedere.

  22. Una grande storia per una grande donna. Focarete ha saputo rendere omaggio alla diva senza scivolare mai nel volgare, nonostante Moana non fosse proprio una educanda. Bell’articolo.

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