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Torna a scrivere per noi Michele Focarete, storica penna del Corriere della Sera e nostra finestra sul mondo del disagio. Il focus della presente nota è la condizione dei tanti giovanissimi dediti alle scorribande notturne nella soffocante pandemia che stiamo vivendo, tra divieti di tutti i tipi. Ma è soltanto il forzato adattamento alle restrizioni imposte dalle autorità che può spiegare il fenomeno o c’è dell’altro, molto altro?

di Michele Focarete

Bulli e pupe. Ma anche pugni, calci, spranghe e catene. In scorribande notturne che da un mese tengono in scacco un intero paese e le forze dell’ordine. In trenta giorni tre raid di una cinquantina di ragazzi, molti dei quali minorenni. Gli ultimi due venerdì e sabato scorsi.Due violente risse in strada in 24 ore, a Melegnano, in provincia di Milano. Teatro dell’efferato pestaggio piazza Vittoria, in pieno centro, all’ombra del castello mediceo. Dopo le 22, quindi in pieno coprifuoco in vigore. I residenti della zona sono stati attirati alle finestre dal rumore e dalle urla e hanno potuto vedere questi facinorosi che, per lo più senza mascherine, se le davano di santa ragione, rincorrendosi. Quasi subito, in entrambe le occasioni, è stato avvisato il sindaco, Rodolfo Bertoli, che ha mandato sul posto i carabinieri ma, al loro arrivo, i giovani sono riusciti a scappare, quindi non sono stati finora identificati.‘Si tratta di un bel problema’, ha detto Bertoli, ‘ma adesso le forze dell’ordine pattuglieranno in maniera stretta la zona. Vedremo cosa c’è sotto. Purtroppo, per questa condizione della pandemia che si sta protraendo, i ragazzi non vanno a scuola, non fanno attività sportiva, sfogandosi poi in questo modo. Ci sono anche aspetti di carattere sociale, di socializzazione, di rapporto con il mondo adulto. E i modelli che fanno sempre più breccia sono i modelli più spavaldi’.Dunque, ancora botte tra ragazzi per strada. Ancora una rissa su appuntamento, con una doppia sfida tra bande. Dopo essersi fronteggiati il 15 gennaio, si sono ritrovati nella stessa piazza, armati di bastoni e catene anche il giorno seguente. Forse stanchi da un Covid che li costringe a casa. Oppure giovanissimi che scelgono la microcriminalità perché annoiati dal benessere e dalla vita comoda.

Solo alla vista delle divise, si sono dileguati. E per mettersi in fuga, non hanno esitato a saltare sui cofani delle auto parcheggiate. Con un giovane a terra preso ripetutamente a calci, che è comunque riuscito a dileguarsi. Adesso c’è paura, ma anche rabbia.E monta la polemica. ‘Come presidente del Comitato Melegnano Centro – dice Antonio Barbato, ex capo della polizia locale di Milano – sono indignato di quanto accade nella nostra città. Risse, pestaggi, gang di giovani sotto l’effetto di alcol e droga, che si azzuffano e distruggono ogni cosa, anche un defibrillatore utile a salvare vite umane. Gente che scavalca macchine danneggiandole, che effettua caroselli a tutta velocita, che viola il coprifuoco, che non indossa mascherine, rappresenta la degenerazione umana. Non giustificateli con le scuole chiuse. Siamo di fronte a teppisti che usano violenze di ogni genere senza alcuna remora. Dove sono i loro genitori, sono le istituzioni?’.Un’escalation di violenza che vede protagonisti gli adolescenti che emulano spesso i modelli aggressivi forniti dagli adulti, ripresi continuamente da telegiornali, fiction, film e serie televisive, che hanno drasticamente abbassato il livello di percezione dell’illecito nei giovani.

Se a ciò si aggiunge la dilagante insoddisfazione della società e la banalizzazione dei disagi emotivi è facile comprendere le motivazioni per le quali il fenomeno si è diffuso a macchia d’olio nella società, sia in quella più disagiata e problematica che in quella benestante. Una delle cause più frequenti resta l’intenzione di emulare i crimini commessi dagli adulti per arrivare al desiderio di andare contro le regole. Spesso a commettere reati, legati anche alle difficoltà economiche familiari, ovvero a status di povertà che limitano e talvolta isolano ed emarginano.Pochi giorni fa, l’appuntamento per la follia aveva coinvolto un centinaio di giovani a Gallarate, nel Varesotto, per la sfida con bastoni e catene. L’appuntamento era arrivato sui cellulari, per quello che è poi diventato uno scontro fisico dalle dimensioni impressionanti.

Anche allora, come a Melegnano, non c’è stato modo di chiarire se la rissa fosse riconducibile a un regolamento di conti tra gruppi di giovanissimi rivali o un semplice tentativo di emulare quanto già accaduto in altre città, Roma su tutte. Di certo l’invito al pestaggio girava già di mattina. Nel pomeriggio, poi, la pazzia.

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22 Comments

  1. Karima Angiolina Campanell Reply

    Un articolo forte che descrive con grande maestria il disagio e la mancanza di valori che questa società alimenta, fomenta e non risolve…..generazioni allo sbando e famiglie inadeguate al ruolo educativo. I modelli proposti dal web e dalle televisioni ai giovani sono una vetrina di personalità borderline o miserevoli ominidi senza cultura e arte, un orgia di modelli che sono insulto all’intelligenza e alla decenza. Non ci stupiamo se poi una parte dei giovani si arma di rabbia e frustrazione e devasta tutto ciò che è devadtabile……..bell’articolo

  2. Articolo interessante questo di Michele Focarete sul disagio giovanile che, al tempo delle restrizioni da pandemia, sfocia in reiterati episodi di aggressività e violenza.. Protagonisti ragazzi che rendono le strade e le piazze cittadine teatro di pestaggi, liti, provocazioni e sfide alle autorità..

  3. Interessante leggere questo articolo che, comunque, sconcerta visto cosa ci descrive. Credo che non possa più essere considerato disagio giovanile, purtroppo.

  4. Giovanni S. Iurato Reply

    un resoconto di fatti che anche se inquietanti non riflettono ne il disagio dei giovani ne mettono in luce la realtà. pessimo articolo. inutile e pericoloso.

  5. Focarete dovrebbe scrivere di più su questo giornale ha la penna dorata ! Michele

  6. Non penso che il Covid sia l’imputato principe del disagio giovanile. Certo non è un buon periodo per socializzare e per vivere l’età dell’adolescenza. Ma non basta. Certi atteggiamenti teppistici sono tipici di chi ha già problemi familiari. È la famiglia che forma il giovane. FOCARETE ne descrive con la penna del cronista

  7. angelo cardelli Reply

    grande penna che trasforma le righe scritte in un immaginario reale.
    L’articolo scorre in un racconto forte vero sincero, come pochi sanno raccontare.

  8. Un analisi accurata di un problema che non è più sporadico. Ne sentiremo ancora parlare…. purtroppo!!!

  9. Ciao Foca, mi hai chiesto di parlarne: e parliamone.
    Io non giustifico nessuno, ma nemmeno condanno.
    È il prodotto di un’era, anzi: di un evo problematico.
    Non mi azzardo a fare il sociologo o l’etologo; dico che siamo solo all’inizio di un periodo che le restrizioni e l’esasperazione da Covid–19, stanno acuendo un qualcosa che già stava maturando in questa società malata e agonizzante.
    All’esterno e all’interno della nostra realtà, c’è; schifo, marciume, decadimento di ogni valore; crisi delle istituzioni, corruzione, malcostume politico e rinuncia all’Educazione Civica: dismessa e snobbata e mandata alle ortiche.
    È successo con la Roma imperiale; con il Medio Evo, con il dopo guerra 15/18, con la repubblica di Weimar e in tanti casi che, poi, hanno aperto la strada al rigore e alla reazione.
    Io ho il timore che, prima a poi ciò possa accadere ancora…
    BENTORNATO !

  10. Giovani che si picchiano per noia o per passatempo non è plausibile, anche in tempo di pandemia. Il giornalista ha evidenziato questo disagio, lasciando spazio al lettore di riflettere.

  11. ippolito negri Reply

    Tanti troveranno giustificazioni: il disagio, la mancanza di offerte di aggregazione, persino il distanziamento per Covid. Ma quel che manca sono quattro sberle dei genitori, fon da piccoli, e una scuola che non giustifichi e tolleri sempre tutto.

  12. Un articolo efficace che leggi senza annoiarti
    Questa qualità può essere offerta solo dalla
    Professionalità di un grande giornalista oltre che dalla sua esperienza

  13. Grande Michele Focarete, penna raffinata e prezioso testimone dei nostri giorni.

  14. Si tratta di uno scontro generazionale, infatti, la violenza si muove perché i freni inibitori sono stati rotti.
    I giovani sono i frutti di ciò che è stato seminato, ovvero, indifferenza, senso della superiorità, ma in particolare sfiducia nel sistema politico incapace di dare speranze e fiducia in sé stessi.
    Il sistema sociale si è incrinato sui giovani, quindi, è il prossimo futuro di cui bisogna preoccuparsi e pensare che l’uso della forza sia il metodo più adatto per contenerli, significa che il nostro tempo è concluso.

  15. Il tuo scritto trova il mio consenso
    Cercando di sviscerare il perché ti tanto ormai “ troppo” .
    Il tutto e di più ha cullato “ noi “ in una ninna nanna che molti della mia generazione , quella del benessere degli 80/ 90 , ha vissuto (ma già allora ) in un sistema economico al di sopra delle nostre possibilità ….questo sistema ha accecato come abbaglia un flash , creando realtà virtuali di benessere e facendo sentire tutti vittime della sindrome di onnipotenza .
    Abbiamo “ sfornato figli “ perché tanto si arriva a 25 anni ci si deve sposare e si deve far figli.
    Perché tutti fanno così .
    Chiediamoci oggi .
    Chi è’ riuscito a portare avanti un matrimonio? Quanti hanno una famiglia vera ? Quante mamme stanno a casa la sera con i propri figli o preferiscono forse corteggiare un amico del proprio figlio coetaneo ?
    Arriviamo così lentamente ad un fenomeno inevitabile.
    Non ci sono riferimenti. Non ci sono esempi di cui andare fieri. Anzi .
    La rabbia monta , i ragazzi annaspano , sfogano le ire con barbarie ed il bullismo .
    Forse anche un modo per sottolineare attraverso il trasgressivo
    “ eccomi ci sono anch’io”
    Mamma papà , nonni dove siete?
    E quindi chi sono io?
    Io esisto se ne sono consapevole del mio se’.
    La consapevolezza c’è se c’è un vissuto di amore , complicità , unione ed esempio
    L’esempio educa le parole solo aria fritta.
    facciamo grande introspezione
    Forse non esistono cattivi rAgazzi ma cattivi educatori
    Politici , ecc
    Non stupiamoci ! sta accadendo
    Quanto di più prevedibile potesse accadere .
    Iniziate ad educare ! Non è’ mai troppo tardi
    Già però ci vuole impegno

  16. Pinina Garavaglia Reply

    Bravo Michele Focarete sempre attento alle tematiche contemporanee anche drammatiche che nella cronaca seria come la tua hanno testimonianza obbiettiva e che caratterizzano da sempre passaggi generazionali simili ma con caratteristiche ogni volta peculiari da analizzare anche in senso storico oltre che morale e sociale.. Infatti dalla ormai antiquata gioventù bruciata da film modaiolo il fenomeno oggi è pesante e dilagante ovunque vedi Londra in primis…Cambiano i tempi ma forse non le cause che sono da ricercare sempre nel fondo della natura umana che già dall’infanzia va aiutata con chiarezza ad ambire al bello al giusto ed al valoroso come slancio di conquista ideale…aiuto che pure gli adulti stessi dovrebbero avere…ma da chi?? Ecco il problema

  17. Credo che l’intensificarsi di queste scorribande perpetrate dai giovanissimi non sia da imputare al fatto che le scuole (non tutte) e le palestre siano chiuse; e che queste scorribande creino emulazione. E’ un semplice fatto educativo che spetta in primis ai genitori, certamente anche alla scuola e alle istituzioni.
    E anche la Rete non ha “colpe”: serve poco proibire o limitare l’uso e l’abuso. I social sono anche una risorsa se utilizzata correttamente. E si ritorna al punto di partenza: serve l’educazione!
    In attesa che si vada a regime (sicuramente tra molti anni, ma bisogna pur iniziare), una soluzione potrebb’essere quella di frequentare un corso di difesa personale; in cui non s’impara solo a tirare pugni e calci o a difendersi da uno strangolamento piuttosto che da una minaccia armata, ma anche a prevenire il crimine e a evitarlo. E le istituzioni dovrebbero incentivare tale proposito come fece anni orsono il Comune di Milano con un corso di difesa (anche se riservato solamente alle donne) denominato “cintura rosa”.
    Dante

  18. Vedi caro , agli esseri umani , ma soprattutto ai suoi cuccioli , manca ciclicamente un Vietnam o una guerra Serbo – Croata , in modo tale , che qualsiasi bollente spirito , o qualsiasi aggressività giovanile , venga annientata , dalla reale paura di uno scontro a fuoco quotidiano o da dei bombardamenti notturni ……..!!!!!!!
    Perciò , sono convinto , che il desiderio di libertà e di vita mondana , finirebbe subito , come è successo per un intera gioventù , che se solo metteva la testa fuori casa , veniva colpita dal cecchino di turno !!!!!!!
    Gli uomini , sono senza memoria , figurati i suoi figli ………vedrai che se ricordassero questo , la noia e l’aggressività scomparirebbero !!!!! Bacio.

  19. Focarete denuncia con questo importante articolo la violenza e il disagio sociale espresso da giovani che trova terreno fertile sopratutto nelle nostre periferie. Serve a denunciare questi aspetti della nostra società dove troppo spesso la violenza prende il sopravvento e la noia , il non rispetto dell’altro ,la mancanza di valori, ma soprattutto le differenze sociali si esprimono con la forza e la distruzione.

  20. Fabiola Minoletti Reply

    Ritengo che il fenomeno delle nuove aggregazioni giovanili debba essere seriamente analizzato in quanto potrebbero essere potenziali incubatori per la nascita di nuove baby-gang. A Milano si stanno affermando soprattutto nelle case popolari e nelle aree più periferiche le ZETA o ZONA gang e i CAP. Molto radicate sul territorio, composte prevalentemente da minori, dai 12 anni in su, multietniche, ragazzi che spesso vengono da contesti familiari problematici e che esibiscono nei loro social, soprattutto su instagram e sui video live, azioni di vandalismo e di pestaggio, mostrano pistole, chiaramente finte e coltelli e post con frasi riconducibili a una semantica violenta. Chiaramente il fenomeno è amplificato dai social ma anche peggiorato per l ‘emulazione che scatena e per la competizione che provoca.

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