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di L’Alieno

Oh Dio! Quanto tempo è passato? Alla notizia della morte di Luciano Nicastro, mio indimenticato professore di storiafilosofia al liceo, mi sono piovuti addosso una valanga di ricordi e pensieri riposti alla rinfusa, in un vano ormai polveroso della memoria.

Socialista onestissimo (cosa affatto scontata ai tempi, mi si conceda la battuta), “cattolico adulto”, per usare un frizzo prodiano di almeno un ventennio dopo, sei stato uomo e professore fuori dagli schemi. Un fuoriclasse. Entravi in aula nelle fredde giornate d’inverno con il tuo mitico colbacco e il pizzetto ancora nero. Mi ricordavi un intellettuale russo, dissidente, materializzatosi in terra iblea chissà per quale magia.

Uno sguardo di pochi secondi alla classe, un sorriso sornione e subito giù con la prima battuta sul primo “malcapitato”. Battute simpaticamente ironiche le tue. Taglienti, ma mai offensive per nessuno. A volte autoironiche, come quel giorno di pioggia, lì, vicino alla finestra, a pochi mesi dalla formazione del governo Craxi… “piove, governo ladro!”, esclamasti, interrompendo la lezione tra le nostre risate.

Non ricordo mai un tuo urlo. La tua auterovolezza era così fortemente percepita in classe che ti bastava un segno della mano per avere l’attenzione e far cessare ogni brusio. Non avresti sfigurato nell’antica Grecia, a discutere con Platone o Aristotele. Anche se il mio ricordo più bello sono state le tue lezioni su Kant, il quinto anno. Si studiava quasi in esclusiva sui tuoi appunti e per responsabilizzarci esigevi soltanto volontari nelle interrogazioni. Funzionava alla grande.

Luciano Nicastro (secondo da destra) in un pubblico dibattito a Chiaramonte a fine anni ’70

L’amore per la filosofia per me fu questione di un attimo. Dalla prima lezione. Dal primo quarto d’ora. Mi ricordo persino i pensieri di quel primo giorno. Per quale bestialità la filosofia si studia solo a partire dal terzo anno di liceo? Già, domanda tutt’oggi senza risposta. O forse no. Non sia mai si possa imparare a ragionare troppo in fretta o, comunque, troppo… Meglio fare spazio a materiucole più “pratiche” o alla religione.

Ti ho rivisto dopo tanti anni a Chiaramonte, circa un decennio fa, in una serata di quella che fu una buona idea: il “Festival di filosofia”. Mi riconoscesti quasi da subito: “don Peppino?” Il pizzetto era diventato bianco, i (radi) capelli pure, ma lo stile sempre quello: inimitabile.
Buon viaggio, professore. Grazie per esserci stato. La terra ti sia lieve.

L’Alieno è una rubrica settimanale tenuta da Giuseppe Schembari (vecchio allievo di Luciano Nicastro al Liceo Scientifico “E. Fermi” negli anni ’80).

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