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di Vincenzo La Cognata

Dirigendomi in centro per saziare la mia voglia di chiacchiere, giorni fa ho incontrato Giuseppe e Luca, mastri carristi. Ovviamente i nostri argomenti non potevano che volgersi sul mancato carnevale 2021, in un frullato di nostalgie ma anche di sollievo dalle preoccupazioni.

A proposito del Carnevale. In quest’anno obbligatoriamente sabbatico ho molto riflettuto su cosa sembra mancare ormai da tempo. Circostanza più che evidente. E mi sembra chiara la percezione che sia venuta meno soprattutto l’innovazione.

Si consideri che nel 2017 il carro del ‘Paese dei Balocchi’, uno dei più geniali degli ultimi anni, ha avuto un costo complessivo di quasi 13.000 euro. Pur avendo vinto il montepremi più alto (considerate pure le quote pagate dagli iscritti) è andato in perdita per più di 2.000 euro. Ognuno dei ragazzi è stato dunque costretto a mettere mano al portafogli. Situazione un po’ imbarazzante.

Inutile indignarsi soltanto per i pagamenti ritardati delle amministrazioni pubbliche, ci sarebbe invece molto da dire sui comportamenti della comunità che beneficia in prima istanza di uno spettacolo di così eccellente livello.

2017. Il carro ‘Il paese dei balocchi’

Non è più pensabile che le risorse necessarie possano venire soltanto dal pubblico. È un fatto. Mi sembra invece doveroso che debbano iniziare a contribuire proprio coloro che traggono i maggiori benefici dall”industria’ del carnevale. In primis bar e tabacchi, ma anche tutte quelle attività economiche che ricavano un ritorno di immagine positivo dalla forte identità del nostro territorio.

Un buon marketing (del territorio) può aiutare tutta l’economia della città e in tal senso risparmiare sugli investimenti sarebbe miope in un’ottica di medio-lungo termine. Vorrebbe dire bloccare le lancette dell’orologio per tentare di fermare il tempo. Ma il tempo scorre uguale e senza investimenti e innovazione lavora soltanto contro il nostro carnevale.Dove reperire dunque altre risorse? Nell’offerta di diverse società che organizzano gruppi di turisti con i pullman, per partecipare alla ‘Sagra della Salsiccia’, di solito viene compreso anche il panino con la salsiccia in piazza. Perché nessuno ha mai pensato di aggiungere anche solo un euro al costo del panino per aiutare proprio quei giovani carristi? Sarebbe utile creare delle convenzioni con quelle società. No?!

Anche le scuole potrebbero fare la loro parte attivando dei progetti-laboratorio per avvicinare i bambini al carnevale, ovviamente con l’ausilio di qualche esperto carrista. Laboratori pomeridiani in cui i ragazzini potrebbero cominciare ad apprendere le tecniche per la costruzione dei carri e dare un po’ di sfogo alla loro fantasia. Mi sembra fondamentale pensare anche alla formazione delle competenze delle nuove generazioni. Quale futuro in caso contrario?

Altra questione. Perché ai carristi dovrebbe essere vietata la ricerca di sponsor privati? Per superare l’eventuale problema della concorrenza sleale basterebbe regolamentarla con equità, magari prevedendo la nascita di un’unica associazione (di carristi) che oltre a ricercare gli sponsor potrebbe dividere equamente i proventi fra i partecipanti e diventare pure prezioso laboratorio di idee per il futuro. Il denaro raccolto potrebbe essere così utilizzato per l’acquisto di attrezzature e materiali utili per l’assemblaggio dei carri.Si calcola che ogni anno, ad essere coinvolti nel nostro carnevale, siano circa 500 persone: numeri importanti per una piccola comunità. E bisogna pur comprendere che il lavoro dei nostri giovani non è sempre scontato. La loro passione deve essere necessariamente supportata da tutta la cittadinanza per poter continuare ad esprimersi al meglio e non disperdersi nel tempo.

Penso che i carri rappresentino la più alta espressione del talento dei nostri artisti. Cerchiamo di preservarlo. Pena la possibile perdita di un’arte che da più di un trentennio è diventata parte integrante della nostra cultura. E di cultura si può anche vivere, nonostante certi stupidi luoghi comuni sostengano esattamente il contrario.

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4 Comments

  1. Ottime idee quelle da te suggerite, bisogna trovare il modo di metterle in pratica. Il carnevale di Chiaramonte è una risorsa troppo preziosa che va tutelata. Non avevo idea che i carristi fossero sovvenzionati solo dal comune e trovo assurdo che non possano cercare sponsor privati. Assolutamente d’accordo sul fatto che si possa e si debba vivere di sola arte quando questa esprime grande talento. Bisognerebbe creare un comitato per la salvaguardia e la valorizzazione del carnevale, se non esiste già.

    • Vincenzo La Cognata Reply

      Tempo fa esisteva un’associazione di Carnevale, ma ormai da qualche anno se ne sono perse le tracce… L’amministrazione potrebbe affiancare i giovani carristi nella formazione di questa società.

  2. Caro Vincenzo, il tuo articolo è bello e importante per la vita sociale della nostra cittadina, ben scritto, bravo ma….
    alcune cose vanno, tuttavia, approfondite di più e tenute in considerazione. Quando affermi che ” la loro passione deve essere necessariamente supportata da tutta la cittadinanza…”
    necessariamente?
    Chi non condivide queste tipo di festa, per tanti motivi, perché dovrebbe supportarla anziché dedicarsi alle cose che condivide maggiormente?
    Dici giustamente che un carro costa 13.000 euro e quindi tre/ quattro carri allegorici quanto costano?
    Non sarà che stiamo andando aldilà delle nostre stesse possibilità?
    500 ragazzi, di cui pochi lavorano e molti sono studenti o addirittura adolescenti, come possono mantenere queste cifre a Chiaramonte dove gli sponsor, se li trovi, di danno 50 euro di contributo?

  3. Vincenzo La Cognata Reply

    La comunità però non supporta neanche cose che condivide maggiormente… Ha un comportamento passivo e pensa che tutto sia dovuto, senza pensare a quanta fatica ci sia dietro, ma lamentandosi perché lo spettacolo non risulta all’altezza delle loro aspettative…
    Poi non tutti i carri costano così tanto… Quel carro è stato rivoluzionario sotto molti aspetti, perché presentava diversi movimenti di difficile realizzazione… Il punto è che i ragazzi non provano più a fare carri così rivoluzionari perché perdono denaro di tasca propria… Pensiamo che un bar nei 3 giorni di Carnevale ha guadagni che superano i 20.000 euro, invece i ragazzi che sono i protagonisti dello spettacolo perdono parecchio denaro, oltre che 4 mesi di duro lavoro. Se si vuole far crescere il Carnevale non si può prescindere dall’investire.

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