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Moonrise Kingdom – Una fuga d’amore”, diretto dal regista americano Wes Anderson, è stata la seconda pellicola proiettata all’Hybla Cinema, lo scorso giovedì 29 luglio. Il film, già presente al Festival del Cinema di Cannes nel 2012, ha arricchito la serie di eventi dedicati agli amanti del cinema, organizzati dalla Fo.Co, in collaborazione con lAntico Convento dei Cappuccini di Ibla e di oltreimuri.blog.

di Miriana Iacono

Nell’America del 1965, ispirata dalle opere di Norman Rockwell, si svolge la travagliata fuga d’amore di Sam, un giovane scout rimasto orfano e rifiutato dalla famiglia adottiva, e di Suzy, una ragazza che vive in una famiglia disfunzionale priva di equilibrio e attenzioni. Sin da subito, ci troviamo di fronte a due adolescenti che guardano il mondo con distacco e che non conoscono il valore dell’affetto; a dei giovani pieni di spirito, decisi a sposarsi e a fuggire da una società inquieta, “pronti a morire l’uno per l’altra”.

L’avventura vissuta dai giovanissimi protagonisti, attori nel mondo immaginato dal regista insieme al fido Roman Coppola, ha portato alla luce numerose tematiche presenti nella nostra società e che toccano da vicino le generazioni più giovani. Le scoperte dell’amore e della sessualità, il profondo desiderio di libertà ed evasione sono solo alcuni dei temi che vengono affrontati.

Dal punto di vista della tecnica espressiva, Anderson è riuscito a creare un film progettato con estrema cura. Inquadrature razionali ricche di simmetrie, momenti scanditi ritmicamente da una colonna sonora che varia dalle arie classiche alle tonalità pop, sono indice di una maturità raggiunta che sedimenta quanto di eccellente il regista aveva già fatto.

Entrando nel vivo del film, la fuga attraverso il bosco (metafora del distacco dai dogmi sociali) è una sequenza pervasa da quell’innocenza e quella libertà tipiche dell’adolescenza. Temi ritrovabili nella scena più toccante, quando i nostri protagonisti, giunti in una piccola baia, incontrano la purezza del primo amore, il piacere scaturito dai baci e scoprono una sessualità innocente. Il tutto raggiunge l’idillio grazie al sottofondo sonoro di Francoise Hardy, “Le temps de l’amour”.

Al termine della proiezione, Vito Castagna, redattore del nostro blog, ha condiviso con il pubblico la propria opinione soffermandosi sul contesto storico del film. Nel 1965, in Italia, Marco Bellocchio gira il suo film d’esordio, “I pugni in tasca”, uno dei primi lungometraggi che affrontano i problemi delle dinamiche giovanili tipiche di quegli anni e che ritroviamo puntualmente in “Moonrise Kingdom”, ambientato proprio in quell’anno di fermento. Secondo lui, Anderson immerge i protagonisti in un mondo chiuso (quello delle isole) caratterizzato da una società fortemente organizzata, come quella degli scout, che si scontra con i sentimenti di ribellione e libertà che i protagonisti perseguono.

Non a caso, questi temi sono centrali in una società, come quella del ’65, che si prepara a combattere la staticità dei costumi con un amore libero, innocente e totalizzante.
A seguire, Gino Interi, professore di filosofia, ha messo in luce altri aspetti della narrazione: la fuga rappresenta il momento attraverso cui il personaggio e lo spettatore stesso ritrovano la loro dimensione e scoprono le loro più profonde ragioni e inquietudini. I protagonisti, infatti, rifiutano le regole e gli stereotipi assegnatigli dalla società ma, attraverso i loro gesti, ricompongono quell’armonia iniziale che era stata interrotta dal susseguirsi degli eventi.

“Che tipo di spettatore sei tu?”
Ti invitiamo a scoprirlo il prossimo giovedì 5 agosto alle 21.30 in compagnia di una macchina incredibile: Wall-E.

Vietato mancare!

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