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di Vito Marletta

La storia del lavoro nella nostra società è la storia delle lotte per la conquista dei diritti dei lavoratori. Determinante in questo percorso è stato il ruolo dei sindacati. Loro hanno organizzato, indirizzato e rappresentato i lavoratori dalla rivoluzione industriale ai giorni nostri. O almeno, fino a qualche giorno (anno) fa.  

Oggi (da anni) una platea immensa di lavoratori non gode ancora di diritti che per altre categorie sono consolidati da decenni (dipendenti pubblici, della grande industria, pensionati ecc.).

Sono i lavoratori precari, le partite iva, i lavoratori atipici, i lavoratori a chiamata, gli stagisti, i lavoratori occasionali, i lavoratori in nero… Lavoratori che reclamano diritti e non si sentono più rappresentati né dai sindacati né, figurarsi, dalla politica. 

E allora, in un momento di crisi epocale come quella che viviamo, in cui proprio questi lavoratori sono quelli più a rischio, che hanno visto diminuire se non scomparire le loro capacità di reddito, è legittima l’indignazione e la rabbia. Sentimenti brutali che nascono dalla paura di non riuscire più a sostenere sé e la propria famiglia. Sentimenti che cercano rappresentazione e soddisfazione. Non si meraviglino i sindacati se questa rabbia viene riversata anche verso loro e le categorie iper tutelate che difendono.

Non è certo una buona idea in questa crisi pandemica indire scioperi per tutelare i già tutelati, i più tutelati di tutti: gli impiegati pubblici. Lavoratori che godono già di diritti certi e consolidati e che non solo non rischiano mai il posto di lavoro ma nemmeno la cassa integrazione e qualunque cosa succeda a fine mese hanno uno stipendio sicuro. 

Non è qualunquismo né si può parlare di guerra tra poveri per il semplice motivo che a rischiare di diventare povero è solo chi appartiene a quelle categorie di lavoratori insicuri e non tutelati.

E allora la mia modesta proposta è quella di sfruttare questo momento di estrema crisi per ripensare e ridisegnare le tutele dei lavoratori, trovando tempi e modi per garantire diritti e sicurezza a chi non ne ha o non ne ha a sufficienza. Per fare questo ci vuole un patto tra lavoratori in cui i più tutelati tendano la mano ai non tutelati ma anche e soprattutto un patto tra generazioni in cui la generazione più adulta che ha acquisito nel tempo certezze e stabilità tenda la mano alle nuove generazioni di lavoratori per garantire a questi un presente più stabile e un futuro di diritti e serenità. 

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