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ovvero
La felicità è una scelta

di Giulia Cultrera 

Se facciamo un’analisi della nostra vita, in quanti momenti possiamo dire di essere stati pienamente felici?

Basterebbe ripercorrere le tappe più importanti, dall’infanzia a oggi, per notare come a un certo punto si sia inceppato qualcosa. I momenti di serenità e spensieratezza, lo stupore infantile di fronte a qualsiasi novità hanno lasciato il posto ai doveri e alle scadenze, alla paura di non farcela e di non essere all’altezza, ai sensi di colpa e ai rimpianti.

Da un lato è normale: un po’ si cresce e aumentano le responsabilità, un po’ ci si dimentica di apprezzare le piccole cose. Probabilmente si tratta anche di un problema culturale: tendiamo a pensare che la felicità sia correlata a grandi risultati, come laurearsi, trovare un lavoro, perdere dei chili, sposarsi o avere dei figli.chiedimi se sono felice

Finiamo per attribuire la felicità a qualcosa che non abbiamo, a un traguardo che dobbiamo ancora raggiungere, perché soltanto quello ci renderà davvero soddisfatti e realizzati. Ma poi, finalmente, conseguiamo quella tappa tanto attesa e, tuttavia, ci sentiamo ancora incompleti.

Rientriamo nella ruotine, intrappolati nella voragine di scadenze e procrastinazioni. I giorni trascorrono tutti uguali e ben presto si trasformano in mesi e anni. Alcuni traguardi vengono persi per strada, altri non saranno mai raggiunti perché cambieremo direzione o ci fermeremo prima.

Magari non dovremmo guardare alla felicità come a una destinazione, ma più come a un percorso da intraprendere indipendentemente dalla direzione. Essere felici nel qui e ora, perché il passato non può essere cambiato e il futuro non si è ancora concretizzato.chiedimi se sono felice

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