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di Filippo Falsaperla

Si può essere geometri per tirare su dei muri, oppure per mettere a posto muscoli e plasmare la mente di un atleta.

Claudio Scribano, 65 anni da Ragusa, due figli che stanno seguendo le sue orme, come si può ben capire dalla sua storia, ha scelto la seconda strada. Certo più difficile in una Sicilia Anni ’60-’70 che non credeva molto nello studio applicato allo sport, però affascinante fino al sogno di lasciare un segno unico in quel mondo. Intanto il Mondo se lo è preso, vincendo 2 volte (2012-2015) il campionato MotoGP al fianco di Jorge Lorenzo, forse il più famoso tra i tanti sportivi, di varie discipline, trattati in 40 anni di attività.

Jorge Lorenzo a centro sulla moto e Claudio Scribano (secondo a sinistra)

Giocava a calcio nei ragazzi del Ragusa il giovane Claudio, nuotava a rana, anche piuttosto veloce, praticava atletica, ovviamente nei 100 metri. E il geometra non lo voleva fare. Era affascinato dalla figura del massaggiatore che rimetteva in piedi chi si era appena fatto male, ma tutti gli sconsigliavano quella strada. E, altrettanto ovviamente, Claudio fece il contrario.

‘Non sapevo a chi rivolgermi per diventare un bravo fisioterapista. Ma da testa dura all’Università di Catania trovai un corso di terapista per la riabilitazione. Tre anni di studio alla Clinica malattie nervose e mentali’.

Claudio Scribano mentre tratta Jorge Lorenzo

Probabilmente proprio allora, dopo il diploma in riabilitazione neurologica, iniziando a lavorare con i ragazzini del calcio o in squadrette di 3-4a categoria, ebbe la prima intuizione di quello che sarebbe stato il filo conduttore della sua vita. Che ancora non si è spezzato, ma attende solo un finanziatore per rendere scientifica quell’intuizione: lavorando sull’apprendimento motorio in 3 dimensioni si può migliorare la prestazione. E per farlo occorre rendere cosciente l’atleta dello spazio-tempo in cui si muove mentre compie il suo gesto. Sembra semplice a dirsi, ma forse non basta nemmeno una vita per codificarlo.

‘In quei primi Anni ’80 a Ragusa ho fatto un lavoro con i ragazzi delle scuole calcio, ancora oggi originale, che riguarda la memoria propriocettiva, per migliorare la collocazione tridimensionale dell’atleta nello spazio-tempo. Del resto… sono geometra’.

Molto presto, forse troppo presto, passa un treno importantissimo, ma Claudio non ci salta sopra. ‘Non ero pronto – confessa – ero giovane, forse ho avuto paura’. Il suo metodo viaggiava nel ‘non visivo’, con l’atleta che lavorava ad occhi chiusi: il non visivo più forte del visivo. Sembra fantascienza quasi anche oggi. E invece arriva da tre anni di corso con la professoressa Ida Terzi, luminare nell’insegnamento ai non vedenti.

Con i calciatori Javier Pastore ( a destra) e  Ezequiel Matias Muñoz

‘Eravamo a Goteborg nell’86 e finito l’allenamento si avvicina un signore che non riconosco. Mi dice che mi ha visto all’opera e che devo mandargli a San Paolo tutta la documentazione del mio lavoro, perché quello che aveva visto per lui era il futuro del calcio’. Quel ‘signore’ era Paulo Roberto Falcao e da Claudio non ricevette nulla…

Incredibilmente il secondo treno non colto passa attraverso un ‘avversario’, il neuroscenziato Emilio Bizzi, il quale sosteneva l’importanza della ripetitività del gesto per migliorare la prestazione, contrapposta al suo approccio circa la percezione del gesto. Senza troppe speranze Claudio gli scrive per esporgli le sue idee e incredibilmente la sera dopo il professore risponde, proponendogli di collaborare all’ospedale Santa Lucia di Roma.

1986. Göteborg. Claudio (secondo da sinistra in basso) e Paulo Roberto Falcao (con la giacca gialla)

‘Anche questa volta non andai. Ed è un grande rammarico, perché oggi lì hanno a disposizione i sensori inerziali che permettono di tracciare la deambulazione. Un grande passo avanti anche per quella ricerca scientifica mondiale che rimane il mio grande sogno: mi servirebbe un investitore per concretizzare questa mia intuizione…’.

La testa da una parte, il corpo dall’altra. Grazie alla laurea in fisioterapia a Chieti e un master di osteopatia all’Università di Catania (oggi è anche docente per questa materia), Claudio mette a punto un sistema per capire se un calciatore è pronto per giocare, anche dopo un infortunio.

All’Università di Reggio Calabria

Fa consulenze per il CSKA di Mosca, il Ventspils in Lettonia, l’Astana in Kazakistan, lo Sceriff di Tiraspol in Moldavia, la Dinamo Kiev (Ukraina) per Andrij Shevchenko.

‘Collaboravo con il Catania calcio, con l’allenatore Silvio Baldini e quando tornò all’Empoli mi portò con lui come fisioterapista-osteopata-posturologo. Ho fatto anche consulenze agli argentini Javier Pastore del Palermo e Ricardo Alvarez dell’Inter. Ma soprattutto sono entrato nello staff del Milan. E nel 2010 ho incrociato Marco Borriello infortunato: gli ho detto qual era secondo me il suo problema e lui mi ha risposto che il giorno dopo avrebbe fatto un’ecografia. Che confermò esattamente quello che gli avevo anticipato. Da quel momento ho iniziato a seguirlo’.

Con Andrij Shevchenko

Intanto c’erano le fughe fuori dal rettangolo verde. Il pugile italoamericano Paulie Malignaggi, iridato welter, il golfista Costantino Rocca. Soprattutto il giocatore albanese della Virtus Bologna di basket Klaudio Ndoja. Praticamente non poteva poggiare il piede da 6-7 mesi per una tendinite con fibrosi ed era fuori squadra: è andato a Ragusa 4 giorni e i dolori sono spariti. Tornato a Bologna, dopo un mese ha ricominciato a giocare vincendo la Coppa Italia e la Serie A2. Claudio lo ritiene uno dei suoi migliori successi.

Claudio riceve il Premio ‘Ragusani nel mondo’

Ma la vera grande occasione arriva casualmente seguendo il triatleta, ironman, maratoneta estremo, ma anche scrittore, di Barcellona Josef Ajram, che aveva un problema alla caviglia. Nel 2012 gli fa conoscere Jorge Lorenzo.

‘Nemmeno sapevo cosa fosse la MotoGP, ma Jorge mi chiese di seguirlo. Lo dissi a Borriello che mi lasciò libero’. Un rapporto importante, profondo, ‘quasi da secondo padre, o forse anche di più’, durato fino al ritiro, nel 2019. Tra Barcellona, Lugano e tutti i Paesi del Campionato.

Marco Borriello, tra gli atleti seguiti da Claudio Scribano

Per la prima volta a un motociclista ha fatto fare esercizi di scivolamento, trascinandolo per mani e piedi, bendato per aumentare la capacità di coordinazione, cioè capire il limite fin dove potersi spingere appoggiandosi a quel piccolo quadratino di gomma che è il tramite tra pilota e asfalto.

‘Un fuoriclasse: immediatamente ha capito l’esercizio’. Ma ci sono anche le sue sapienti manipolazioni dietro il rientro ‘mirabolante’ in Olanda, nel 2013: clavicola fratturata al giovedì, operazione nella notte in Spagna, venerdì rientro ad Assen, sabato 5° in gara senza aver fatto nemmeno le qualifiche. E poi un regime alimentare particolare, adeguato alle sue esigenze.

Insieme a Jorge Lorenzo

Il ‘miracolo’ che non gli è proprio riuscito è stato quello di evitare a Jorge gli scivoloni fuori della pista, dove spesso ha detto la cosa sbagliata al momento sbagliato, con annesse polemiche.

‘Ma no! Un personaggio così lo puoi un po’ evolvere, ma non lo puoi cambiare. La sua forza è nel suo carattere. Se glielo modifichi non hai più il Campione! E Jorge è il migliore della MotoGP’.

Filippo Falsaperla (Catania 1957). Fin da giovanissimo ha coltivato una passione profonda per le due ruote, che per una serie di coincidenze è diventata la sua professione. Prima l’ufficio stampa della Federazione motociclistica e la sua rivista ‘Motitalia’, poi il mensile specializzato ‘La Moto’, infine, nel 1988 il grande salto a Milano, nella rubrica Motori della Gazzetta dello Sport: Rally, Formula Parigi-Dakar, ma soprattutto Motomondiale, dove è stato inviato per la Rosea Gazzetta per 26 anni, raccontando i mondiali italiani della generazione di fenomeni iniziata con Loris Capirossi e non ancora finita. Per la Gazzetta ha firmato anche un paio di collane di Dvd e alcuni libri tra cui ‘Tuttovale’ su Valentino Rossi, tradotto anche in Inghilterra.

(secondo a destra) sul palco del Premio ‘Ragusani nel mondo’

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1 Comment

  1. Antonio Incardona Reply

    Complimenti, un pezzo davvero eccellente. In modo magistrale viene raccontato uno dei personaggi più conosciuti e stimati della nostra provincia.

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