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di L’Alieno

Siamo a 8 milioni di euro circa. È il mostruoso ammontare dell’evasione dei tributi comunali nella piccola Chiaramonte. Se si pensa che i debiti complessivi ammontano a “soli” 6 milioni, si comprende perfettamente come potrebbe essere sanato lo squilibrio dei conti. Ci arriverebbe anche un bambino delle scuole elementari, ma non chi ha governato la città. Perché, capite bene, esigere il pagamento delle tasse sarebbe stata pratica assai rischiosa per chi voleva essere rieletto sindaco. Soprattutto vicini alle elezioni.

Hai voglia adesso a tentare di uscire dal “rispettoso silenzio” (eufemismo per dire “triste dimenticatoio”) e tentare di giustificarsi sui social in un ardimentoso quanto temerario arrampicamento sugli specchi (si ode ancora l’eco della grattata delle unghie). Il tutto, badate bene, per non nominare nemmeno una volta, nel solito post logorroico, l’unica evidente verità: il problema sono gli evasori dei tributi. Sarebbe stata però un’ammissione di colpa, per non aver fatto nulla per ripristinare la legalità.

Evitare di riscuotere i tributi è la misura populista più vigliacca che si possa immaginare. Quella che avalla e premia la furbizia perché pensa di ottenerne un’immediata contropartita nel facile consenso. Tanto c’è la scusa del Covid. Lo diceva anche Draghi: “Non è il momento di prendere soldi ai cittadini”. Capite il rovesciamento del senso di quelle parole? Non era un invito a non pagare, ma così è stato interpretato.

Dalle indiscrezioni che circolano, quasi il 50% dei cittadini non paga l’acqua, circa il 38% la Tari, per l’Imu siamo al 20%, più o meno.
Comprensibile che tanti abbiano avuto serie difficoltà nei comparti più colpiti dalla crisi. Ma come la mettiamo con quelli legati all’agricoltura e all’allevamento, trainanti per l’economia iblea, e che hanno incrementato pure gli affari? E quello edile con i bonus e i superbonus? E quello della piccola e grande distribuzione alimentare? E chi vive a stipendio (o in pensione) della pubblica amministrazione? Troppa gente ci fa in questo gioco a nascondino.

(immagine triesteprima.it)

Chi lamenta sempre miseria, ma ci manda i selfie dalle vacanze esclusive. Chi accampa diritti, ma di doveri nemmeno a parlarne. Chi odia “l’alieno” Draghi e invoca le “cicale nazionali” (e locali) che amano l’estate: “serate lunghe e progetti a breve” (scrive Severgnini). Con ogni probabilità sono loro gli “sperti” che continuano a farci fessi non pagando le tasse. La demagogia della politica (locale) fa il resto.

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