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di Giuseppe Cultrera

C’era una volta il Carnevale: ed era festa grande di popolo e spazio consacrato al divertimento e alla trasgressione. Le piazze dei paesi iblei – e di Chiaramonte – si riempivano di colori suoni e persone. Tanta gente che si aggregava spontaneamente, spesso mal sopportata dal potere costituito, che irrideva spiattellandogli sul grugno quello che per tutto l’anno s’era tenuta dentro: bocconi amari difficili da mandar giù.E per le strade andava seguito da un codazzo di dileggiatori ‘Don Serpentino’ irriverente parodia dei tutori dell’ordine (quei capitani del popolo spagnoli tanto tronfi quanto arroganti) in cerca di nemici da sbudellare, ma terrorizzato da ogni minimo rumore e pronto a volgere ingloriosamente le terga in cerca di un buco dove rincantucciarsi.Poco oltre una torma di ragazzini insulta un ‘Pisciacalamaru’ sorta di avvocato delle cause perse, sensibile solo ai dettami dei potenti per i quali si adattava ad interpretare la legge. Né migliore figura era quella che irrideva alle maestranze cittadine, ‘Mastru Ruppiddu’ detto pure ‘Allampacucci’ per la fame cronica che lo tormentava: magro, affamato, e pronto a vendersi pure la moglie per qualcosa da mettere sotto i denti. Autori della sua rappresentazione erano i contadini, da sempre antagonisti dei paesani, anche per rispondere allo ‘Zu Rusà’ che quest’ultimi facevano scorazzare per strada, avvolto in vesti puzzolenti, sudicio egli stesso, sguaiato e tanto tonto da scambiare l’altare delle chiese per la mangiatoia del suo asino.Cronista d’eccezione di quei tempi lontani fu il barone Serafino Amabile Guastella, capace di affidare al tempo il ricordo di quella festa di popolo nel poetico e scanzonato “Antico carnevale della contea di Modica” scritto quasi un secolo e mezzo fa.

Cosa è rimasto di quella festa liberatoria ed anarchica nel carnevale chiaramontano? Quanta trasgressione e festa di popolo è ancora presente nell’era della comunicazione e della variegata e facile offerta di tempo libero o liberato, come amano dire i sociologi? Intanto va detto che Chiaramonte ha conservato una bella e solida tradizione che, rinnovandosi, è giunta ai nostri giorni meritando l’attributo di migliore Carnevale della provincia di Ragusa.

A partire dagli anni ottanta del secolo scorso in un crescendo di entusiasmo e impegno varie compagini, specialmente giovanili, hanno realizzato dapprima i gruppi mascherati e poi si sono cimentati nella realizzazione di carri allegorici, nel solco della tradizione siciliana (Sciacca e Acireale).Ed i risultati sono stati lusinghieri; sia come presenza di pubblico che come creatività e abilità tecnica nella realizzazione di strutture sceniche semoventi.
Quest’anno, purtroppo, potremo solo rivedere mentalmente le immagini passate. In attesa che questo virus infausto sia sconfitto e magari il suo spettro divenga soggetto di un bel carro del prossimo Carnevale!

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