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di Arturo Barbante

A Firenze Arturo Di Modica frequentava una giovane americana della quale era innamorato e con la quale si sposerà appena giunto a New York nel 1971.

Nella Grande Mela avvia i primi passi per trovare un posto dove realizzare il suo laboratorio di scultura. Il primo studio lo apre in Grand Street le sue sculture le lascia fuori attirando la curiosità dei passanti compreso il giovane Basquiat esponente della nuova tendenza che si andava affermando a New York, quella dei writer o della street art.

È il periodo in cui l’arte usciva dalle gallerie dai musei si appropriava dei muri, dei treni così da portare la nuova arte-protesta in giro, Basquiat e Kit Haring sono i rappresentanti più noti di questa nuova tendenza. Generalmente il fenomeno veniva definito come Azione Vandalica, come spesso avviene, molto presto però gli amanti dell’arte e i galleristi si metteranno alla ricerca dei più bravi tra di loro. Anche organizzazioni pubbliche e musei si accorgono del nuovo che avanza e per loro organizzano eventi e mostre.

Naturalmente Arturo da poco giunto nella Grande Mela osserva attentamente quanto succede attorno a lui. In pochi anni ha realizzato tante sculture con materiali diversi, ha bisogno di più spazio, inizia la ricerca dove costruire il suo atelier. Dopo tanto girovagare, trova nel quartiere di Soho lo spazio necessario dove poter realizzare il suo studio, siamo nel 1983, a Crosby street acquista un terreno tra due alti immobili e inizia la costruzione su tre livelli esterni e due sotterranei, tutto da solo, aiutato da due collaboratori messicani.

Sono questi anni di lavoro molto intenso, di sacrifici, realizza una serie importanti di opere con marmi incastrati di vario colore e forme, è la serie “Architettural Form” si tratta di grandi blocchi di marmo a volte alti due metri, con incastri di marmi pregiati che creano un effetto policromo straordinario, usa il giallo di Siena, il porfido, il nero d’Africa assoluto, la malachite, il rosso Verona, blocchi dove alterna parti ruvide a parti lucide, valorizzando il gioco dei volumi, in alcune sculture usa inserti di bronzo o d’acciaio lucidati. 

Per Arturo era arrivato il momento di farsi vedere, di mostrare il suo lavoro alla critica che conta. Nell’estate del 1977 esponeva una quindicina di sue opere a Battery Park, era la sua prima uscita pubblica. Decide di contattare il più importante critico del New York Times, Hilton Kramer, che al suo invito fa seguire un rifiuto con una frase rimasta incisa nella mente del nostro Arturo, un laconico “Non mi interessa”.

Arturo abituato alla difficile vita di una metropoli, prende atto che la critica guarda solo agli artisti legati alle gallerie e al potere economico. Non si arrese e in una notte di qualche giorno dopo escogitò il primo blitz con otto sue grandi sculture caricate su due tir con gru. Nel giro di una manciata di minuti, scaricò i grossi blocchi a Rockfeller Center nel posto più guardato e controllato di tutta New York. Subito dopo arriva la polizia, Arturo e i suoi amici collaboratori vengono circondati, la polizia è accolta con dei volantini che chiariscono l’eclatante gesto.

Il Sindaco della città vuole incontrare quel “pazzo di siciliano barbuto”, dopo un dialogo conciliante gli viene concesso di lasciare le sue opere per otto giorni e invitato a pagare una multa simbolica di appena 25 dollari. 

Una veduta di Rockfeller Center

Ogni volta che mi raccontava questo avvenimento con un certo orgoglio mi diceva: 

mo fra all’indomani ero su tutta la stampa di New York con le Frontpage, (le prime pagine), avevo scardinato il silenzio attorno al mio lavoro, il giudice che mi doveva giudicare mi chiese perché hai fatto tutto questo, risposi: in una grande metropoli come New York per avere successo e per essere notato devi fare qualche cosa di eclatante, ieri ero nessuno ora il mondo dell’arte in questa città ha un artista nuovo, Arturo Di Modica il siciliano pazzo barbuto. Il giudice commosso pagò di tasca sua la multa lasciandomi con un sorriso paterno

Anche il Cavallo ipparino, nell’atto di girarsi per afferrare la coda formando un cuore, è stato collocato a Lincoln Center abusivamente e con grande rapidità per il Giorno di San Valentino, era il 1985.

Diceva: “questo è il cavallo da tiro e del lavoro che vedevo da ragazzo nella mia città, attaccato ai carramatti, per il trasporto dei prodotti agricoli, delle vinacce e dei sacchi di frumento era il protagonista con l’uomo della civiltà contadina, a questo nobile animale ho dedicato la mia opera e nel giorno di San Valentino è il mio regalo ai tanti innamorati. 

In questa scelta estetica rivela tutto il suo attaccamento alla Sicilia e alla sua Vittoria.

Il Cavallo Ipparino a Vittoria, Sicilia(foto: IC Giovanni XXIII – Colonna)

Queste azioni eclatanti lo portano all’attenzione di grandi collezionisti, le sue opere le lascia in giro, da Cipriani, con il quale aveva instaurato un rapporto di grande amicizia. Davanti al suo ristorante lascia il Cavallo ipparino e altre sculture, anche davanti alla Trump Tower. Un giorno Ivana Trump lo contatta telefonicamente lamentando che la gente uscendo dall’ascensore vedeva i testicoli del cavallo. Arturo scherzando rispose: “Ok domani vengo con la biancheria per lui”.

Il successo è arrivato, vende ai più prestigiosi collezionisti, anche l’inserto settimanale il Venerdì del quotidiano Repubblica gli dedica alcune pagine e lo iscrive tra i dieci artisti più noti del momento in America. 

Sono gli anni in cui la moda italiana di Armani, Versace, Valentino e dell’amico di Firenze, Roberto Cavalli, esplode a New York. Tutto sembra andare liscio, ma un lunedì d’ottobre del 1987 tutto cambia, il crollo della borsa mette a nudo l’economia di tanti risparmiatori e di tutto il mondo economico americano.

Lo stilista Roberto Cavalli (foto: la Repubblica)

Arturo diceva: “devo fare qualche cosa in un momento così difficile per il popolo americano, per la città che vent’anni prima mi ha ospitato e reso famoso. Come artista potevo donare solo la mia creatività, dovevo realizzare un’opera, a mie spese, che potesse elevarsi a portafortuna, un Toro simbolo del rialzo della Borsa”.

Il faber magister siciliano inizia a lavorare, si divideva tra la sua fonderia di fiducia, la Bedi Makky di New York, e il suo studio, lavorava sette giorni su sette all’assemblaggio dell’enorme toro. I lavori proseguono alacremente, quelli di lucidatura sono quasi alla fine, nei primi di dicembre 1989 comincia a pensare al blitz, dove collocare il suo Toro.  Questo è stato anche l’anno dei grandi cambiamenti, politici, sociali, economici.

A Pechino un giovane si fermò davanti ai carri armati, Gorbaciov, annunciava il progressivo ritiro dai paesi del Patto di Varsavia, Ceausescu in Romania veniva deposto e giustiziato, a novembre cadeva il muro di Berlino, in Italia ci lasciavano personaggi come Sciascia e Sergio Leone e la prima Repubblica faceva posto alla seconda dopo i fatti di Mani pulite.

Piazza Tienanmen, 1977 (foto: la Repubblica)

In questo contesto internazionale l’opera di Arturo il suo Charging Bull sono un sogno realizzato, il sogno che celebra lo spirito del ‘si può fare‘ dell’America, dove persone provenienti da ogni dove, grazie al duro lavoro superano qualsiasi ostacolo pur di affermarsi. Lui stesso diceva: “Ho fatto sempre quello che ho sentito di fare e New York mi ha aiutato molto. Sapevo che lì non mi avrebbe bloccato nessuno. Se fossi rimasto in Italia ci sarebbero volute dieci vite per realizzare quello che ho fatto qui”.

Nelle sere antecedenti al blitz, Arturo cosciente di lasciare sulla strada due anni e mezzo di duro lavoro e 360.000 suoi dollari, disse ai suoi amici collaboratori: ‘’Se dovessero arrestarmi? Prenderò il toro e lo metterò in un altro posto. Questo è il Toro che ho fatto per il popolo americano, per i giovani, per il futuro, per un’’America migliore’’

Il suo Toro, inaspettatamente, lontano da ogni previsione, è diventato per New York il “monumento”: sembra, più visitato della statua della Libertà. Negli anni il Charging Bull è diventato emblema di fortuna e prosperità economica. Non è raro vedere turisti, ma anche uomini di affari, accalcarsi per toccare i punti della statua che sono ritenuti essere di buon auspicio, ovvero il naso, le corna o i testicoli; per unirsi a questo rito porta fortuna occorre mettersi in fila.

Il toro è diventato simbolo e luogo di proteste, di installazioni artistiche come quella dell’artista polacca Olek che ricoprì tutto il toro con una coperta realizzata all’uncinetto di colore rosa, viola e nero. Più recentemente, il 7 marzo del 2017, Kristen Visbal posiziona la sua Fearless Girl  (la bambina senza paura) con le braccia ai fianchi in modo dispettoso davanti al toro, la scultura era stata commissionata da un’agenzia d’investimenti per denunciare la mancanza di donne nei consigli d’amministrazione del settore finanziario, naturalmente la statua della ragazza fu immediatamente criticata da Arturo, ci furono denunce e alla fine la statua fu rimossa, poiché sminuiva il significato positivo del suo toro.

Il fotografo più famoso del mondo Peter Bread, conosciuto casualmente presso Cipriani, era seduto al tavolo vicino al suo, chiacchierava con una bella ragazza di elefanti, tigri, deserti ed era desideroso di compiere un’azione forte e originale; Arturo, con la semplicità che lo caratterizzava, propose loro di prendere in considerazione l’idea di fare un servizio fotografico sul suo toro in bronzo. La reazione fu immediata, l’uomo si alzò in piedi esclamando: ‘Ma sì, fantastica idea. Facciamolo subito!’’ La ragazza che si prestò a posare quella gelida notte era la modella Natalie White.

Aziende commerciali lo hanno sfruttato come immagine per promuovere i propri prodotti. Il toro, anche se con qualche piccola differenza, è andato oltre America, lo troviamo nel 2010 nel distretto finanziario di Shangai. Nel 2012 un altro toro, più piccolo dell’originale, viene installato davanti alla Borsa di Amsterdam.  Per scaramanzia venne installato di notte. I suoi collaboratori distribuivano volantini con la scritta: L’Europa è in crisi economica, pensate positivo, insieme saliremo!

Nel 2011 dopo l’attacco alle due torri il toro fu un punto di riferimento, posto ove attaccare tanti nomi di dispersi, le foto lo ritraggono invaso da detriti e polvere. Nel 2019 un camionista in segno di protesta contro il presidente Donald Trump lo prese a martellate danneggiandolo seriamente, il Maestro, avvisato, corse a ripararlo insieme a due saldatori.

Durante la pandemia anche il toro portava la mascherina… Nel 2021 venne collocata accanto al Toro la scultura del gorilla Harambe, ucciso dai guardiani dello zoo di Cincinnati. Quel gorilla divenne l’icona delle disuguaglianze create dal sistema capitalistico.

Nel 2022, la piattaforma d’investimento Trade Station voleva a Miami un’opera che rappresentasse il futuro della criptovaluta, una scultura in cromo e fibra di vetro, che simboleggiasse il passato e il futuro. Venne realizzato un toro-robot con le sembianze del Charching Bull e negli occhi due laser: il Miami Bull. Arturo sicuramente non avrebbe apprezzato

Il toro è sempre pronto ad accogliere singoli turisti e visitatori in gruppo; anche piloti famosi come Scott Dixon, Dan Wheldon e il resto del team, hanno posato per i media con il toro più famoso al mondo. Vignette umoristiche, parodie, rielaborazioni grafiche, pittoriche, tatuaggi, circolano sui media così come succede con l’altra icona mondiale dell’arte e della bellezza: la Gioconda di LeonardoAnche un gruppo del famoso Circo di Mosca lo ha visitato facendo esibire accanto al toro uno dei loro orsi. 

Noi conosciamo Arturo Di Modica come scultore del Cavallo Ipparino, del Charcing Bull e forse per  qualche altra sua opera. Il Maestro ha però realizzato tantissime altre sculture come la serie Erotic Form, Pescecani quasi al naturale in acciaio lucido, leoni, orsi, figure femminili atletiche, un bozzetto per il monumento a Cristoforo Colombo da collocare nell’isola di San Salvador, La Trinacria una scultura in acciaio e bronzo modellata per la Fontana della Legalità, dove i delfini sono i magistrati in difesa della propria terra.

Per i suoi facoltosi amici e collezionisti non si è risparmiato creando per loro arredamenti: il Principe italiano Caetani, concessionario a New York di Ferrari e Maserati, gli affidò l’arredamento del suo loft e della sua enorme casa. In questi ambienti collocò una cianca fatta arrivare dalla Sicilia e inserì una grande testa di toro. Il multimiliardario Joè Lewis, oggi proprietario del toro di New York, comprò anche i tre tori più piccoli ancora da fondere, collocati in tre diversi parchi di sua proprietà. Uno si trova tra due opere di Henry Moore. Arturo ne sarebbe stato felicissimo.

Il grande amore per la sua terra lo ha riportato a Vittoria. Qui lavorava per la realizzazione di un grande parco, una casa studio, un teatro, il Piazzale delle Primizie con le gigantesche mani pronte a sorreggere i prodotti della nostra terra, uva, pomodori, peperoni, melenzane, zucchine, prodotti già pronti per essere realizzati in marmi policromi. Aveva trovato nella collaborazione di Peppi Pizzenti, scultore vittoriese, un abile collaboratore che lo ha assistito sino alla fine.

All’interno di questo grande parco, si trovano grandissime strutture per la realizzazione della Scuola Nuovo Rinascimento. Particolare impegno aveva profuso per il museo in Via Bari, che avrebbe dovuto dove contenere le sue opere e quelle di altri artisti suoi amici, tra i quali Lorenzo Quinn, una casa di notevoli dimensioni, situata ai margini del centro storico di Vittoria e affacciata sulla valle dell’Ippari, dove scorre il fiume, dove sognava di collocare i due cavalli rampanti alti 40 metri.

Nell’ultima competizione elettorale ha voluto incontrare i candidati sindaci perché si impegnassero, una volta eletti, a sostenere il suo sogno. Nella sua casa studio, in un enorme giardino con palme e alberi d’ulivo, giacciono i due cavalli rampanti fusi in bronzo alti otto metri e che la sua salute aggredita da un terribile male non gli ha consentito di innalzare. Oggi, tutto è rimasto come cristallizzato.

Diceva: È arrivato il tempo per il Rinascimento di Vittoria e dell’intera area iblea.  

Per questa sua disponibilità a dare un senso al suo ritorno in patria aveva accettato l’invito del Pedagogista dott. Giuseppe Raffa a legare il suo Charcing Bull ad una campagna contro il Bullismo, con Peppe andava nelle scuole, incontrava i giovani e con loro dialogava sul suo modo d’essere artista e del loro futuro, del valore del rispetto e dell’amicizia.

Il concetto di Rinascimento se lo portava dietro dai tempi della sua esperienza fiorentina, la Scuola Nuovo Rinascimento era il legame forte con la sua formazione giovanile da riportare a Vittoria nel suo studio con la presenza di artisti di livello internazionale.

Amava ripetere: Bisogna impegnarsi e non lasciare più spazio all’ignoranza e alle devianze, sono determinato a sensibilizzare le menti e iniziare un cambiamento radicale, a partire dalla mia terra.

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