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di Arturo Barbante 

Il New York Times del 16 dicembre 1989 riportava una straordinaria notizia: «Wall Street si è svegliata con un gigantesco Toro davanti alla sua porta!»

Il toro più famoso del pianeta compie 35 anni, ma molti non sanno che a crearlo fu un vittoriese, Arturo Di Modica, e che quella scultura è soltanto la punta emergente di una grande produzione artistica sviluppatasi fino a pochi mesi prima della sua morte. Toro che per un incredibile gioco del destino, se da una parte lo ha reso universalmente famoso, dall’altra lo ha ingabbiato, rendendolo riconducibile soltanto ad esso.

Il Charging Bull di Wall Street (foto Viaggi-USA)

La storia di Arturo Di Modica è piuttosto complessa, su di lui e sul suo lavoro esistono pochi testi, pubblicazioni e cataloghi utili per la conoscenza del suo lavoro.

Solo nell’arco di questi ultimi quindici anni, sono state realizzate diverse tesi di laurea sul nostro artista, quella di Chiara Molè nel 2009 dal titolo: Arturo Di Modica Scultore, Dal Successo Americano all’Utopia Mediterranea e quella di  Angela Rizzo  nel 2022 dal titolo: Il Toro che conquistò l’America, nel 2017/18 anche la laureanda  presso l’Accademia di Belle Arti Fidia, Stefania Lo Monaco,  nella tesi di laurea: Vittoria Città Liberty e i fermenti Artistici di oggi, dedica un ampio capitolo al nostro M°, inoltre  sulla sua attività sono state tenute diverse conferenze, sia dal sottoscritto che da altri studiosi d’arte.

Su Facebook, Antonello La Mattina ha attivato la Fanpage Arturo Di Modica

Recentemente la fotografa e giornalista Tiziana Blanco sul giornale on line Libreriamo ha pubblicato tre corposi e documentatissimi articoli su Arturo, inizia lamentando la scarsa attenzione dei media e della critica d’arte italiana nei confronti di uno scultore di livello mondiale.

Si è mossa anche perché fosse inserito in una rassegna di livello internazionale organizzata a Catania presso il Palazzo della Cultura dal titolo RIEVOLUTION, le sue opere sono state eposte accanto ai grandi artisti rivoluzionari del novecento italiano dal Futurismo alla Street Art, erano presenti opere di   Marinetti, Balla, Boccioni, Fortunato Depero, Paladini, Pippo Rizzo, Mario Sironi, Fontana Capogrossi, Prampolini, Severini e Giorgio de Chirico

All’esposizione RIEVOLUTION alcune opere di Arturo di Modica sono state esposte insieme a quelle dei grandi nomi dell’Arte Contemporanea (foto Catania Today)

Chi più di lui, dei contemporanei intendo, ha portato alto il nome della Sicilia nel mondo?

Osannato in tutto il mondo sconosciuto o quasi in Sicilia e in Italia

Arturo nasce a Vittoria nel 1941, giovanissimo apprende l’abilità del sapere fare della mano, vuol fare tutto da solo, il suo sogno era fare l’artista, irrequieto e incapace di seguire le regole di studi tradizionali è affascinato dalle botteghe di carradori, pittori di carretti, fonditori di buscili, fabbri che lavorano il ferro battuto, i suoi occhi rubano metodi e sistemi lavorativi, acquisisce grande competenza tecnica dai battitori di lamiera, al servizio delle carrozzerie per auto, ha una grande manualità e le competenze necessarie per avviare processi creativi.

Diceva spesso: ‘’Dovevo scappare da Vittoria di nascosto, perché mio padre non avrebbe mai approvato la mia scelta. A 19 anni, allora minorenne, scappai su un treno destinato a Firenze per intraprendere la vita da artista”. 

Da autodidatta comincia a scolpire e a dare forma a radici e tronchi d’ulivo, trova nelle fibre delle pale di fichidindia seccate dal sole il supporto originale su cui dipingere, nature morte, paesaggi, architetture. Nell’ambito familiare ritroviamo abilità manuali, come quelle del fratello Saru detto u luoncu per la sua notevole altezza e al quale era legatissimo.

L’albero degli incubi, legno, 1962, Vittoria

Saro sarà uno dei primi che lo aiuteranno nella lucidatura delle sue prime opere fuse in America.

Negli anni Sessanta la cultura italiana era attraversata da profonde istanze di cambiamento, si andava affermando un modo nuovo di guardare al fare arte, tra le avanguardie del secondo dopoguerra una delle più interessanti e senza dubbio l’Arte Povera, il movimento ha segnato tutto il mondo dell’arte, proponendo un’arte che mettesse al centro lo spettatore attraverso l’opera d’arte e le performance degli artisti stessi.

Il movimento predilige materiali poveri non tradizionali, legno, corde, stoffe, lana, sacchi, carbone, pietre, materiali luminescenti. Tra i protagonisti troviamo Mario Merz, Alighiero Boetti, Luciano Fabro, Jannis Kunellis, Mario Ceroli, Michelangelo Pistoletto, Piero Manzoni.

In questo contesto le sue fibre di pale di fichidindia essiccate dal sole siciliano sono una trovata coerente e in sintonia con l’arte povera.

Arriva a Firenze nel 1960, la citta del Rinascimento dell’arte dei grandi, si iscrive al Corso libero del nudo e lo frequenta per quasi due anni, avverte che la scuola e lo stesso ambiente accademico sono prigionieri di un forte tradizionalismo.

Nel 1964  partecipa a Vittoria ad una mostra collettiva dove esponevano:

Giovanni Rosario Biscari, Francesco Cesareo, Turi Cucchia, Giovanni Di Modica, il sottoscritto, Pietro Palma, Alfredo Parisi, in quella collettiva lui è Renuardi.

Gruppo partecipante alla 1° Mostra d’arte figurativa (Vittoria 1964): da sinistra seduti, Franco Cesareo, Turi Cucchia, Dott. Giovanni Guzzardi (comm. Straordinario), Prof. Giovanni Di Modica, Arturo Barbante; alzati da sinistra: Arturo Di Modica (Renuardi), Pietro Palma, Alfredo Parisi e un amico

A Firenze Arturo entra in contatto con tantissimi giovani vittoriesi e non che frequentano la facoltà d’Architettura, come il giovane Santino Leggio, con loro stabilisce rapporti di amicizia e spesso li aiuta a realizzare plastici architettonici, in particolare una grande sfera-cupola Geodetica, realizzata con, tubicini d’ottone saldati, sorprende il metodo operativo messo in atto per la sua realizzazione, incide la superfice di una grande sfera in gesso dal diametro di 150 cm, creando l’incavo di tanti triangoli dove inserisce i tubicini d’ottone che successivamente salderà.

Il risultato è una sfera autoportante perfetta.

In questa occasione rivela tutta la sua manualità e creatività, crea l’interesse attorno a lui e questo lo rende sicuro dei propri mezzi, queste piccole commissioni gli consentono di rendersi autonomo economicamente   così da potere investire nel suo lavoro d’artista.

Tra le persone che frequenta, che vivono a Firenze, già affermati in campo artistico o socialmente bene inseriti, ricordiamo il pittore Emanuele Cappello molto accreditato presso le più importanti gallerie d’arte, il carissimo Peppe Firriolo già Vittoriese Insigne, componente della Rassegna Firenze a Tavola e creatore del Paniere d’Italia, con loro stabilisce rapporti di amicizia e lo aiuteranno ad inserirsi nel difficile e complicato ambiente artistico, lo stesso M° Cappello spesso mi ha raccontato di  averlo presentato ai suoi amici galleristi sin dai primi tempi del suo arrivo in città.

Emanuele Cappello, Piazza della Signoria, Firenze (foto Firenze Art Gallery)

Con altri giovani, Alfio Rapisarda e Giovanni Vadalà, espone le sue opere sulla strada, in Piazza della Signoria e questo gli consente una certa visibilità.

Aveva avviato una piccola fonderia nel retrobottega dell’autocarrozzeria dove lavorava, qui realizzava piccole sculture in bronzo o argento, con queste opere conquista un certo mercato fiorentino, fatto di appassionati d’arte moderna e delle opere dei giovani artisti.

Tra le curiosità che si raccontano legate al suo lavoro presso l’officina di autocarrozzeria, c’è quella di un cliente che resta meravigliato per il suo ritratto sbalzato sulla carrozzeria della sua auto, il cliente colpito per la bravura del giovane gli diede una lauta ricompensa.

Si trovava a Firenze durante la terribile e drammatica alluvione del 1966 che distrusse molti negozi, il fango invase scantinati, distrusse opere d’arte di grande valore storico e artistico, distrusse anche alcune opere del nostro artista, lentamente la città e tutta la provincia reagirono, grazie anche ai tantissimi giovani che si recarono nella città devastata dal fango e dalla nafta per aiutare la ripresa, erano gli angeli del fango”.

Gli “angeli del fango” cercano di portare in salvo un archivio durante l’alluvione di Firenze (foto Il Post)

La rinascita cominciò a notarsi, lo stesso Arturo riprese a lavorare, era impegnato nella realizzazione di un grande Cristo, che tuttavia non riuscì a portare a compimento, dell’opera di grandi dimensioni alta circa 5 metri, realizzata in ferro, sono pervenute a noi soltanto alcune foto.

Le opere di questo periodo di piccole e medie dimensioni sono figure molto stilizzate, sinuose e risentono dell’aria di novità che in Italia si andava affermando grazie al laborioso dibattito tra informale e figurativo, il nostro predilige l’astrazione o le forme stilizzate, in alcune rare foto del periodo  lo troviamo intento a lavorare a grandi sculture in gesso e pronte per la loro realizzazione successiva in marmo di Carrara, è questo il periodo delle sue personali in terra fiorentina, nel 1968 espone a Villa Medici e nel 1970 a Villa Park a Fiesole.

Particolarmente curiosi e innovativi sono il biglietto d’invito e la locandina per queste sue mostre, la sua immagine è tagliata in forme geometriche e rivela la sua adesione all’informale in voga in quegli anni, ovunque sono ancora vivi gli echi del futurismo e del Dadaismo.

Crocifisso, tondino di ferro, 1962, Firenze

Le mostre erano occasioni d’incontri e come si usava allora momento per organizzare feste ed happening, attorno alle mostre si radunava la società più Inn del tempo.

Dal carattere aperto e sempre disponibile, generoso con tutti e facile ad allacciare rapporti nuovi anche con personalità che gravitano in altri ambienti, durante il suo soggiorno fiorentino consolida l’amicizia con Roberto Cavalli, che incontrerà successivamente in America, e quella con il grande scultore Henry Moore.

Questa amicizia per lui sarà importante anche dal punto di vista del suo lavoro futuro, si incontravano presso i laboratori degli artigiani marmisti di Pietrasanta o di Carrara dove Arturo iniziava a confrontarsi con grandi blocchi di marmo e dove il M° Moore faceva realizzare le sue grandi figure sdraiate.

L’abbraccio, bronzo, 1970 Firenze

Il suo spirito irrequieto lo tiene lontano da qualsiasi schema politico e corrente artistica, è sostenitore dell’arte in strada rifiuta qualsiasi rapporto stabile con mercanti e galleristi, dichiara apertamente la mia arte “è indipendente.

Nel suo primo ciclo artistico, ha assorbito l’influenza dei maestri del Novecento, come Brancusi e Moore, alla ricerca di novità e di libertà dai canoni tradizionali della scultura legata alla figurazione di stampo realista.

Suoi punti di riferimento, senza imitarli, saranno anche altri che percorrevano ricerche nuove come Consagra, Burri, Pomodoro, Mastroianni, Cascella e tanti altri ancora, artisti che guardano alla scultura come strumento di comunicazione e di confronto con il paesaggio con le piazze, tutti esponenti di quella tendenza universalmente nota come Arte Urbana. Si pensi alle opere di Consagra realizzate per Presti alla Fiumara d’Arte e a Gibellina con Mendini e Burri col suo famoso Cretto dove l’arte si mette al servizio della ricostruzione post terremoto. 

Composizione su reticolo di opunzie, olio,1968

Andava maturando l’idea di emigrare in America di cambiare aria, di scegliere un territorio più libero, dove le opportunità per un giovane artista sono maggiori. Dove se hai capacità prima o dopo ti potrai affermare, dove tutti possono trovare la grande occasione…

Si ringraziano per il loro contributo: Tiziana Blanco, Chiara Molè, Angela Rizzo e Stefania Lo Monaco

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