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di Mariarita Barresi

Nelle ultime settimane, a occupare un posto di primo piano su giornali e social, sembra sia il senatore leghista Simone Pillon, non nuovo a certe battaglie. La sua recentissima notorietà è infatti legata al disegno di legge “Zan”, proposto nel 2018 dal deputato Alessandro Zan, che andrebbe a modificare gli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, incorporando una serie di misure preventive e di contrasto dell’omotransfobia, della misoginia e dell’abilismo.

L’On. Simone Pillon

Che ruolo recita l’On. Pillon in questo ipocrita copione? Ergendosi fieramente a baluardo della cosiddetta “famiglia tradizionale”, contro le rivendicazioni della comunità LGBT, insieme al coro dissonante di uno schieramento iper-conservatore, sta cercando semplicemente di ostacolare l’approvazione del ddl Zan in Senato. Il vecchio espediente usato è quello di non considerarlo prioritario per il paese, impegnato com’è a gestire la grave situazione pandemica; e per altri versi non ritenendo necessaria una legge ad hoc contro la violenza generata dal sesso, dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere.

Manifestazione pro-“famiglia tradizionale”. Ma chi sarebbe a minacciarla?

A tal proposito, Pillon&soci si appellano alla legge Mancino del 1993, che condanna gli atti di discriminazione razziale, etnica e religiosa, ma che, generalizzando, punisce ogni manifestazione violenta di odio. E, in effetti, il disegno di legge “Zan” potrebbe non essere considerato una priorità né una necessità, se non si verificassero giornalmente episodi drammatici come quello dei due ragazzi omosessuali aggrediti alla stazione ferroviaria, dopo essersi scambiati un bacio. O quello di Malika, abbandonata e ripetutamente offesa dalla famiglia perché lesbica.

Malika, abbandonata e violentemente offesa dalla famiglia perché lesbica.

Dunque non sarebbe forse il caso di rivedere la famosa gerarchia delle priorità, Egregio On. Pillon? Considerando che si sta parlando della negazione di fondamentali diritti civili e non di bazzecole?

In profondità, come si evince, è radicata una motivazione di natura ideologica . Ovvero, quest’ala politica ultra-conservatrice non solo è infastidita dal fatto che una legge di questo tipo possa tutelare ulteriormente i diritti della comunità LGBT, ma addirittura teme un effetto a cascata del tutto arbitrario.

Una colorata manifestazione LGBT

Siamo anche di fronte ad un palese inganno della logica. Mi spiego. Considerato che nel disegno di legge non si fa menzione di legittimare la pratica dell’utero in affitto o dell’adozione di figli da parte di coppie omosessuali o, ancora, dell’insegnamento nelle scuole della cosiddetta “teoria gender” (ammesso che esista una tale teoria), perché Pillon & Company dovrebbero ostacolare l’approvazione di una legge che offre soltanto una maggiore tutela per quella cittadinanza più esposta alla violenza più becera?

Scene di ordinaria violenza contro gli omosessuali

Quale tragico evento dobbiamo ancora attendere prima che possano cadere quei paraocchi ideologici e considerare in pieno, finalmente, la realtà di un’umanità decisamente sofferente? Parliamo di persone che avrebbero il diritto ad esprimere la loro personalità come tutti gli altri e che dovrebbero essere libere di scegliere chi amare senza che questo comporti nei loro confronti una qualsiasi forma di discriminazione o violenza.

Sarà mai possibile baciarsi in pubblico senza la paura di essere picchiate?

Non possiamo pretendere ovviamente che questi personaggi cambino radicalmente idea sul fatto che in natura non esista una perfetta distinzione “o-uomo-o-donna”. Sarebbe utopico e in qualche modo andrebbe a minare la loro sacrosanta libertà d’opinione. Ma che almeno la smettano di sentirsi minacciati in prima persona da forme di amore diverse da quelle che reputano giuste e tradizionali. Sì, perlomeno questo ce lo possiamo augurare.

Esiste un diritto ad esercitare il proprio odio?

In ogni caso la massiccia mobilitazione sollevatasi negli ultimi giorni a favore del ddl “Zan” mi sembra un grande segno di speranza e di ritrovata sensibilità sociale. Non sarà, di sicuro, il pretestuoso muro pilloniano a bloccarlo, potete contarci.

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