4.6
(31)

di Marinella Calabrese

È stato molto bello
Finisce la tarda estate
È stato molto bello
Si prolungano le ombre oltre la sera
Non domandarmi dove porta la strada
Seguila e cammina soltanto
Non domandarmi dove porta la strada
Seguila e cammina soltanto

Era l’estate del 1981 e Franco Battiato pubblicava l’album “La voce del padrone”. Quella stessa estate (o quella successiva, non ricordo più) i fratelli Arena, proprietari dell’omonimo bar a Chiaramonte, in Piazza Duomo, lo proponevano come sottofondo musicale negli assolati pomeriggi estivi della piazza.

Era un’abitudine quasi quotidiana che mi faceva felice. Ancora non possedevo un riproduttore di cassette (stereo era una parola a me sconosciuta) e godevo di quella musica vagante, come le rondini che si inseguono in cerchio, al tramonto.

Oggi li ringrazio di cuore. Altrimenti non avrei mai saputo cosa vuole dire “avere Urano e la Luna nel Leone” o quale fascino potesse avere una serenata “durante l’ora di ginnastica o religione”.
Non voglio fare altre citazioni – ognuno di noi ha la sua canzone preferita (forse più di una) – ma voglio condividere una riflessione sulle occasioni mancate.

Io e Battiato abbiamo avuto conoscenze e amicizie comuni (evento non eccezionale considerata la condivisione dei luoghi geografici), persone di alto spessore umano ed intellettuale. L’ho incontrato un paio di volte. Ho avuto più volte la tentazione di farmi presentare.

Cosa gli avrei detto? Di cosa gli avrei mai potuto parlare? Di tante cose – lo so – ma c’è sempre la profonda sensazione di non essere abbastanza interessanti. Come potevo essere così arrogante da pensare che le mie conoscenze, i miei interessi, i miei studi potessero essere motivo di interesse e di conversazione con Franco Battiato?

E poi non sarebbe stato molto più interessante ascoltare lui? Ma Franco, a me, perfetta, insignificante sconosciuta, cosa avrebbe potuto dire mai? Ha condiviso i suoi pensieri con il mondo, le sue parole ci tornano continuamente in mente. Ho pensato di non sprecare il suo tempo.

Ma soprattutto ho pensato che avrei potuto farlo in altre occasioni, che avrei potuto chiedere semplicemente un autografo, avrei potuto conoscerlo. Ma un’altra volta. Ecco: le “altre volte” spesso non accadono più, gli eventi non si ripetono, le occasioni si perdono.

È la vecchia storia del rimpianto.
Giorni e mesi corrono veloci
la strada è oscura e incerta
e temo di offuscarmi
non prestare orecchio alle menzogne
non farti soffocare dai maligni
non ti nutrire di invidie e gelosie

In silenzio soffro i danni del tempo

le aquile non volano a stormi

vivo è il rimpianto della via smarrita
nell’incerto cammino del ritorno.
(Le aquile non volano a stormi)

Ho incontrato Battiato anche per strada (anche questo un evento abbastanza probabile nel catanese) e credo di averlo salutato, perché certe persone ci sono familiari, sono i nostri confidenti, consiglieri, amici delle notti insonni. L’ho ascoltato anche in concerto, un paio di volte.

Ho apprezzato enormemente la direzione artistica di alcune estati catanesi affidate al suo genio: ha permesso alla gente comune di scoprire la bellezza dell’arte.


La bellezza dell’arte e della natura, quella dei boschi di Milo, quella della nostra Sicilia.
L’universalità dell’arte è proprio questa: inondare di bellezza il mondo per dare ulteriore senso alla nostra breve vita. È stato molto bello. Grazie Maestro.

Il bosco di Milo

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1 Comment

  1. Grazie Marinella per questo articolo, per questa intima confessione di una persona che ha intuito il genio che solo pochissimi possiedono e ancora meno quelle che lo regalano agli altri.

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