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La storia della ‘Coppa Monti Iblei‘ raccontata in sette articoli settimanali da Vito Veninata, che ne è stato uno dei protagonisti più longevi e significativi, sia da pilota che da Presidente del Comitato Organizzatore. Un documento eccezionale, inedito, che ripercorre tutte le tappe della nostra storica cronoscalata ad iniziare dalla prima edizione: quella ‘ragusana’ del 1951, oggetto del presente articolo.

di Vito Veninata

Ripercorrere la storia della ‘Monti  Iblei’ lungo l’arco di quasi settant’anni è un compito che cercherò di assolvere con l’entusiasmo che mi ha sempre coinvolto e talora, perché non ammetterlo, anche emozionato. Partendo dalle origini cercherò di tracciare la sua prestigiosa genesi.

L’ing. Filippo Veninata, ideatore della gara, si congratula con il figlio Vito durante una premiazione

Siamo nel 1951. Due autentici alfieri dello sport cittadino, il cav. Peppino Arezzo e l’ing. Filippo Veninata, negli eleganti saloni del Circolo di Conversazione di Ragusa Ibla, idearono per conto dell’A.C.I. di Ragusa, allora presieduto dall’Avv. Galfo Trombadore, qualcosa che al nostro territorio mancava: una gara di velocità.

Oltre al ‘Giro di Sicilia’, ripreso fin dal 1948 e alla prestigiosa ‘Targa Florio’, molte province siciliane vantavano già validi impianti come il Circuito di Siracusa, il Circuito della Cravatta di Enna, il Circuito dei Laghi di Ganzirri, ed erano già attive importanti cronoscalate: la ‘Coppa Monte Pellegrino’, la ‘Monte Erice’, la ‘Catania-Etna’, la ‘Coppa Nissena’ ed altre ancora.

‘Coppa Nissena’ (1922)

La città di Ragusa non poteva più attendere. In un primo tempo il percorso ideale era stato individuato nel tratto che da Comiso sale fino a Castiglione: percorso veloce, panoramico, che alternava tornanti insidiosi e tratti misto-veloci e si impennava fino alla località Castiglione. Zona frequentata al tempo dall’alta borghesia ragusana. Il sogno rimase tale. L’assoluta mancanza di strade alternative alla S.S.115 non consentì la realizzazione dell’ambizioso progetto.

La seconda idea era quella di utilizzare la salita della ‘Salinella’, che dalla provinciale Ragusa-Giarratana, si inerpicava fino alla “balata” di Modica. Indubbiamente meno prestigiosa della prima e anche poco adatta per la mancanza di muretti di sicurezza, per il tratto finale velocissimo e per impossibili pendenze in leggera discesa.

I tornanti panoramici della S.S.115 da Comiso a Contrada Castiglione (Ragusa)

Terza ed ultima alternativa restava la strada che dalla stazione di Ragusa Ibla conduce alla stazione di Ragusa superiore, con l’attraversamento dell’intero centro abitato e toccando a seguire: i Giardini pubblici, corso XXV Aprile, piazza Duomo, via del Mercato, corso Mazzini, corso Italia, con finale velocissimo attraverso via Roma, Ponte Nuovo, Piazza Libertà, viale Ten. Lena, per concludersi appunto in Piazza Stazione.
Per la realizzazione di questo ambizioso programma occorreva “in primis“ il visto della CSAS (Commissione Sportiva Automobilistica Siciliana) che al tempo, almeno in Sicilia, aveva soppiantato la CSAI italiana.

Non bisogna dimenticare che era attivissimo il ‘movimento separatista’ voluto da Andrea Finocchiaro-Aprile, con l’appoggio dell’alta aristocrazia palermitana rappresentata da diversi principi, marchesi, baroni e latifondisti: tra i quali brillavano Raimondo Lanza di Trabia e Stefano La Motta di Monserrato. Importanti piloti del tempo che notevoli successi avevano riscosso a bordo delle loro Cisitalita, Ferrari e Maserati. Raimondo Lanza aveva assunto la presidenza della neonata CSAS. Nato nel 1915, nipote di Vincenzo Florio, principe degli eccessi, bello, ricchissimo, coraggioso, irresistibile animatore mondano, rappresentante perfetto di una classe privilegiata. 

Stefano La Motta di Monserrato e Raimondo Lanza di Trabia

L’Alfa Romeo 1900 con a bordo Lanza e La Motta giunse a Ragusa nei primi giorni del marzo 1951; i piloti stavano effettuando una ricognizione del percorso del ‘Giro di Sicilia’ (1 Aprile 1951). L’appuntamento con l’Ing. Veninata e il Cav. Arezzo per l’approvazione del percorso era stato fissato all’uscita di Ragusa, in via Risorgimento (non esisteva ancora il viale Sicilia).

Salimmo tutti (compreso il relatore della presente nota. Avevo nove anni!) per un veloce controllo della salita della ‘Salinella’, che venne immediatamente esclusa per la scarsa sicurezza. Mentre di ritorno fu decisamente promosso l’altro percorso (stazione di Ibla – stazione di Ragusa superiore). Il giudizio fu positivo anche in funzione del gran successo di pubblico che la manifestazione avrebbe avuto attraversando praticamente due centri abitati. Il vulcanico Raimondo, salutando mio padre, profetizzò che al massimo qualche concorrente inesperto avrebbe potuto concludere la sua gara dentro qualche casa. Evento che poi avvenne realmente, ma concluse: ‘Filippo, ma che te ne fotte!’.

Raimondo Lanza con la sua Cisitalia (Targa Florio 1948)

Il tutto era durato circa un’ora. La bianca Alfa Romeo 1900 riprese la sua ricognizione sulle strade dell’isola. A me era sembrato di sognare. Avevo incontrato due grandissimi piloti, avevo sentito parlare di gare, regolamenti, rischi, vittorie e certamente in quel momento ho immaginato il mio futuro automobilistico fatto di oltre 500 gare e più di 100 vittorie!

Il 1 aprile transitò da Ragusa il XI ‘Giro di Sicilia’: quelli che consideravo i miei idoli passarono velocissimi da Piazza Libertà: Raimondo aveva il numero 215, Stefano il 222. L’Alfa Romeo aveva loro affidato due nuovissime 1900 per il grande ruolo di “opinion leader” che ricoprivano, oltre che per le loro indiscusse capacità di guida.

L’Alfa 1900 n. 222 di Stefano La Motta durante il ‘Giro di Sicilia’ del 1951

Purtroppo Stefano la Motta perderà la vita in un disastroso incidente a Priolo Gargallo, coinvolgendo il suo secondo Francesco (Ciccio) Faraco. Raimondo Lanza, che da La Motta era stato superato, sopraggiungerà dopo pochi minuti. Constatata l’immane tragedia, continuerà lentamente la sua corsa fino a Palermo e si ritirerà per sempre dalle competizioni agonistiche. Nel 1954 il suo fragile sistema nervoso lo porterà a togliersi la vita. Domenico Modugno gli dedicherà la sua più bella canzone: ‘Un uomo in frac’.

La prima edizione della ‘Coppa dei Monti Iblei‘ prese il via la mattina di Domenica 24 Giugno 1951. La corsa di velocità in salita era riservata alle vetture della categoria turismo di serie, ovviamente italiane. Le classi erano costituite da un minimo di tre vetture e ai vincitori era destinato un cronografo d’oro.

Nutrita la partecipazione dei piloti ragusani: tra i quali il veterano Carmelo Dipasquale (Meno Culotta) reduce da partecipazioni a ‘1000 Miglia’ e ‘Giro di Sicilia’ e il giovanissimo Giovanni Cartia, che per lunghi decenni reggerà le sorti della locale Banca Agricola Popolare di Ragusa. Il successo finale arriderà al catanese La Rosa con una super-preparata Fiat 500 C portata a 750 cc.

Una Fiat 500C da corsa come quella del vincitore La Rosa

Grandissima partecipazione di pubblico, ma altrettanti disagi per la popolazione: traffico bloccato e soprattutto impossibilità per i ‘massari’ di parcheggiare i carri davanti alle proprie case e, per rispettare l’ordinanza del sindaco: far sparire come d’incanto animali da traino, cani, ovini, suini e “pennuti vari”. Tutti questi problemi negli anni successivi non consentiranno lo svolgersi di simili competizioni.

Dovremo aspettare il 1957 per riavere una seconda edizione della Monti Iblei. Si riprenderà con la “Roccazzo-Chiaramonte”. (Link al secondo articolo)

Vito Veninata (Ragusa 1942) ha iniziato a correre nel 1965 (cronoscalata ‘Messina-Colle San Rizzo’). Nel 1966 si classificò primo al Trofeo della Montagna, ex equo con Salvatore Calascibetta e Arturo Merzario. Negli anni 1980-81-82-83 è stato Campione Italiano Sport Prototipi classe 1.300cc e nel 1984 secondo assoluto classe 2.000cc. Dal 1987 al 1992 ha gareggiato nel Mondiale Marche con il Team inglese Tiga, riuscendo a vincere due prove del campionato: al Nurburgring in Germania e a Kyalamy in Sudafrica. Oltre a centrare diversi piazzamenti in Giappone, Francia e Inghilterra. Una lunga carriera di più di 500 gare coronate da circa un centinaio di successi.

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1 Comment

  1. Puntuale e meritoria ricostruzione storica che evoca tantissimi piacevoli ricordi in molti dei protagonisti, a vario titolo, di questa bellissima gara automobilistica in salita e anche in numerosissimi appassionati che hanno avuto la gioia di potervi assistere.
    Complimenti a Vito da parte mia.
    Mimmo Bertone

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