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di Olga Maerna

Che la politica, nell’accezione più ampia del termine, possa passare anche dalla musica non è una novità. E mai come in questi anni l’Eurovision Song Contest ha portato sotto i riflettori – letteralmente – discussioni e proteste da ogni angolo d’Europa.

Grazie anche alla vittoria dei Måneskin, negli ultimi giorni la gara ha suscitato non poco interesse nel nostro Paese, che ora si prepara a ospitare l’edizione 2022.

Ma la vittoria della band romana non è l’unica notizia che merita attenzione. In quella che è da anni una delle manifestazioni più aperte e inclusive del panorama musicale, le parole che gli artisti scelgono di portare sul palco spesso vanno oltre il semplice intrattenimento pop.

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I Måneskin, vincitori dell’Eurovision Song Contest 2021

È il caso dell’artista che quest’anno ha rappresentato la Russia. La ventottenne Manizha ha proposto la canzone Russian Woman (“Donna russa”, in inglese), un potente tributo al diritto di autodeterminazione delle donne:

Ehi bellezza,
Hai già passato i trenta, e i bambini quando li fai?
Tutto sommato non sei male, ma magari se dimagrissi…
Mettiti qualcosa di più lungo, mettiti qualcosa di più corto
Sei cresciuta senza padre, fai ciò (che non vuoi).

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Esibizione di Manizha (dall’account Instagram della cantante)

Nelle parole di Manizha è chiara la denuncia alle consuetudini che ancora in parte sopravvivono in Russia, e che vorrebbero che le donne ben prima dei trent’anni fossero già sposate, madri e parti integrate di famiglie ideali (che spesso di ideale non hanno nulla). La risposta dell’artista a questo modello tradizionale è chiara:

Ogni donna russa deve saperlo,
Sei forte abbastanza, lo abbatterai quel muro.
[…]
Figlio senza padre,
Figlia senza padre,
Ma una famiglia rotta
Non mi può rompere.

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La partecipazione della cantante al Contest non è stata accolta con unanime supporto in patria. Nata a Dushanbe, in Tagikistan, Manizha è stata subito additata come non “abbastanza russa” per rappresentare il Paese all’Eurovision.

Le sue posizioni femministe, poi, hanno provocato reazioni tra la popolazione più conservatrice, che l’ha accusata di essere una minaccia per la “famiglia tradizionale”.

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Manizha va così a collocarsi tra quelle voci che negli ultimi anni si sono levate per raccontare e supportare la condizione delle donne in Russia. Una voce emersa in un contesto certamente pop e leggero, ma non per questo meno importante.

E parlando dell’inestricabile intreccio tra Eurovision e politica nei Paesi dell’Est Europa, è impossibile non citare anche il caso della Bielorussia, la grande esclusa da questa edizione. Dopo che il duo inizialmente selezionato per rappresentare il Paese, i VAL, aveva manifestato pubblicamente il proprio dissenso rispetto al presidente Lukashenko, gli artisti si sono visti togliere dal governo la possibilità di partecipare al Contest.

VAL
I VAL, duo musicale che avrebbe dovuto rappresentare la Bielorussia all’Eurovision Song Contest 2021

Il regime bielorusso è dallo scorso agosto oggetto di grandi proteste popolari, sedate in modo violento dal presidente e dal suo entourage. Un eutourage che, nel caso dell’Eurovision, ha preferito che a rappresentare la Bielorussia fossero i Galasy ZMesta. Apertamente filogovernativi, il gruppo avrebbe partecipato con una canzone che, già dal titolo Ja nachnu tebja (Ti insegno io) e dal ritornello “Ti insegno io a rigare dritto”, non nasconde le minacce agli oppositori del regime Lukashenko.

i Galasy ZMesta. Apertamente vicini alla dittatura bielorussa, avrebbero dovuto sostituire i VAL

Dal momento che il regolamento dell’Eurovision Song Contest vieta qualsiasi tipo di ingerenza politica nei brani presentati, il gruppo bielorusso sostenuto da Lukashenko è stato però escluso dalla gara.
Ma la politica non è fatta solo di slogan e partiti: è, piuttosto, tutto ciò che riguarda la vita di una comunità, piccola o grande che sia. È davvero possibile tenerla lontana dai palchi e dai riflettori?

Lukashenko
Il presidente bielorusso Lukashenko

Performance come quella di Manizha mostrano invece che in alcuni casi è proprio dai contesti più pop e disimpegnati che partono i più forti messaggi di cambiamento.eurovision manizha2

 

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