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di L’Alieno

Con furbo e studiato clamore mediatico è stata inaugurata a Ragusa la mostra del “presuntissimo” Caravaggio. Ci terrà compagnia fino a Ottobre. L’Amministrazione ragusana ovviamente si è già appuntata al petto una facile medaglia al merito. Tanti gli sponsor che hanno risposto “presente!”. Tanti i complimenti sui social per il risultato conseguito. Costo ordinario del biglietto: 10 euro. Ottimo business. 

Ragusa all’attenzione della stampa e della TV nazionale (meglio stendere un pietoso velo sul servizio al TG1 di Lucia Basso) per una mostra dal grande valore culturale. Cosa desiderare di più? Eppure qualcosa non torna.

Vero 'Caravaggio' o furbo business?
La tela del ‘San Giovanni Battista disteso’ protagonista della mostra ragusana

Non voglio certo fare l’esperto, per carità. Non sono uno studioso della materia e non ne ho i titoli (per questo rimando volentieri alla lettura dell’articolo del prof. Paolo Giansiracusa su questo stesso blog). Ma vorrei invitarvi a porre l’attenzione su qualcosa di cui anche un semplice appassionato d’arte, dotato di sufficiente sensibilità, può parlare senza rischiare una facile pernacchia: l’emozione. Quella che si può provare davanti all’opera di un genio assoluto della pittura.

San Giovanni Battista disteso, particolari

Anche senza cadere vittime della sindrome di Stendhal, il capolavoro provoca sempre turbamento, insieme ad una sensazione che oserei definire di “perfezione”. Una magia che può compiere soltanto la mano straordinaria di un genio, più simile a quella di una divinità che a quella di un comune mortale.

L’emozione non inganna davanti alla bellezza. Il battito del cuore accelera e gli occhi diventano quasi prigionieri di una forza magnetica totalizzante. Distogliere lo sguardo diventa assai complicato. Ecco. Solitamente trovarsi davanti ad un Caravaggio provoca questo tipo di sensazioni.

San Giovanni Battista (Giovane con un montone). Opera del Caravaggio
San Giovanni Battista (Giovane con un montone). Opera del Caravaggio conservata nei Musei Capitolini a Roma (Immagine da Wikipedia)

Se tutto questo ha un fondo di verità, be’, ieri mattina, alla chiesa della Badia, è stata la prima volta che davanti a quella mano “divina” non ho provato nulla. Nessuna emozione, nessun senso di “perfezione”, nessun magnetismo percepito. Niente di niente. E qui la questione mi sembra che stia a monte al “chi è l’autore”. Anzi, diventa quasi secondaria quando ci si trova a tu per tu con l’opera e a mediare non sono più le opinioni degli esperti (o presunti tali), ma i nostri sensi e la nostra stessa sensibilità.

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