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di Emiliano Zappalà

In uno degli episodi finali di ‘Friends’, Rachel sta per lasciare gli Stati Uniti alla volta di Parigi e, dopo uno straziante saluto di addio, si dirige verso l’aeroporto. A quel punto, Ross si lancia insieme a Phoebe in una spericolata corsa contro il tempo, sul vecchio taxi della nonna di lei, nel tentativo di rivelare a Rachel il suo amore e di convincerla a restare a New York.

Sfortunatamente, i due si catapultano nell’aeroporto sbagliato. Senza darsi per vinta, Phoebe gioca un’ultima carta. Chiama Rachel al cellulare e la intima di non partire: ha la strana sensazione che la phalange sinistra dell’aereo sia rotta.

Sul volo la notizia si diffonde rapidamente: il mezzo è guasto, la phalange sinistra è andata. I passeggeri si precipitano fuori – e sentire l’hostess affermare che in realtà non esiste alcuna phalange, non fa che peggiorare la situazione.

Solo dopo alcune ore, e dopo aver avuto la rassicurazione che tutte le phalange sono al loro posto, i passeggeri acconsentiranno a riprendere l’imbarco. In tutto questo trambusto, i nostri due beniamini hanno avuto il tempo di raggiungere Rachel appena prima che questa salisse sul velivolo. Ma, in effetti, non è dell’amore tra Ross e Rachel che mi preme parlare in questo articolo.

Amo ‘Friends’ e lo vedo e rivedo ormai da anni, ma il motivo per cui mi sono lanciato in questa descrizione non ha nulla a che vedere con la sit-com in sé. La vera ragione, è che negli ultimi anni, mentre studiavo e facevo ricerca su alcuni fenomeni contemporanei come i processi di disinformazione, il complottismo o la post-verità, l’episodio 17 della decima stagione continuava a tornarmi in mente.

In quella puntata, nel tentativo disperato di fermare Rachel, Phoebe mette in moto una interessante catena di eventi. Innanzitutto, la sua boutade riesce facilmente a scalfire lo schermo razionale dei suoi destinatari e, in poco tempo, a piantare i germi del dubbio nel terreno fecondo delle nostre irragionevolezze e delle nostre paure.

Così facendo, riesce nell’arduo compito di tramutare un’assenza perfettamente naturale e ovvia – quella cioè di un oggetto del tutto inesistente come la phalange – in qualcosa di improvvisamente drammatico e pericoloso. L’effetto dunque non è di disvelare un reale elemento di pericolo, ma bensì di portare alla luce un nulla, un’ombra, un vuoto.

E quel vuoto prende subito forma nell’irrazionalità collettiva per produrre una reazione scomposta.
Io non credo affatto che gli scrittori di ‘Friends’ avessero, con quella scena, altra intenzione diversa dal suscitare una sincera risata. Eppure, sono convinto che non se la prenderebbero troppo per la costruzione metaforica e per il parallelismo – ammettiamolo un po’ spericolato – che
stanno per seguire.

Molte delle strategie populiste e delle campagne di disinformazione a cui assistiamo ormai quotidianamente – nonché molte delle teorie complottiste più fantasiose – hanno una genesi del tutto simile. (Per continuare a leggere cliccare qui!)

 

Emiliano Sebastian Zappalà si è laureato e specializzato a Catania in Filologia Moderna. Adesso vive a Londra, anche se sta per completare il suo dottorato in letteratura italiana presso la University of Warwick. Oltre ad aver insegnato per anni italiano come lingua straniera, ha lavorato come giornalista presso il ‘Quotidiano di Sicilia’ di Catania e come redattore presso la casa editrice ‘Il Saggiatore’ di Milano.

 

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