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di Mimmo Arezzo

Questa volta mi ero dato il compito di raccontarvi una caratteristica particolare della Matematica, che è quella di suscitare attività e grandi scoperte da parte di studiosi giovanissimi.
Il campione di questi giovani è certamente Carlo Federico Gauss, il cui successo più clamoroso, conseguito quando aveva poco più di vent’anni, si innesta nella attività di un matematico-astronomo valtellinese, ma siciliano di adozione, che fu un personaggio di grande rilievo del panorama scientifico del periodo a cavallo fra il XVIII e il XIX secolo e tuttavia, ingiustamente, poco conosciuto: Giuseppe Piazzi.

Giuseppe Piazzi (1746-1826) in un ritratto di Costanzo Angelini (conservato nell’Osservatorio Astronomico di Capodimonte, 1825)

Nato a Ponte Valtellina, in provincia di Sondrio, nel 1746, Piazzi fu presto un brillante sacerdote e insegnante di molte cose, dalla filosofia, alla matematica, alla teologia. Ma era soprattutto un astronomo. Con il permesso del Re Ferdinando III di Sicilia, costruì nel palazzo reale di Palermo un osservatorio astronomico con il quale lavorò intensamente alla mappatura di tutte le stelle del cielo.

L’osservatorio astronomico della Cattedrale di Palermo

Ai suoi tempi la teoria copernicana, secondo la quale era la Terra a girare intorno al Sole, e non viceversa, aveva ormai più di due secoli. Essa aveva avuto un grande sostenitore in Galileo Galilei (1564-1642), che aveva avuto conferma dall’osservazione dei satelliti di Giove, anche se fino ai suoi tempi tutti pensavano che le orbite dei pianeti fossero necessariamente circolari.

Niccolò Copernico (1473-1543) e Galileo Galilei (1564-1642)

Fu Keplero (1571-1630) che, basandosi sulle rilevazioni dell’astronomo Tycho Brahe (1546-1601) enunciò le sue famose leggi, la prima delle quali afferma che le orbite sono in realtà ellittiche, con il sole posizionato in uno dei fuochi. Sapendo quanto Galilei abbia sofferto per avere sostenuto la teoria copernicana, non facciamo fatica ad immaginare la resistenza incontrata dalla ipotesi di Keplero, per la quale la figura “naturale” della circonferenza veniva rimpiazzata con quella dell’ellisse.

Giovanni Keplero, (1571-1630) e Tycho Brahe (1546 -1601)

Ma poi arrivò Newton (1643-1727), con la sua legge di gravitazione universale e la relativa quantificazione, che consentiva dimostrazioni matematiche delle leggi di Keplero. Rimaneva l’obiezione degli scettici secondo i quali, se la Terra va in giro per l’universo, le “figure” apparenti delle costellazioni dovrebbero variare nel tempo, e invece hanno sempre la stessa forma.

Il fatto è che le distanze della Terra dalle stelle che costituivano le costellazioni erano molto superiori a quanto si pensasse, e quindi le variazioni di forma dovuta ai “piccoli” movimenti della Terra nel sistema solare non erano rilevabili dagli strumenti di cui si disponeva.

Isaac Newton (1642-1727)

Ebbene, fu proprio Giuseppe Piazzi che affinò strumenti e osservazioni fino al punto di dare alla nuova teoria il sigillo della prova sperimentale. Egli registrò infatti uno spostamento della posizione apparente della stella più luminosa della costellazione del Cigno sicuramente superiore a quella attribuibile alla sensibilità dello strumento. E questo chiuse definitivamente tutte le discussioni che la “rivoluzione copernicana” aveva provocato in campo religioso e scientifico.

La costellazione del Cigno

Continuando nelle sue osservazioni, nella notte del 1 gennaio 1801, Giuseppe Piazzi notò nel cielo un oggetto sconosciuto che pensò potesse essere un nuovo pianeta. Lo battezzò “Cerere” e aggiunse “Ferdinandea”, in onore del Re di Sicilia. Lo seguì per qualche giorno, ma poi esso andò in congiunzione col sole (cioè sarebbe stato visibile solo di giorno, quando la luce del sole ne impediva l’osservazione) e di quel corpo celeste si persero le tracce. Vedremo che esse furono ritrovate, e comunicate, proprio il 31 Dicembre del 1801, dal giovane Carlo Federico Gauss.

Ritratto di Carlo Federico Gauss (1777-1855) (opera di Siegfried Bendixen)

Giuseppe Piazzi era una persona veramente notevole, e a lui si deve anche la realizzazione della meridiana sul pavimento della cattedrale di Palermo.
Anche questa fu una operazione geniale. In Sicilia, infatti il “giorno” veniva fatto iniziare ufficialmente al “crepuscolo”, la cui determinazione offriva qualche difficoltà e soprattutto variava a secondo delle stagioni. La meridiana di Piazzi allineava invece la Sicilia agli standard europei.

A lui fu affidata, nel 1812, anche la suddivisione del territorio siciliano, dalle precedenti Val di Mazara, Val Demone e Val di Noto, in 23 distretti, divisione che fu poi utilizzata anche per la delimitazione delle attuali province.

I 23 distretti nei quali Giuseppe Piazzi suddivise la Sicilia dopo la Costituzione

Divenuto re di Napoli dopo il Congresso di Vienna, con il nome di Ferdinando I delle due Sicilie, Ferdinando volle che un analogo osservatorio astronomico fosse costruito anche a Capodimonte e ne commissionò la costruzione allo stesso Piazzi. Questa è la ragione per la quale lasciò la Sicilia e morì a Napoli, nel 1826.
Ma i siciliani non lo dimenticarono ed egli è ricordato nel Pantheon dei siciliani illustri: la Chiesa di San Domenico di Palermo.

La meridiana della Cattedrale di Palermo

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