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di Giuseppe Cultrera

La festa di S. Giuseppe a Chiaramonte aveva luogo in chiesa. Difatti, a differenza delle altre, la statua lignea del Patriarca non veniva condotta in processione nelle vie del paese ma “solennizzata” nella sua chiesa. All’aperto, nella piazza principale a pochi metri dalla chiesa, si svolgeva invece la “cena”, la vendita all’incanto dei doni offerti a San Giuseppe. Caratteristica e rinomata, ma scomparsa dal dopoguerra. Sono rimaste invece quelle relative alle feste di San Giovanni Battista e del Salvatore.

gli ultimi banditori
Chiaramonte Gulfi. Apparato festivo nella chiesa di S. Giuseppe. Metà ‘900 (collezione F. Melia). Al centro, stessa prospettiva, oggi (Foto: Graziella Fornaro). Edicola votiva dedicata a S. Giuseppe; il dipinto è opera di Raffaele Catania (2021).

Il protagonista assoluto era il banditore, personaggio popolare, eccentrico e solare nello stesso tempo, capace di ammaliare l’uditorio e di condurlo scherzosamente a depositare nella cassa del comitato dei festeggiamenti un’offerta il più cospicua possibile. Non era il valore intrinseco dell’oggetto, della selvaggina o del manicaretto che metteva all’incanto, a determinare l’entità dell’offerta, ma il rituale nel quale erano coinvolti attivamente gli astanti: la battuta estemporanea, il “duello” tra due contendenti abilmente stimolati. Insomma era teatro, empatia, corale rappresentazione.

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Chiaramonte Gulfi, piazza Duomo. Vendita all’incanto dei doni offerti dai devoti. (Foto: Giovanni Noto)

Due di costoro, ultimi aedi del mondo contadino e popolare di Chiaramonte, furono don Giovanni Iannizzotto (Cacicio) e don Paolino Azzara, elemento portante della banda musicale.

Due foto della seconda metà del secolo scorso immortalano la vendita all’incanto dei doni offerti per la festa del Salvatore: su un palchetto improvvisato don Paolino Azzara invoglia il pubblico a fare una offerta per un bel coniglio e un agnello, spauriti dal vocio, che Vannino Arena (mitica spalla del banditore) mostra agli astanti.

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Chiaramonte Gulfi, piazza Duomo. Vendita all’incanto dei doni offerti dai devoti. Al centro il sig. Giovanni Arena e il banditore Paolo Azzara; sulla destra si riconosce P. Salvatore Scollo (Foto: Giovanni Noto)

Oggi altri segni e rituali animano il tempo festivo (forse più accattivanti, ma spesso più alienanti). Siamo proprio sicuri che la religio rusticorum vada ‘rottamata’ come sovrastruttura o inutile anticaglia?

Foto del banner: Giovanni Noto.

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