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di Giuseppe Cultrera

Giuseppe Zagarrio lo incontrai nella sua casa estiva di Cava d’Aliga (Scicli) oltre trent’anni fa, in compagnia di Umberto Migliorisi, entrambi poeti e amici da lunga data.
E di poesia e letteratura siciliana parlavano mentre con discrezione si avvicinava la signora con in mano un vassoio di bibite invitandomi – dato che loro preferivano astrarsi – a dissetarmi, ché in Sicilia il caldo era tosto.Mi ritornano oggi in mente le loro austere figure, l’una alta e scura con baffi siculi l’altra affabile e già grigia. Oggi apprendo che lui era coetaneo di Sciascia e pertanto ricorre anche il suo centenario (è scomparso nel 1994), ma che lei il suo centenario l’ha festeggiato nel settembre scorso da viva. Lo apprendo per una strana coincidenza e un accadimento che sarebbe spunto per una narrazione sciasciana.

Firenze, via Cairoli. Un signore ritrova nel cassonetto dei rifiuti alcuni libri; tra questi lo incuriosisce ‘Il giorno della civetta’ di Leonardo Sciascia, sia perché edito nel 1961 e pertanto una prima edizione, sia perche porta la dedica autografa dello scrittore di Racalmuto ‘A Peppino Zagarrio, affettuosamente, L. Sciascia’. Quel signore di Firenze che è personaggio pubblico, un consigliere comunale, posta su facebook il racconto del ritrovamento assieme alla precisazione che nella stessa via Cairoli abitò l’austero professore siciliano Giuseppe Zagarrio autore di molti saggi letterari, poeta ed amico di tanti altri illustri scrittori e letterati del novecento – Mario Luzi, Alfonso Gatto, Oreste Macri, Romano Bilenchi, Piero Bigongiari, Leone Traverso, Alessandro Parronchi, per fare alcuni nomi – oltre ovviamente al conterraneo Sciascia, che gli faceva omaggio del suo romanzo fresco di stampa.
Una storia semplice celata nelle pagine ingiallite di un libro iconico e topico.

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