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di Ariane Deschamps

Marcel Proust scrisse che «Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nell’avere nuovi occhi». E io, colto un così autorevole consiglio, ho posto questa citazione a guida di alcune mie riflessioni su “Iblei. Qui è un’altra Sicilia“, la nuova opera fotografica di Giuseppe Leone. 

In questa peregrinazione di scatti, Natura e uomini abitano in modo armonioso il territorio ibleo. Dalle dolci colline vestite di muro a secco al silenzio dei boschi, la terra del bel pastore Dafni si rivela all’occhio attento del fotografo sotto le più molteplici sfaccettature. 

Si percorrono le strade di campagna dove un contadino solitario torna dal lavoro a passo di asino. Quella stessa campagna costellata di ulivi, sotto i quali le famiglie si ritrovano le domenica d’autunno per raccogliere il loro prezioso frutto. Lavoro agricolo, quindi, ma anche convivialità sono ampiamente rappresentati nell’opera del maestro Leone. 

Quella degli Iblei è una storia di uomini ma anche di donne. Alcune colgono fiori nei prati, concedendosi un momento di svago, altre affiancano i maschi nei lavori più duri presso i campi e le vigne sotto il sole cocente. Hanno i volti segnati dalla stanchezza, da cui si può scorgere la dignità di chi sa quel che ha compiuto a fine giornata.

I campi sono cosparsi di fieno tagliato. Gli stessi scatti ne ricordano il profumo così caratteristico. I mandorli, anch’essi assoluti protagonisti degli Iblei, grandiosi e generosi, consegnano senza eccessiva resistenza i loro frutti nelle mani di chi li sta battendo con la pazienza necessaria all’operosità.

Nella varietà dei lavori agricoli vi è spazio per lo svago e i giochi. Di questi i bambini sono re indiscussi e il loro regno è quello delle strade dei paesi e delle città. Le piazze, invenzione greca tanto attecchita negli Iblei, sono il fulcro della vita cittadina di piccoli e grandi: qui vi si passeggia nelle serate estive, mentre i signori dei circoli di conversazione tengono le loro discussioni politiche. In molti godono dell’accoglienza di queste vecchie e nuove agorài affollando i bar dalle sedie e dai tavolini posti a misurata distanza. Spesso, le piazze hanno basole in pietra levigata che provengono dalle cave del territorio. La pioggia vi scivola sopra nell’autunno e nell’inverno, in estate sono colme del sole delle ore più calde che ha fatto evaporare la rugiada del mattino. 

Salendo a piedi fino a raggiungere il cielo della città, ci si sofferma ad osservare i labirinti dei tetti, meticolosamente costruiti con tegole antiche e resistenti al tempo ed all’oblio. Basta voltarsi per pervenire fino al porticciolo di Donnalucata ove le barche dei pescatori rientrano con i prodotti del mare. Sono attesi da chi metterà a tavola il frutto del loro lavoro.

Iblei. Qui è un’altra Sicilia” descrive purtroppo un mondo in via d’estinzione.  Ci ricorda quanto il patrimonio storico e naturale vada protetto affinché possa essere consegnato alle nuove generazioni. E allora mi chiedo “come possiamo usare i nostri occhi per viaggiare in un territorio che lentamente scompare?”.

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