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ovvero
un romanzo popolare da riscoprire

di Giuseppe Cultrera

Don Pasqualino Reira dei marchesi di Spinalba vive in un paese degli Iblei in un fatiscente palazzo di campagna, un tempo monastero, circondato da terre brulle cariche di censi ed ipoteche, inseguendo un’eredità contesa al blasonato cugino don Antonio, ricco e potente deputato del Regno d’Italia. Per colmo, sui suoi magri possedimenti grava una scomunica perché i suoi antenati si erano impossessati di un bene ecclesiastico e sulla sua famiglia l’onta di un oscuro omicidio del quale si sarebbe macchiato il padre. Le sventure, come è noto, non giungono mai sole (i romanzi d’appendice ci stanno per dimostrare l’assioma); e il nostro eroe nella sua travagliata esistenza ne colleziona una serie da primato.

Il cadetto di casa Spinalba è un romanzo popolare scritto nel primo novecento dal notaio Salvatore Ventura (Chiaramonte 1861 – 1925) e pubblicato postumo nel 1963. Alcune tematiche  sono comuni alla letteratura verista siciliana, Verga, De Roberto e Capuana, altre anticipano l’ironico pessimismo del Gattopardo Tomasi di Lampedusa o di Carrube e Cavalieri del modicano Raffaele Poidomani. Anche dalla produzione narrativa del compaesano barone Serafino A. Guastella vengono molteplici spunti.

Salvatore Ventura

Il romanzo nel 1975 approdò alla RAI e alla vasta platea nazionale, in una riduzione teatrale di varie puntate trasmesse alla radio in un programma serale a quel tempo molto popolare.

Poi il buio. Pochissimi hanno conoscenza di questo corposo romanzo di 500 pagine, composto dal settembre del 1922 al marzo dell’anno successivo (è l’autore ad informarci, in chiusura), che riecheggia vicende e personaggi della numerosa quanto spiantata piccola nobiltà locale, compresa la sua famiglia, i Ventura, che in quanto a beghe, ‘sciarre’,  fortune e sfortune, non furono secondi al protagonista del romanzo.

Corso Umberto. Sulla sinistra Palazzo Ventura

Una narrazione scorrevole e un ritmo sostenuto invogliano il lettore a percorrere la tormentata e balzana vicenda di don Pasqualino –  un po’ don Ferrante di manzoniana memoria e un po’ don Chisciotte –  e il contorno di personaggi consimili, nello scenario di un paesello della Sicilia orientale che ci sembra di riconoscere.

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4 Comments

  1. Grazie per l’articolo! È possibile trovare una copia del romanzo da leggere? Magari in biblioteca? Sarei molto interessata 🙂

  2. Giuseppe cultrera Reply

    Una copia si trova sicuramente alla biblioteca comunale di Chiaramonte e credo sia disponibile per il prestito. Se dato il periodo potrebbe essere chiusa al pubblico può telefonare al. 0932 928255 le risponderà la responsabile per ogni chiarimento. Buona giornata.

  3. A casa mia a Chiaramonte c’era una copia del libro di cui ricordo benissimo la copertina. Allora ero troppo giovane per decidere di leggerlo. Mi riprometto però di cercarlo perché quella copia potrebbe essere ancora nella libreria di mio padre.

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