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di Giuseppe Cultrera

Henri Blondeau giunse in Sicilia, a Ragusa, allora facente parte della provincia di Siracusa e del circondario di Modica, nell’agosto del 1890 come attrazione maggiore nei festeggiamenti in onore di San Giovanni Battista, patrono di Ragusa Superiore. Perché erano due le città – “Italia una, Ragusa due!” ironizzavano i comuni vicini – l’altra era Ibla con patrono San Giorgio cavaliere e guerriero, prototipo della nobiltà feudale e terriera che vi predominava.

Non si amavano le due comunità (si erano separate nel 1865 e si sarebbero riunite solo nel 1927, quando la città diverrà capoluogo di provincia) e ogni occasione era buona per esternare o millantare superiorità e diversità.
Compresa la festa patronale. E il famoso aeronauta belga, in quella fine estate del ’90, era asso nella manica per l’una e scorno per l’altra.

Henri Blondeau in una foto dell’epoca

Ma chi era Blondeau?
Era un personaggio noto in mezza Europa, acclamato dal pubblico e ammirato da notabili e potenti per le sue esibizioni con palloni aerostatici: uno spettacolo di grande effetto scenico e suspense. Nato a Lovanio in Belgio nel 1834 si era fatto da sé: orfano del padre aveva abbandonato gli studi umanistici ed aveva intrapreso la professione di acrobata, partecipando a spettacoli pubblici. Affascinato dalle macchine volanti, le mongolfiere ed i palloni aerostatici, allora sempre più comuni, decise di inserirli nel suo spettacolo.

Mongolfiera in volo

Ne fabbricò uno adatto, con trapezio al posto della navicella e vistosa e variopinta struttura. Fu un trionfo, tutte le capitali e le maggiori città d’Europa se lo contesero. Divenne ospite fisso nelle inaugurazioni di grandi opere e nelle manifestazioni civili e religiose. Si era esibito anche per i monarchi del Belgio, della Francia e d’Italia. In Italia, avendo sposato in seconde nozze un’italiana, Adele Pajuolo, trascorse la maggior parte del suo tempo continuando a costruire grandi palloni aerostatici dai nomi immaginifici ed altisonanti di Condor, Aquila audace, Gigante, Multicolor, Atom, Esploratore, Dandolo e organizzando spettacoli di successo.

Altra illustrazione di una Mongolfiera in volo

Perciò il comitato organizzatore dei festeggiamenti patronali di Ragusa Superiore decise di invitarlo per eseguire uno dei suoi straordinari voli di ascensione in pallone con corollario di esercizi al trapezio e volteggi nel cielo, uno spettacolo mai visto da quelle parti. Non era più giovane Henri Blondeau, adesso aveva 56 anni (che per quei tempi erano considerati età avanzata) ed era nella fase del declino; difatti associava nuove leve, tra cui la giovane figlia, per tenere il “mercato” che adesso era affollato e variegato.

Ragusa superiore, Cattedrale di San Giovanni Battista e stampa dello stesso patrono

Giunse a Ragusa con moglie italiana e figlia (però non era prevista la partecipazione di costei) nel mezzo dei festeggiamenti. Ma lo spettacolo che ne sarebbe stato il clou, non potè svolgersi né il giorno previsto, il 29 agosto, né nei successivi giorni causa un costante ed insidioso vento che impediva al pallone di sollevarsi e all’artista di esibirsi. Blondeau era più nervoso e imbarazzato del comitato e della popolazione, “giustamente” sempre più impaziente.

Ragusa, Piazza Cappuccini

Il 3 settembre la giornata sembrava più propizia, il vento si era in parte calmato ed il grande slargo dei Cappuccini era stracolmo di spettatori. L’aeronauta era deciso a volare e il comitato era d’accordo. Venne preparato il pallone. La folla rumoreggiava e da più parti si sentiva distinto ritmato “vola, vola!”. Ma il vento era tornato a fare le bizze e non era nè prudente né opportuno volare in quelle condizioni.

Preparativi per il volo del 3 settembre in piazza Cappuccini

Henri Blondeau invece si alzò in volo sfidando gli elementi ostili (o cedendo alle pressioni di popolo ed autorità come ebbero a scrivere i giornali del tempo) e perso il controllo dell’aeròstato si schiantò contro lo sperone del Pieso in località Capra d’oro.
Un gruppo di volenterosi recuperò il corpo a cui furono tributati solenni esequie; fu eretto un cenotàfio (ancor oggi visibile all’ingresso del cimitero) con lapide che esaltava le gesta del coraggioso aeronauta “vittima della sua audacia”.

Ragusa, cimitero, monumento sepolcrale e lapide commemorativa di Blondeau

Che fosse stato vittima della propria audacia non ne furono convinti né la moglie e la figlia (di fretta rimpatriate a spese e con un sussidio del comune) che avevano cercato in tutti i modi di impedirgli di salire sul pallone, né i giornalisti di Sicilia e d’Italia che si occuparono del caso e neppure l’autorità giudiziaria, se a ridosso dei fatti condusse una indagine che culminò con l’arresto di don Ciaciò Quarantiedu (Giorgio Migliorisi), esponente di spicco del comitato dei festeggiamenti.

Don Ciaciò era anche l’albergatore presso cui dimoravano i Blondeau e fu certamente tra i più accesi “istigatori” al folle volo; ma non fu certamente il solo ed il più rappresentativo. Semmai fu un capro espiatorio per ammugghiàre le cose, come spesso accadeva ed accade in queste situazioni in cui le responsabilità sono più estese e fluide di quanto appaiano. Sta di fatto che dopo qualche giorno fu rilasciato e il caso chiuso.

La rivista fiorentina “La scena illustrata” del 1890, che si occupò del caso della morte di Blondeau

Una ventina d’anni dopo il giovane intellettuale ragusano Luciano Nicastro sulla rivista fiorentina “La scena illustrata” rispondendo a chi chiedeva notizie dell’affaire Blondeau ripercorreva brevemente la vicenda chiarendo che fu disgrazia soltanto ed errore o eccesso di ardimento dell’aeronauta Blondeau: il popolo ragusano e le autorità del tempo non furono intemperanti o imprudenti anzi, cercarono di fermarlo. Egli aveva raccolto delle testimonianze di contadini che videro il pilota, quando andava verso la rupe e si sarebbe potuto salvare con un salto acrobatico, preoccuparsi piuttosto di controllare l’aerostato.

Non furono della stessa opinione oltre lo stretto. Una lapidaria citazione del noto dizionario Petrocchi (edizione 1891), alla voce trapezio, recita: “Blondeau contro i venti forzato da un volgo pazzo, è salito in pallone sul trapezio trovando la morte”.

Blondeau in una pièce teatrale del 2020 (regia di Roberto Nobile)

La cosa “rodeva” se ancora negli anni ’60 del secolo appena trascorso veniva ripreso più volte l’argomento con altre voci e nuove testimonianze pro o contro; dal giornalista Turi Leta “Avida d’emozioni la folla spinse Blondeau alla morte” e dallo studioso di cose ragusane Giovanni Selvaggio in una inchiesta sul quotidiano La Sicilia del 24 maggio 1962 “Processo dopo 70 anni alla tragica fine di H. Blondeau. Fu davvero don Ciaciò Quarantiedu a determinare la morte del coraggioso aeronauta?”.

Altra scena del Blondeau di Roberto Nobile

Ma la verità, o meglio le verità, erano a distanza di tempo tutte suggestive; alcune opinabili altre peregrine come si diceva in quei tempi. Di certo c’è la presenza di una generale emotività sospinta dal campanilismo e condita dall’euforia di alcuni e l’inerzia di altri. Ed il personaggio è stato sopraffatto dal mito, mentre la cronaca si è colorata di mistero.

Già nelle inchieste sopra citate venivano riferiti particolari curiosi: Blondeau che abbraccia moglie e figlia piangenti e mentre consegna il proprio orologio da taschino mormora che lo chiama il destino; oppure quell’individuo mai identificato che sàbota le funi della navicella. Mentre il racconto popolare acquisisce spunti romantici ed eroici, sicuramente estrapolati da vicende similari, come quella della figlia che torna nel territorio ibleo per replicare il tragico volo del padre trovando la morte nei cieli di Comiso. Esattamente come l’audace amazzone Antonietta Cimoli di Ravenna, un’emula di Blondeau, perita tragicamente a Buenos Aires nel 1904 durante una ascensione in pallone.

Altro ritratto fotografico di Hanri Blondeau

Una vicenda quella di Henri Blondeau, audace aeronauta belga, cittadino d’Europa, venuto a morire a Ragusa, rimossa e pur sempre viva nell’area iblea, condita di mistero come tutte le storie che riguardano gli eroi. Si racconta che sulla sua tomba, in ogni anniversario e per parecchi anni, non mancò mai un mazzo di fiori rossi deposti da una figura femminile rimasta sconosciuta: la moglie, la figlia, una sua ammiratrice innamorata?

Il folle volo (2015) di Giuseppe Cultrera: racconta la tragica vicenda dell’aeronauta belga

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