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 di Giuseppe Cultrera

Un vivace gruppo di artisti animarono l’Ottocento chiaramontano. Furono pittori, scultori e decoratori – appartenenti i più alla famiglia Distefano – che ornarono le chiese, gli edifici pubblici e le abitazioni private: gran parte della loro produzione è tuttora presente.

Ma di un giovane e promettente pittore, Michelangelo Casì (Chiaramonte 1849 – ivi 1867), non ci resta alcuna opera e anche la sua repentina scomparsa è avvolta nel mistero. Figlio di una modesta famiglia di artigiani – il padre Giuseppe era calzolaio e la madre Teresa Stracquadaini sarta –, dopo un veloce apprendistato nella sua città, fu inviato a Catania nella bottega di Giuseppe Sozzi del quale fu allievo. Tornato in patria, con brillanti risultati e promettenti esiti, ebbe alcune commesse in edifici privati e pubblici (sala della pretura).

Nel 1867 intraprese la grande tempera del Calvario per la cappella della Passione nella chiesa dell’Immacolata (ex San Francesco, dei frati conventuali). A procurargli la prestigiosa commessa fu, certamente, il pittore chiaramontano più noto del momento, Gaetano Distefano, che stava sovrintendendo ai lavori di decoro e pitturazione della chiesa, eseguendo le tempere della volta e dell’abside e curando stucchi e decori approntati dal Sesta. Probabilmente il Distefano, che aveva studiato pittura a Catania e manteneva ancora delle amicizie, fu tra coloro che favorirono l’apprendistato nella città etnea del Casì; certamente fu uno dei suoi allievi e aiutanti per le numerose commesse iblee con cicli pittorici completi di stucchi e tele d’altare, a Scicli, Comiso e Chiaramonte, nei primi anni Sessanta.

Il dipinto del Calvario (che è una rappresentazione plastica e pittorica, tipica del periodo, con al centro un crocefisso in legno scolpito e sul fondale nel paesaggio del Golgota, ai lati della croce, la Madonna Addolorata, San Giovanni e la Maddalena piangente), però, rimase incompiuto perché nella notte del 6 settembre il giovane pittore morì. Come e perché i memorialisti locali non lo dicono; dicono che grande fu lo stupore e la pena per la sua scomparsa, perché era molto stimato e amato.il pianto della Maddalena

La risposta l’ho trovata nell’atto di morte (Archivio stato civile di Chiaramonte, anno 1867, atto n.ro145): «Ieri sera, sei del corrente mese di settembre, alle ore 4 di notte in questo comune e nella casa di Nicolanna […] posta in questo comune in via Failla, è morto Michelangelo Casì, celibe, di anni 18 di professione pittore, nato in questo comune e domiciliato in via San Giovanni […]».

Il dipinto fu completato da Gaetano Distefano e risultò, a detta dei contemporanei, di grande impatto emotivo. Negli anni tra le due guerre la chiesa dell’Immacolata, causa l’abbandono, si deteriorò. Nel dopoguerra, trasformata in magazzino comunale, la situazione peggiorò, fino al crollo del soffitto con la scomparsa dei dipinti del Distefano e il deterioramento del resto tra cui la tempera della cappella della Passione. Il restauro con la conversione in sala pluriuso (intitolata a L. Sciascia) cancellò i pochi resti del dipinto.

Una copia, quasi calligrafica, fu fatta nel 1896 per la chiesa di San Filippo da Nicolò Distefano, cugino e allievo di Gaetano, coetaneo di Michelangelo Casì col quale, come detto, aveva condiviso i giovanili percorsi pittorici.  Oggi è possibile vederla, nel secondo altare di destra, restaurata di recente. Ai piedi della croce una giovane Maddalena piange a dirotto. Come l’altra Maddalena, impaurita e sbigottita quella notte per il cuore del pittore diciottenne cessato di colpo.

il pianto della Maddalena
Chiaramonte Gulfi, Chiesa di san Filippo, Nicolò Distefano, Calvario, tempera, 1896

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