4.9
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di Giuseppe Cultrera

L’altra sera ci siamo ritrovati al bar i soliti quattro amici. Il discorso, come adesso avviene sempre più spesso, s’incanalò per la stretta attualità.

– Certo questa storia del coronavirus – diceva Dino – ha degli aspetti antitetici e ovviamente esperti, medici e giornalisti “ci abbagnano il pane” divertendosi a girarci attorno, tanto i gonzi sono attaccati allo schermo della TV a sentirli sentenziare. Che poi io dico, ci fosse uno solo, che cerca di informarsi ed informare seriamente …

– Il problema è un altro, tagliò corto Pino.

– Ma fatemi il piacere, anche i muri lo hanno capito che il dibattito è impregnato di politica – saltai su alterato io – la destra lo sminuisce perche il governo attenziona la cosa, la sinistra di conseguenza ne fa una questione primaria. Quello urla, l’altro strepita.

– Destra e sinistra, categorie superate, non esistono più, caro Lino.
Il problema è un altro.

Tino si era alzato dalla sedia con sussiego, aveva aspirato due boccate dalla inseparabile sigaretta elettronica e ripetuto categorico:
Il problema è un altro!

Si fece di colpo silenzio. Sia per l’imperioso dictat che per l’autorevolezza del personaggio che passava per intellettuale inorganico (non chiedetemi che significa perché non lo so; e credo non lo sappiano neppure gli altri amici, ma ripeterlo fa tanto scic: per inciso anche sull’intellettuale organico abbiamo, credo, delle lacune, ma tanto ormai belli e maturi chi ti  interroga più su un ètimo o su un concetto storico o filosofico!). Tra l’altro, a toglierci dai problemi, Tino, intellettuale inorganico si era autoproclamato.

Breve stasi. Perché la discussione riprese con più lena e più voci in concorrenza. L’intellettuale inorganico affastellava Marx, la comune di Parigi, il sessantotto, Popper e Linus (la rivista, il dj lo citò di striscio Pino) le brigate rosse, quelle nere, la mafia e lo stato (non so se scriverlo maiuscolo o minuscolo) e poi … ma ormai discutevamo a due a due, uno contro tutti e tutti contro uno (i moschettieri non c’entravano). Mentre di tanto in tanto uno alzava la voce e urlava:
Si vabbè ma, il problema è un altro!

Il cameriere infine alzò la voce ancora di più: – Fermi un attimo che devo posare sul tavolo i caffè, la brioche e il thè. 

– Mannaggia alla politica, bofonchiò andando via, sono quattro e non riescono a mettersi d’accordo. E figuriamoci quei novecento a Roma, per forza che non si conclude nulla.
Evidentemente il problema è un altro!

Ci alzammo dal tavolo con le voci rauche, le idee appannate, il sonno incombente e il problema che è sempre un altro. Sullo schermo del televisore un individuo scalmanato urlava al suo antagonista che non aveva capito – e di norma non capiva – che “il problema è un altro”. Il moderatore del talk show blandiva i due liders politici, fingeva autorevolezza e fermezza, mentre le urla continuavano ed il pubblico applaudiva.
Perché il problema era un altro.

 

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