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di Giuseppe Cultrera

Merita una visita l’antico sito di Giarratana, noto come Terravecchia, abbandonato dopo il disastroso terremoto del 1693 in favore dell’attuale posizione più salubre e pianeggiante.
Per tre motivi, almeno.

– Rappresenta, assieme a Noto antica e Occhiolà (Grammichele), la testimonianza visiva di quel tragico accadimento che sconvolse la vita sociale ed economica della Sicilia sud orientale: le pietre (le poche pietre rimaste in piedi) sono lì da oltre trecento anni, insidiate dalla vegetazione spontanea e dall’interro progressivo, a raccontarlo e rievocarlo.

– È occasione per una passeggiata nell’altopiano di Monte Lauro, un forziere e deposito vulcanico in gran parte incontaminato: ogni passo svela ai nostri occhi una miriade di tasselli di flora, fauna e minerali.

– Infine, ci rende palese come il “bene culturale” sia un patrimonio diffuso nel territorio, fragile e spesso sconosciuto ai più, intriso del paesaggio umano del quale pure noi siamo parte integrante. Anche se spesso e volentieri lo dimentichiamo, divenendo la prima causa di “inquinamento”.

Adesso, allacciati scarponi e indossata tenuta da campagna, avviamoci per i sentieri, tra il reticolo dei muri a secco e il calcare affiorante accanto al granito lavico, per scoprire nel versante occidentale del monte Lauro le tracce di due insediamenti: l’antica Casmene, roccaforte sicula e la medievale Jarratana arroccata su un colle con fortificazioni e resti di abitazioni e chiese (San Giovanni Battista è quella più visibile).

Entrambi, in tempi più e meno recenti, oggetto di varie missioni archeologiche che hanno recuperato reperti ma specialmente chiavi di lettura interessanti. Specialmente per la medievale e rinascimentale Giarratana, i cui ruderi abbandonati dopo il sisma si stagliano tra tappeto verde e cielo azzurro. Se il tempo si è fermato a tre secoli fa per la “forma” della città, ha invece continuato ad accompagnare i cicli delle stagioni e della natura. E si percepiscono e respirano, l’uno e l’altro, passeggiando tra i ruderi e la ubertosa campagna, con lo sconfinato panorama che, digradando da valle in valle, arriva sino al mare.

Stanchi a fine giornata, di ritorno, potrete fermarvi nella attuale erede, la nuova Giarratana costruita più a valle con strade dritte e ortogonali (come Grammichele e Noto, appunto): per una visita alla città, un omaggio alla sua vivace cucina, una passeggiata tra le tipiche stradine.

Foto di Gianluca Ferraro

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