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di Giuseppe Cultrera  

Innàru miènzu arùci e-mmiènzu amàru (Gennaio, metà dolce e metà amaro)

Innàru nivùsu, annu fruttùsu (Gennaio nevoso, anno fruttuoso)

Innàru vagnàtu, massàru rruvinàtu (Gennaio bagnato, massaio rovinato)

Innàru asciùttu rànu ddappirtùttu (Gennaio asciutto, grano dappertutto)

Innàru pulvirùsu, annata rrinarùsa (Gennaio polveraio, riempie il granaio)

Traggo questi proverbi, raccolti a Chiaramonte nella seconda metà del secolo scorso e trascritti dal prof. Giovanni Stracquadaini (Chiaramonte 1913 – 2000), dal suo Proverbi siciliani (Utopia, 1985/1989). Un corposo volume che ne contiene 2800: con trascrizione in lingua siciliana, traduzione in italiano, note esplicative, indicazione delle varianti, indice analitico particolareggiato.

Giovanni Stracquadaini fu allievo del professore Giorgio Piccitto e collaboratore per l’area chiaramontana del Vocabolario Siciliano (pubblicato in cinque volumi dal 1977 al 2002, dapprima a Catania e poi a Palermo dal Centro di studi filologici e linguistici siciliani), fu insegnante, ricercatore e studioso della cultura siciliana, specialmente della lingua. La grande umanità e cultura si associavano a una modestia e educazione d’altri tempi che precedevano la sua disponibilità solare e aperta a tutti.

Ricordarlo, a oltre venti anni della scomparsa, è doveroso. Per il suo impegno civile, sociale e culturale, per l’amore che espresse e trasmise ai sui numerosi discepoli, per la lezione di vita nella comunità chiaramontana. Per la memoria raccolta e preservata: non solo parole ma grappoli di saggezza, amore e valori che hanno accomunato e permeato i nostri progenitori, si sono riversati sui nostri padri e ci giungono nitidi in queste giornate di gennaio, mezze amare e mezze dolci, fredde e tiepide, come si sono susseguite dai tempi dei tempi a ieri e, forse, domani.

Ho avuto il piacere e l’onore di collaborare alla stampa dei Proverbi siciliani. L’ho incontrato per parecchi mesi perché allora, negli anni ’80 del secolo scorso, i processi tipografici, fra revisione del testo, bozze e impaginazione, erano laboriosi e lunghi. Tra le discussioni specifiche e relative al testo si inserivano spesso divagazioni sulla scrittura, la cultura e l’etica; pacate ma ferreamente ancorate alla logica, aperte al dibattito ma intransigenti sui confini morali.

Abbandonare i media e i social, per qualche ora, per incontrare la natura e gli spazi aperti, le persone o magari un libro che racchiude memorie e sentimenti ci consente di sentire le voci del passato, di indagare l’inquieto presente e il futuro negato.

innàru siccu, massaru riccu
Il professore Giovanni Straquadaini (1986, mostra Le stampe devote, Chiaramonte, Chiesa di San Giuseppe). Foto Nino Privitera. – Copertina della raccolta di Proverbi siciliani

Banner: Francesco Bartolozzi, Gennaio, stampa veneta del secolo XVIII.

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