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di L’Alieno

Quest’anno la festa del 25 aprile si è colorata di ben altri significati rispetto al passato. Riposto quasi in soffitta qualsiasi significato storico e simbolico della giornata, sui social ci si è orientati su una valenza molto più attuale e arbitraria, legata alla pandemia che stiamo vivendo.

È prevalsa la forzatura di una festa di liberazione da una presunta dittatura sanitaria, da (presunti) affamatori che ci governano e ci vorrebbero tutti falliti e da tutte le regole anticostituzionali che ci terrebbero incatenati senza motivo. Perché siamo diventati tutti grandi esperti in virologia, farmacologia, politologiadiritto costituzionale (tuttologia, per sintetizzare).

Anzi, a dirla tutta, oggi, per tanti ignoranti (nel senso proprio di chi ignora la storia) occorrerebbe proprio il nero dittatore di Predappio per sistemare i problemi italiani. Quel tronfio buffone in camicia nera e mani ai fianchi dal quale ci siamo liberati giustappunto quel lontano 25 Aprile del 1945, dopo la rovinosa guerra mondiale. Paradossi dovuti alla perdita della memoria collettiva.

Per essere chiari, i circa 300 morti di Covid al giorno e i 120 mila morti complessivi in Italia, oltre i 3,1 milioni in tutto il pianeta, sono diventati soltanto asettiche statistiche che non ci dicono più nulla. Come non ci dice più niente un gommone con 130 disperati a bordo, tra uomini, donne e bambini, che naufraga nel mediterraneo con tutto il suo carico di piccoli sogni e speranze.

Diciamocelo senza ipocrisie. Oggi la nostra attenzione è rivolta soltanto su noi stessi e alle nostre esclusive esigenze. Di tutto il resto non ci frega nulla. Crediamo a quello che vogliamo credere e preferiamo qualche altro migliaio di morti in più (d’altra parte siamo certi che non toccherà a noi) piuttosto che subire ancora limitazioni alla nostra libertà di movimento e alle nostre attività giornaliere
Sarebbe un po’ più onesto metterla in questo modo, piuttosto che arrampicarsi sugli specchi.

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