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di Redazione

Il calcio come metafora della vita. Sembrerebbe assurdo, ma a volte è così.

Gli appassioni di football (un vizio quasi a esclusivo ricordo di quello che era e non è più: un gioco a volte noioso, atletico ed estremamente veloce, scusate la parentesi da nostalgico) si saranno accorti che da qualche anno venticinque bambini accompagnano la terna arbitrale e i ventidue “gladiatori” verso l’arena.

Piccole mascotte in maglia granata durante Milan-Torino (2024)

I più attenti osservatori avranno visto scene davvero deliziose e divertenti coniugate dalla tenerezza e dalla spontaneità che solo i piccoli ci sanno offrire. Nel corridoio ci si conosce e la timidezza, la fa da padrona: occhi bassi e tanta emozione. I più temerari alzano lo sguardo e chiedono “Tu chi sei? Come ti chiami?”, poi mano nella mano si arriva al campo.

Prima di questo trionfale momento assistiamo alla consegna del pallone. Se c’è una bambina, vediamo che sarà l’arbitro a consegnare lo strumento principe della partita, le femminucce sono un po’ più timide dei maschietti coetanei. Viceversa, il piccolo arbitro, con fare trionfale, s’impossessa della sfera come a dire: qui comando io…

Tra le scene più divertenti segnaliamo la passerella a beneficio delle telecamere. Facce allegre, volti annoiati, sembianze da maghetti, orecchie a sventola, pettinature stravaganti, occhiali dalla montatura professorale, apparecchi ortodontici svelati da sorrisi divertiti o forzati. Insomma, un caleidoscopio di future generazioni dalla genia più disparata.

L’ingresso in campo durante Atalanta-Hellas Verona (2016)

Quando le partire si spostano nel nord Europa, assistiamo a scene un tantino imbarazzanti. I ragazzini, davvero più alti della media, sfiorano a volte le altezze dei più bassi giocatori, creando un miscuglio tra ironia e stupore. Infine dopo i saluti tra i giocatori, la truppa lascia lo stadio e si avvia in ordine sparso verso gli spogliatoi.

I più piccoli a volte cadono, i più grandi li aiutano, le ragazze si tengono per mano e diligentemente si avviano con passi circospetti, i più scapestrati corrono a perdifiato e per un attimo diventano i padroni degli stadi. A questi ragazzi è stato concesso un privilegio, ad altri no. Non vogliamo essere melodrammatici o stucchevoli, ma alcuni piccolissimi ucraini, israeliani e palestinesi non avranno questa possibilità.

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