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Il libro scelto dal gruppo di lettura “oltreimuri”, per il bimestre estivo agosto-settembre, è stato Madame Bovary. Un grande classico della letteratura francese, ma precursore della narrativa moderna. James Wood, critico letterario e professore di Harvard, ha scritto di recente: “I romanzieri dovrebbero ringraziare Flaubert come i poeti ringraziano la primavera: con lui tutto ricomincia. È il creatore del romanzo moderno…”.

di Lucia Battaglia

Parlare per l’ennesima volta della figura di Emma Bovary e di “bovarismo” sarebbe riduttivo oltre che, probabilmente, inutilmente reiterativo. Cerchiamo allora di cambiare prospettiva e parliamo dell’autore, Gustave Flaubert, che nel 1850, durante un viaggio in Africa, ebbro di profumi e colori, di esperienze sessuali e panorami, pensa al suo romanzo, una “contro-epopea della provincia”.

Eccolo quindi di ritorno dal viaggio esotico immergersi in un tema “terre à terre” dove dare sfogo al suo disprezzo per le convenzioni provinciali e per tutto ciò che è “borghese”. Flaubert si tuffa così nel “regno del banale”. Non inorridite. Emma trae origine da un fatto di cronaca balordo e squallido, su cui l’autore costruisce il suo capolavoro. Con attenzione quasi maniacale traccia un quadro dei luoghi e dei personaggi in una fedeltà ricostruttiva che potremmo definire iper-realista.

Pubblica così “un’opera strana, audace, cinica nella sua negatività, irragionevole a furia di ragione, falsa per eccessiva verità dei particolari, priva di tristezza generosa, di slancio di amore” come scrive il direttore della rivista che presenterà il nuovo romanzo di Flaubert.

L’attrice Mia Wasikowska, nei panni di Madame Bovary, nell’omonimo film del 2014 di Sophie Barthes

Dopo la pubblicazione arrivano in contemporanea successo e incriminazione per “oltraggio contro la morale pubblica e religiosa e contro il buon costume” (1857). Dagli atti del processo emerge un quadro di doppia incomprensione dell’opera: da un lato il Pubblico Ministero, Ernest Pinard, che accusa di oscenità il romanzo (la sua requisitoria merita ancora oggi la definizione che gli venne data a suo tempo “elegante e assurda”) e, dall’altra, l’avvocato difensore che attribuisce allo stesso proprio un fine morale e pedagogico per cui il nostro autore viene audacemente trasformato in fustigatore dei costumi.

Unica nota positiva, da questo equivoco il nostro autore verrà assolto dalla giustizia francese. Ironia involontaria per un capolavoro in cui ci sono pagine di grande sarcasmo. Per la cronaca, qualche anno dopo il processo, venne fuori che Pinard era stato l’autore anonimo di una raccolta di poesie oscene. La notizia divertì non poco Flaubert.

Due caricature dell’epoca. (da sinistra) Ernest Pinard, Pubblico Ministero del processo al romanzo e Gustave Flaubert

Giunge così fino a noi questo classico della letteratura in cui i personaggi sembrano simulacri di ciò che potrebbero essere, trascinando il lettore nel gioco dell'”Emma che avrebbe dovuto fare questo piuttosto che quest’altro e tutti a commentare una storia che nulla ha di ‘alto’ e nobile, men che meno i sentimenti di questi personaggi, persi nei loro bassi scopi e nella loro piccole miserie”.

La grandezza rimane esclusivo appannaggio dell’autore che regala ai suoi contemporanei e a noi un romanzo di grande novità che mira al superamento del romanticismo con una scrittura di un’eleganza formale portentosa.

La copertina della prima edizione del 1857

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