3.9
(7)

di L’Alieno

Alla profetica canzone di Giorgio Gaber, “Destra-sinistra”, fossi stato nei panni dell’autore, avrei aggiunto altre due righe:
la furbizia è spesso di destra,
la stupidità è sempre di sinistra.

La sinistra e la stupidità come due linee che si sono intrecciate e continuano ad intrecciarsi masochisticamente nella storia politica italiana e non soltanto. L’ultimo degli esempi quello della filosofa di sinistra (e pacifista) Di Cesare, che ha reso omaggio alle idee rivoluzionarie della scomparsa brigatista (mai pentita) Balzerani.

Il cantautore Giorgio Gaber (1939-2003) (foto Flickr)

Non per nulla la stupidità rischia di stravincere presto in molti paesi del mondo occidentale, a cominciare dagli Stati Uniti, dove il Partito Democratico americano sta tentando il possibile e l’impossibile per far vincere Trump, ma nel nome, si badi bene, di tante giuste istanze e ragioni. Come a dire che la strada per l’inferno è sempre lastricata di buone intenzioni.

Questo accade quando la politica si slega dagli obiettivi per diventare esclusivamente sterile protesta o semplice testimonianza, o non si sa cosa. Ma quale testimonianza si potrà mai avere quando il risultato del dividersi, o l’astenersi dal voto per protesta, diventa la vittoria di un pericolosissimo avversario? Addirittura quando la posta in palio diventano i valori democratici o la casa comune europea? Questo è l’orribile paradosso in cui rischia di cadere l’elettorato di sinistra alla costante (e vana) ricerca del “sacro Graal”, cioè di una vaporosa “vera sinistra” in cui identificarsi.

Donald Trump (foto Flickr)

Ma cosa può essere questa “vera sinistra”? Un concetto talmente inafferrabile che di solito coincide esattamente con i desiderata personali. L’ideale sarebbe avere tanti partiti di sinistra quanti sono gli incontentabili elettori di quell’area politica. Vecchie storie già dai tempi di Enrico Berlinguer. Anche lui tacciato di essere un traditore della “vera sinistra” ostile al cosiddetto “compromesso storico”. E non per niente il grande risultato politico di quella ostilità fu rappresentato da un decennio di “pentapartito” al governo: la fine ingloriosa della prima Repubblica.

Vignetta di Fabio Magnasciutti

È così che vince di solito la galassia della destra, che peraltro ha perso quei valori moderati (e antifascisti) coltivati sin dalla fine della seconda guerra mondiale. Una destra sempre più estrema abituata a far leva, nelle furbe alleanze, su ciò che li accomuna più che su ciò che li divide. È così che ha vinto la Meloni, insieme alla sua sturmtruppen di improvvisati dilettanti della politica. È così che ha vinto il populista Wilders in Olanda e probabilmente vincerà la super-demagoga Marine Le Pen in Francia nel 2027. È così che l’Afd neonazista rischia di diventare il primo partito tedesco. Ed è così che molto probabilmente la superpotenza americana si consegnarà, di nuovo, ad un Trump ancora più estremo, arrabbiato e pericoloso. Un nemico per la stessa democrazia e un disastro per i rapporti politici con tutto l’occidente.
Siamo già dentro una distopia.

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