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di L’Alieno

L’elezione del bizzarro Javier Milei, a Presidente, e la lunga storia populista argentina caratterizzata dalle molteplici bancarotte (nove in duecento anni, 3 negli ultimi 20 anni), fanno di quel grande paese latino-americano un monito per tutto l’occidente democratico quanto alle derive a cui può portare il populismo. Non importa se di destra o di sinistra, non importa se peronista o “anarco-capitalista” (come si definisce il “Mr. motosega” argentino).

Javier Milei e la motosega, simbolo della sua campagna elettorale anti-casta

Il loro linguaggio è sempre lo stesso a tutte le latitudini e soprattutto c’è sempre l’individuazione di un nemico da odiare, da abbattere, una paura da riattizzare, una complessità da semplificare. Che poi sia la Banca Centrale Argentina, come nel caso di Milei, o il Fondo Monetario Internazionale, o gli immigrati o l’Unione Europea e le sue regole (nel caso dei diversi partiti estremisti europei), è solo un dettaglio. Il sovranismo economico, l’anti-globalismo, l’odio per il multiculturalismo e le immancabili simpatie per Putin, Trump e Bolsonaro completano spesso il quadro.

In Italia è notizia di questi giorni l’accordo politico tra quel campione della demagogia nostrana di estrema sinistra, Marco Rizzo, e quello dell’estrema estrema destra, Gianni Alemanno. Sorprende? Non direi. Sono le due facce (arrabbiate) della stessa identica medaglia populista. E se alla compagnia rosso-bruna si unissero anche altri soggetti in cerca di autore, come Gianluigi Paragone e altri grillini di vecchia ortodossia, non dovrebbe meravigliare nessuno.

Ma il problema purtroppo riguarda tutto l’occidente. Già la “Brexit”, con i suoi ingenti danni economici, ne è stata la vittoria più clamorosa nel vecchio continente. E adesso, con le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo del 2024, c’è poco da stare allegri tra Marine Le Pen, Alice Weidel, Santiago Abascal, Geert Wilders (fresco vincitore in Olanda), Matteo Salvini e gli Orban dell’est Europa… Se poi anche Trump dovesse trionfare nella corsa presidenziale degli Stati Uniti, entreremmo in una “geografia sconosciuta” come ha detto qualcuno.

(Da sinistra) Gianni Alemanno e Marco Rizzo

La Meloni come si posizionerà in questo scenario che rischia di diventare caotico? Be’, nonostante tutto, non si è ancora comportata da tipica populista. Un po’ come lo fu Conte. Abbastanza prudente. Preoccupata di non dispiacere troppo alle cancellerie europee, almeno in questa fase. E in questa sua accortezza ha cercato di limitare i “colpi di testa” inopportuni del governo (con qualche ridicola eccezione). Una prudenza che a volte sembra malsolportata dagli alleati, come la Lega salviniana e di parte del suo stesso partito.
Come a dire, non possiamo né potremo stare tranquilli nel prossimo futuro.

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