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di Vincenzo La Monica 

Da oltre due anni opera nella Fascia Trasformata del ragusano il Progetto TFT – Trasformare la Fascia Trasformata sostenuto da Fondazione CON IL SUD  e promosso da un partenariato composto da Associazione I Tetti Colorati, Cooperativa Proxima, CGIL e L’altro Diritto. Il progetto propone azioni, occasioni di confronto e modelli per  realizzare un cambiamento sociale, ambientale e di filiera in quello che è il territorio in cui si concentra la percentuale più alta di PIL e di problematiche nella provincia di Ragusa. Lo scorso 30 gennaio si è tenuto un seminario organizzato insieme a Confagricoltura Ragusa e mirato a far conoscere le  buone prassi per un approccio di sistema alla riqualificazione ambientale della fascia trasformata. Tra gli intervenuti abbiamo intervistato Corrado Carrubba, avvocato esperto in diritto ambientale, con una lunga militanza in Legambiente e con un’esperienza politica come assessore all’Ambiente per la Provincia di Roma, poi commissario dell’Agenzia di protezione ambientale del Lazio sino all’esperienza all’ex ILVA di Taranto come commissario di governo.

Corrado Carrubba (foto Noi Cambiamo)

Cosa significa parlare di tutela ambientale ai nostri giorni?

Non è facile parlare di gestione ambientale, particolarmente in questo periodo storico, perché ai nostri giorni la tutela ambientale è legata saldamente ad altri concetti come quello di economia sostenibile, innovazione, legalità, diritti, partecipazione civica, coesione di una comunità territoriale, ecologia integrale e umana. E questi sono tutti temi che non solo uniscono, ma spesso dividono, creano differenze, dialettiche accese tra protagonisti, perché ognuno degli attori coinvolti è portatore di interessi, aspettative, desideri, problemi e forse anche paure.

Può fare qualche esempio?

Si può pensare al cambiamento climatico, una realtà in atto che da parte di una buona fetta di popolazione è negata con forza, anche a dispetto di prove scientifiche. Ma volendo rimanere sull’attualità potrei citare la polemica sui 30 chilometri orari a Bologna o sulla carne sintetica. Poi in questi giorni abbiamo sotto gli occhi i trattori agricoli che bloccano le strade in Germania come in Francia, ora anche in Italia: l’oggetto del contendere è almeno in parte un conflitto ambientale.

Corrado Carrubba durante il seminario e il programma dell’evento tenutosi nel capoluogo ragusano

Insomma sembra un bel pasticcio. Come ne usciamo?

È importante dare delle risposte a questo conflitto che rischia di essere paralizzante e di fare arretrare e non avanzare il benessere di una comunità. Per cogliere l’obiettivo occorre quindi superare questi umanissimi limiti perché la Gestione Ambientale se non correttamente intesa, comunicata, gestita, partecipata, può avere effetti negativi sui territori e le comunità; può alimentare conflitti, tracciare solchi con da una parte i buoni e dall’altra i cattivi, ovviamente a seconda dei rispettivi punti di vista, essere un freno anziché un motore di crescita per l’armonia di una comunità e il suo benessere.

Lei è un giurista di formazione, le leggi possono aiutarci a venirne fuori?

Certo la gestione ambientale è fatta di leggi, norme e regole che vanno rispettate, anche se spesso non sono né semplici né di chiara lettura. Ma la difficoltà dell’interpretazione delle leggi ambientali e gli oggettivi oneri che pongono in capo a persone e imprese non possono mai divenire l’alibi per una sorta di obiezione ambientale. E non solo perché sono presidiate da sanzioni onerose e anche da gravi ipotesi di reati, ma soprattutto perché esse sono poste a tutela dell’ambiente, spesso della stessa salute, e il loro rispetto è ovunque oramai il discrimine tra economia sana e solida e economia illegale e predatoria.  Ma la gestione ambientale è fatta per fortuna anche di opportunità, scelte innovative e vincenti per la competizione sui mercati avanzati, accesso a finanziamenti, formazione e informazione dei cittadini, dei manager, dei lavoratori.

Quindi oltre a generare conflitti la gestione ambientale è un’opportunità?

Tutti gli indicatori dicono che se vi è un settore dove è evidente e forte la crescita occupazionale è quello dei Green Job, i cosiddetti lavori verdi, cha vanno dall’operaio aggiornato e qualificato alla classica ingegneria ambientale per passare attraverso le più recenti frontiere della comunicazione digitale della automatizzazione dei processi produttivi, anche agricoli, supportati da una sana Intelligenza Artificiale posta al servizio della sostenibilità, pensiamo alle SMART CITY. Nel 2022 gli occupati in green jobs rappresentavano il 13,7% degli occupati totali. Nel solo 2021 si è stimato che le attivazioni di contratti green siano state pari al 34,5% della totalità dei contratti attivati con una crescita di +38,3% rispetto all’anno precedente. Un dato che cresce nelle aree ad alto valore aggiunto, con l’85,3% dei nuovi contratti previsti nell’anno nell’area ricerca e sviluppo riservati a lavoratori green, 80,2% nell’area logistica, e 78,6% e 78% rispettivamente nell’area tecnica e nel marketing e comunicazione.  E nella filiera agroalimentare l’Italia ha diminuito le vendite di prodotti fitosanitari del 19%, ed è leader nel biologico europeo, con un’incidenza sulla superficie agricola utilizzata del 17,4%  nel 2021. Inoltre, si trova in Italia – nelle Marche- il distretto biologico più grande d’Europa. A questo punto mi domando: perché non si realizza qualcosa di simile anche nel Ragusano che è un patrimonio vocato, un’eccellenza italiana? La gestione ambientale virtuosa può infatti avviare e rafforzare modelli innovativi anche nella gestione aziendale; il recente corso di Laurea in Management delle Imprese per l’Economia Sostenibile (MIES) presso la sede universitaria di Ragusa ne è un esempio, e per certi versi un effetto, per sollecitare la formazione di operatori e imprenditori per aziende ed enti operanti nei settori primario e terziario, non da ultimo quello bancario e creditizio.

Un esempio di smart city (foto Internet4Things)

Qual è il suo pensiero sulla situazione di degrado ambientale nel territorio della provincia di Ragusa e segnatamente nella cosiddetta Fascia Trasformata, in cui quotidianamente è possibile respirare le diossine delle fumarole o imbattersi in discariche a cielo aperto?

Io credo che anche quanto vi è di sbagliato ancora oggi nella Fascia Trasformata – che di recente è stata indicata come una potenziale nuova terra dei fuochi- può essere affrontato e risolto con quanto di giusto possiamo già vedere a trovare insieme nella Fascia Trasformata, che è parte dell’Italia e dell’Europa e quindi partecipa ad un dibattitto che è ampio, ma va nella direzione della tutela ambientale. Esso potrà avere declinazioni più o meno radicali, accelerazioni e rallentamenti ma la direzione è questa: dall’Agenda per uno Sviluppo Sostenibile e gli Obiettivi del millennio al 2030 ONU dove nei 17 obiettivi per garantire la sostenibilità ambientale nell’innovazione e un’energia pulita e accessibile si intreccia la lotta alla povertà e alla malattia, o il superamento della disparità di genere e di occupazione femminile, alle azioni e programmi dell’Unione Europea che si basano su tre pilastri: coesione, transizione verde e digitale. Vorrei sottolineare che vanno in questa stessa direzione anche l’enciclica papale del 2015 Laudato sì sulla cura della Casa comune e la più recente esortazione apostolica del 2023, con cui Francesco ha indicato a tutti, credenti e non credenti, la strada ormai inevitabile di una ecologia integrale, una conversione ecologica dei modelli economici e quindi dei rapporti sociali. Io credo che quindi la soluzione dei problemi ambientali della fascia trasformata del ragusano sia nelle sue donne e nei suoi uomini, nelle sue imprese, nei suoi corpi sociali, nelle sue amministrazioni e nella sua Chiesa. E per dirla infine con le parole già del secolo scorso del compianto Alex Langer, un ecologista raffinato, costruttori di ponti e non di muri “La conversione ecologica potrà affermarsi soltanto se apparirà socialmente desiderabile”. Questa è la nostra scommessa e ci auguriamo il nostro impegno comune.

(foto Corriere)

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