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di Paolo Giusti

La cessione dell’Alfa Romeo da parte di IRI-Finmeccanica fu un capolavoro del machiavellismo all’italiana. L’intera vicenda va vista nell’insieme della ristrutturazione proposta dal Prof. Prodi, presidente dell’ente dal 1982 e delle frizioni fra Prodi e l’allora Presidente del Consiglio Craxi, già accentuate dal tentativo da parte di IRI di cedere la SME al gruppo De Benedetti.

L’Avvocato Agnelli e Cesare Romiti insieme a Romano Prodi, allora Presidente dell’IRI

Craxi scosse l’albero per vedere quanti frutti potevano cadere e dove, corteggiando la stampa con dichiarazioni che ebbero il loro effetto. Si venne così a sapere che Alfa Romeo aveva aperto delle trattative con Ford. Il 1 Ottobre gli americani presentarono un’offerta di 200 miliardi di lire per acquisire subito il 19.5% delle quote azionarie, spartire le perdite con IRI nei successivi 3 anni entro i quali avrebbero completato l’acquisizione dell’intero pacchetto azionario ad un prezzo concordato in base ai risultati operativi. Oltre a questo c’era l’impegno di 4.000 miliardi di investimenti per raggiungere una produzione annua di 400.000 vetture e l’esclusione di licenziamenti collettivi.

Così titolava l’Unità del 14 giugno 1986

Ma lo Stato ha fretta e per non subire ulteriori pressioni Prodi telefonò a Romiti, già Presidente di Alitalia ai tempi della gestione IRI, e si raggiunse la quadra con una controfferta. Fiat acquisirà il 100% delle quote azionarie, si accollerà 700 miliardi di lire di debiti pregressi e verserà a Finmeccanica 1050 miliardi di lire in tranche da 200 miliardi l’anno.

Inoltre sono previsti investimenti di 5.000 miliardi di lire con la creazione della nuova società Alfa-Lancia industriale prevedendo il pareggio di bilancio nel 1990, la produzione di 620.000 vetture di gamma medio-alta all’anno ed il riassorbimento di tutti i cassa integrati.

Lo stabilimento Alfa Romeo di Arese. Le ultime Alfa uscite dallo storico stabilimento nell’anno 2000

Il 7 Novembre l’accordo fu raggiunto ed il governo suonò le trombe della vittoria tricolore. Fu un’affare per IRI? No, il vantaggio fu minimo: la prima ed unica tranche fu pagata solo 6 anni dopo e all’inizio del 1987 Finmeccanica chiese ad IRI un aumento di capitale di 1.000 miliardi di lire.

L’unica nota positiva per il gruppo fu che il bilancio tornò in nero per la prima volta dal 1979. Fu un affare solo per FIAT che, per la terza volta nel corso del XX secolo, impedì a Ford di mettere i piedi sul territorio nazionale. In realtà FIAT si accollò un carrozzone statale in perdita senza sapere bene come gestirlo.

L’Alfa 164 presentata nel 1987. Fu la prima auto della nuova gestione Fiat, anche se sviluppata prima. Il design era dovuto a Pininfarina (nella foto Sergio Pininfarina)

La fusione, alla fine, trascinerà nel baratro anche la Lancia che stava vivendo un buon successo di vendite grazie anche alle numerose vittorie consecutive nel campionato mondiale Rallye con la Delta.

Nel frattempo Fiat concluse il decennio dei licenziamenti con altri 40.000 dipendenti in meno. Di buono c’è solo la riuscita operazione New Holland, la fusione tra Fiat Geotech e Ford New Holland (1991), che garantirà la leadership della nuova società di macchine agricole nel mercato europeo.

Questa operazione fu effettuata grazie alla negoziazione di Giorgio Garuzzo, ingegnere capace e dinamico, già CEO di IVECO che era presente nei ranghi FIAT sin dal 1977. Garuzzo nel 1991 viene nominato CEO del gruppo FIAT, che ora comprende i settori auto, camion e trattori, in piena crisi del mercato dell’auto.

L’ng. Giorgio Garuzzo, CEO Fiat nel 1991 (a destra) insieme a Gianni Agnelli e Cesare Romiti

Sotto la guida dell’ing. Garuzzo, Fiat produce una serie modelli di successo quali la Punto, la Bravo e la Brava, vetture tutte nominate auto dell’anno al loro esordio. Un milione di esemplari della Punto furono venduti nel primo anno di produzione, mentre la Bravo venderà 220.000 esemplari in Europa nei primi due mesi di produzione.

La Fiat Punto (sopra) presentata nel 1993 e le Fiat Brava e Bravo (sotto) presentate nel 1995

La Lancia invece iniziò il suo declino: all’apice del suo successo, dopo 6 vittorie consecutive nel Campionato mondiale Rallye, il 18 Dicembre 1991 venne annunciato il ritiro dalle corse. Parallelamente l’Alfa Romeo, dopo aver vinto il Campionato italiano Superturismo con la 155 GTA, si iscrisse nel 1993 al Campionato europeo.

L’Alfa Romeo 155 GTA di Nicola Larini, vincitore del Campionato Tedesco Turismo 1993 (DTM)

Il 1993 vide anche la chiusura dello stabilimento Lancia di Chivasso e lo spostamento della produzione dei modelli Dedra e Delta II serie, entrambi di scarso successo, nello stabilimento Fiat a Rivalta. Oltre a Chivasso chiuse anche lo stabilimento di Desio (MB), dove dal 1985 si produceva la Y10.

La Lancia Dedra, presentata nel 1989, sostituì la Prisma, ma non fu un in grado di replicarne il successo

Alla metà degli anni ’90 la FIAT era un‘azienda di nuovo in crisi, vuoi per lo scandalo di Tangentopoli nel quale fu coinvolto anche Romiti, vuoi per la guerra nella successione alla Presidenza, l’Avvocato aveva annunciato il suo ritiro al compimento dei 75 anni, vuoi per la fine del contingentamento delle vetture giapponesi sul mercato nazionale, vuoi per la lenta, ma costante emorragia di uomini del settore automotive che erano andati in pensione senza essere stati rimpiazzati da nuove leve capaci.

La II serie della Lancia Delta, presentata nel 1993, fu un fiasco nelle vendite

Sono anche gli anni degli impianti integrati e delle linee robotizzate, come quelle del nuovo stabilimento di Melfi (PZ), inaugurato in mezzo al nulla nel 1993 e costato 6,6 miliardi di lire per metà finanziati dallo Stato.

Nel 1996 Romiti prende il posto dell’Avvocato e ancora una volta il fratello Umberto si vede negare ciò che gli spetterebbe. Garuzzo paga la sua intraprendenza e viene sostituito da Paolo Cantarella, ingegnere in FIAT dal 1977, ma con scarsa esperienza nel settore della produzione.

L’ing. Paolo Cantarella, nominato AD di Fiat auto nel 1996, insieme all’Avvocato

Uno dei pochi nuovi modelli che in questo periodo ottiene un buon successo di vendite, con 90.000 ordini nei primi 4 mesi di produzione, è l’Alfa Romeo 156, eletta auto dell’anno nel 1998.

La speranza dell’Avvocato di un successore che porti il suo cognome svanisce tragicamente quando il 31 Dicembre del 1997 muore, dopo una lunga malattia, Giovanni Alberto Agnelli, figlio del fratello Umberto e di Antonella Bechi Piaggio.

L’Alfa Romeo 156, presentata nel 1998, l’unico successo commerciale di Fiat Auto in quegli anni

L’evento scuote non poco l’Avvocato anche se la Fiat resta saldamente controllata dalla famiglia grazie alla Giovanni Agnelli &C. , la Società in accomandita per azioni creata nel 1987.

Il suo cuore era già stato messo a dura prova l’anno prima, quando si sottopose ad un delicato intervento chirurgico per sostituire due dei tre by-pass coronarici che gli furono applicati negli Stati Uniti nel 1983.

Giovanni Alberto Agnelli, morto prematuramente nel 1997

Le sue condizioni sono così gravi che non gli consentono di volare di nuovo a New York, dove in precedenza gli avevano già rimosso un’aneurisma all’aorta addominale, venendo così ricoverato al Princess Grace di Montecarlo.

Il vecchio leone vede vicina la sua fine e quella del suo gruppo. In dieci anni la Fiat ha perso gradualmente il 18% delle suo quote di mercato in Italia ed il 5% in Europa. Quando nel 1998 Romiti e a Cantarella lasciano la guida, i loro posti vengono occupati da Gian Paolo Fresco, già membro del CdA, e da Gabriele Galateri di Genola, amministratore delegato di IFI dal 1993, la finanziaria che controlla la Fiat.

Gian Paolo Fresco nuovo Presidente del Gruppo Fiat nel 1998

La nuova coppia di manager trova il settore auto allo stremo: le casse sono quasi vuote, non ci sono progetti di nuovi modelli nei cassetti, tutti i servizi interni, dalla manutenzione degli impianti fino alla rimessa degli autisti dei dirigenti, sono stati esternalizzati con conseguente aumento dei costi di gestione, la concorrenza ha rapidamente occupato tutte le fasce di mercato trascurate dalla FIAT.

La scelta di Fresco, che ha visto concordi Mediobanca, Generali e Deutsche Bank, creditrici della Fiat, è stata favorita anche anche dai suoi trascorsi in General Electric ed alle sue conoscenze nel mercato USA.

Gabriele Galateri di Genola, nuovo AD di Fiat Auto nel 1998 al posto di Paolo Cantarella

L’Avvocato infatti ha intuito che la sfida del mercato globale non possa essere affrontata da soli, la Fiat è ormai piccola rispetto alle principali concorrenti ed i suoi modelli vendono meno di 40.000 esemplari l’anno. Si cerca quindi l’accordo con un grande partner che si manifesta con l’acquisizione da parte della General Motors del 20% delle azioni di FIAT auto, pagato con azioni della GM che valgono il 5% dell’intero gruppo americano.

Fiat ottiene nel contratto la concessione di una clausola che prevede, dopo 2 anni dalla firma ed entro gli 8 successivi, la cessione del restante 80% delle quote di Fiat auto a GM ad un prezzo da determinarsi con criteri predefiniti legati all’obbligo di acquisto.

L’accordo, siglato il 13 Marzo 2000, include anche la fusione delle società che possiedono gli stabilimenti Opel in Germania con le rispettive società italiane.

Ma i primi anni del XXI secolo non sono felici per l’Avvocato: il primogenito Edoardo viene rinvenuto cadavere sotto ad un viadotto dell’autostrada A6 nei pressi di Fossano (CN). Edoardo aveva in precedenza espresso il diritto di conservare un suo ruolo all’interno della società, anche se non ne aveva mai fatto direttamente parte e la sua morte getta più ombre che luci sulla enorme eredità della famiglia. Ad Agnelli resta ora solo la figlia Margherita.

L’Avvocato con il figlio Edoardo, morto suicida nel 2000

Sono questi anche gli anni in cui il ruolo di Gianluigi Gabetti, già amministratore delegato di IFI e vice-presidente della Fiat dal 1993 al 1999, assunse sempre più importanza nelle decisioni delle società che detengono la maggioranza delle azioni del gruppo Fiat. E gli anni futuri saranno cruciali per la messa a punto del suo piano strategico.

Gianluigi Gabetti (a destra) insieme a Sergio Marchionne

Intanto la Fiat continua a perdere denaro e quote di mercato, sul piatto della bilancia ci sono solo gli esuberi e quando va bene il ricorso massiccio alla cassa integrazione. Nel 2002, prima della presentazione del bilancio, Gabriele Galateri di Genola improvvisamente si dimette dalla sua carica. Viene quindi rapidamente sostituito da Alessandro Barberis, membro del Consiglio di amministrazione, una scelta fatta soprattutto per non turbare i mercati.

Alessandro Barberis sostituisce Gabriele Galateri di Genola, quale AD di Fiat Auto nel 2002

Ma la situazione è chiara: i problemi restano quelli di prima, c’è bisogno di un piano strategico per la holding e di un piano industriale per la Fiat Auto che eviti la chiusura degli stabilimenti e salvaguardi l’occupazione perchè altrimenti, come dichiarano in sintonia il governo ed i sindacati, la Fiat non può riprendersi.

Gianni agnelli alla guida del suo Yacht Agneta

Ma l’Avvocato è ormai distante da tutti questi problemi, la sua salute stavolta è minata da un carcinoma prostatico che gli sarà fatale. Sognando per l’ultima volta di essere al timone del suo yacht Agneta con le vele color mattone di bolina stretta e con un asciugamano annodato sui fianchi, Gianni Agnelli muore all’alba del 24 Gennaio del 2003 nella sua camera di Villa Frescot, sulla collina torinese.

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Paolo Giusti, torinese d’adozione, si occupa della storia della Lancia e dei marchi torinesi da molti anni. E’ il curatore dell’Archivio privato Stefano Bricarelli, il fondatore della rivista Motor Italia, dell’Archivio Riccardo Moncalvo, che fu il fotografo ufficiale di Pininfarina per circa 40 anni e dell’Archivio Mario Revelli di Beaumont, il primo freelance designer italiano. Collabora periodicamente con alcune riviste di settore, con archivi museali italiani ed esteri ed ha partecipato a diversi progetti editoriali. Negli ultimi anni ha focalizzato la sua attenzione sulla ricerca storica finalizzata al restauro di vetture d’epoca italiane e per questo ha ottenuto numerosi riconoscimenti in occasione dei più prestigiosi Concorsi di eleganza internazionali. E’ consulente della Sezione Progetti speciali e restauri di Pininfarina.

24 Gennaio del 2003. La camera ardente dell’Avvocato allestita al Lingotto

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