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di L’Alieno

Trovo francamente inquietante il voto per la Lega di Matteo Salvini. Preoccupante come lo stesso personaggio che da anni appare come il peggior trombone dell’ultra destra nazionalista, amica di Putin, e dai rapporti dubbi con tutta una serie di opachi faccendieri amici dell’autocrate russo. Illuminanti a tal proposito le parole di pochi giorni fa di Julia Friedlander, responsabile sud-Europa dell’Amministrazione Trump (non Biden!).

Se a tutto questo si aggiunge l’antico DNA “padano”, al servizio degli interessi economici del nord (vocazione mai aborrita), si comprende bene che il voto per la Lega, soprattutto a sud, appare autolesionistico. Anche per chi si affanna soltanto a cercare voti per qualche amico candidato in quel partito. Non ci può essere amicizia che tenga di fronte ad un qualsiasi candidato che decida di abbracciare interessi oscuri e contrari a quelli siciliani, nazionali e della stessa Europa dei diritti. È quasi imbarazzante ripetere concetti così elementari nel 2022.

Matteo Salvini (foto repubblica.it)

Lo dico a scanso di equivoci: il problema non è votare a destra. In una democrazia sana l’alternanza è fisiologica. Ma votare FdI o Forza Italia è cosa diversa che votare Salvini (anche se sono colpevolmente alleati). Per questo risulta incomprensibile la campagna del PD che punta tutto sull’allarme democratico dovuto al pericolo Meloni. Cosa vorrebbe intendere Letta? Che è democratico solo il voto per la sinistra? Improntare oggi una campagna elettorale all’insegna dell’“antifascismo”, al grido “giù le mani dalla Costituzione“, a me sta sembrando demenziale e patetico, ancorché anacronistico. E a dare un’occhiata ai sondaggi i risultati appaiono palesi. Un disastro. Un partito senza idee che punta soltanto al voto di chi non ha alternative.

Enrico Letta e Giorgia Meloni (foto corriere.it)

Anche il pericolo Salvini non sembra un pericolo fascista, semmai “sfascista”. Rappresenta il rischio dell’incompetenza gigionesca, di una nuova campagna elettorale permanente condotta dalle stanze del Ministero degli Interni, degli interessi del sud sacrificati a quelli del nord, della caccia all’immigrato come mezzo di distrazione di massa, dell’uso strumentale della religione nella lotta politica, delle pagliacciate populiste come le citofonate ai presunti delinquenti. Il pericolo serio di un allontanamento dall’Europa dei diritti per consegnarci all’Europa illiberale degli Orban e supina agli interessi di Mosca. A Palermo come a Roma, senza se e senza ma. Non è ragionevole.

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