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di Antonio Incardona

‘La patrimoniale? Ora è il momento giusto’: questo ha dichiarato l’Onorevole Fratoianni quando di recente ha proposto l’introduzione dell’ennesima tassa volta a colpire il già martoriato comparto del risparmio.
La logica del ragionamento, a suo dire, sarebbe fondata in primo luogo sul principio della progressività delle imposte prevista dalla nostra Costituzione, in secondo, sul leitmotiv che non vi sarebbe nulla di scandaloso che chi è più ricco, o considerato tale, contribuisca.
Sono due affermazioni prive di senso.

La prima perché il sistema fiscale italiano è già ispirato al principio di progressività: si va da una aliquota zero per i redditi più bassi ad oltre il 47% per quelli più alti. Non si tratta, perciò, di attuare un principio già largamente in vigore, ma di introdurre una nuova tassa che colpisca il risparmio e su cui, peraltro, si sono già pagate le imposte.
Anche la seconda affermazione è priva di senso. Se la patrimoniale riguardasse solo i super-ricchi avrebbe un gettito minimo ed irrilevante. Ecco, allora, che per avere introiti non risibili l’imposta dovrebbe colpire anche il ceto medio.

Alla modestia dei risultati si accompagnerebbero effetti profondamente negativi per l’economia. Vi sarebbe un massacro indiscriminato di quel ceto con un’aggravante: un’imposta sul patrimonio avrebbe effetti devastanti anche su tutti coloro che hanno un patrimonio improduttivo e sono privi di entrate. Si pensi a chi ha perso il lavoro o a chi, a seguito della pandemia, ha visto ridursi drammaticamente le proprie fonti di reddito. Infine, una tale imposta avrebbe un effetto fortemente disincentivante sul risparmio.

Ed allora mai la patrimoniale? Vi sono circostanze in cui è indispensabile. Si pensi al prelievo che il governo Amato fece sui conti correnti nel 1992. Non vi era altra via per evitare il rischio di bancarotta che gravava sull’Italia, in quel momento. Vuol dire che diventa un’imposta inevitabile quando lo Stato ha assoluta necessità di risorse per non fallire. Inutile pensare agli effetti negativi se non vi è altra scelta. Ma ovviamente ha un senso se è di portata tale da risolvere il problema immediato e se è misura ‘una tantum’.

Giuliano Amato

Se, viceversa, diventa una imposta stabile e non risolutiva, come quella proposta da Fratoianni, servirebbe solo a rendere meno attrattivo, sotto il profilo economico, il paese ed a fornire nuovo alimento ad uno Stato il cui tratto caratteristico è sempre di più l’inefficienza e l’incapacità di spendere bene i soldi che incassa. Una prova? Si propone la patrimoniale quando ancora neppure si ha l’idea di come spendere le ingentissime risorse dei ‘recovery fund’ dall’Europa.
Questa è mera bulimia impositiva.

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