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di L’Alieno

L’Italia entra nel nuovo anno con un carico impressionante di tristezza, paure e diffidenza per il futuro. Una società anagraficamente invecchiata, e anche male, che riesce solo a produrre dibattiti noiosi, fuori dalla realtà (l’ossessione per il fascismo e l’antifascismo è uno di questi) e politiche prive di qualsiasi visione del futuro, incentrate sull’atavico “tirare a campare”.

Siamo diventati una gerontocrazia che lascia poco spazio al nuovo (e soltanto se omologato e in continuità con il passato), che si rifiuta con ostinazione di riconoscere il merito e procede per forza di inerzia con lo sguardo esclusivamente rivolto all’indietro. Cioè verso un passato idealizzato che abbiamo rielaborato, nella convinzione di aver vissuto un”età dell’oro”, di essere stati i primi della classe in Europa e di essere stati tutti benestanti grazie alla nostra liretta. Addirittura siamo arrivati a rivalutare i peggiori personaggi della prima Repubblica, perché nelle nostre fantasticherie tutto ci andava benissimo ed eravamo il popolo più felice della Terra.

E adesso che ci siamo convinti che non va bene niente, invece, è solo un piagnisteo e una logorrea continua che trova sfogo sui social, dove assume la forma di un’enorme spirale viziosa autoalimentata da vuota retorica ed emerite fesserie. Uno spettacolo che non di rado coinvolge, più o meno consapevolmente, anche persone di cultura superiore sulle note nostalgiche, romantiche e pallose del “come eravamo e adesso non siamo più”.

Diciamocelo senza giri di parole, la nostra generazione (i boomers) è diventata insopportabile. Conservatori ottusi, negazionisti e paurosi su tutto ciò che riguarda progresso e futuro. L’avversione ideologica verso la transizione energetica ne è, oggi, il sintomo più evidente. Hanno fatto eccezione solo le invenzioni dello smartphone e dei social, negli ultimi anni, e solo perché ci hanno permesso di esternare, da mattina a sera, il nostro noioso rimuginio (che a noi invece appare così interessante e intelligente). Un sistema comunicativo che ha sdoganato e dato importanza a legioni di narcisi e disagiati funzionali, spesso paranoici, che vedono complotti ovunque, fuorché dove esistono davvero.

Poi abbiamo anche il coraggio di prendercela con le nuove generazioni, spesso bersaglio dei nostri strali perché non riusciamo a comprenderli, perché non la pensano come noi e hanno priorità e sensibilità diverse dalle nostre. Tipico, in tal senso, il linciaggio mediatico giornaliero riservato alla povera Greta Thunberg. Ma da quale pulpito viene la nostra predica? Quale esempio abbiamo dato? Che mondo abbiamo saputo costruire? Che diritto abbiamo di ergerci a giudici, autoassolverci e autogiudicarci migliori dei nostri figli?

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