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di Redazione

Lucio Dalla. Questo è semplicemente il titolo del libro edito da Mondadori (365 pagine, 20 euro) che Ernesto Assante e Gino Castaldo, due giornalisti de “La Repubblica”, e grandi esperti di musica, hanno scritto durante il confinamento forzato dovuto al Covid.

Ne è venuto fuori un ritratto inedito di uno degli autori più amati della musica italiana. Grazie alla loro scrittura raffinata e scorrevole emerge la figura di un artista irriverente e libero, capace di essere sempre controcorrente grazie alla sua imparagonabile genialità e alla sua altrettanto nota testardaggine.

Gino Castaldo e Ernesto Assante

Uomo poliedrico: Dalla è stato cantante, autore, attore, regista, produttore, scopritore di talenti, collezionista d’arte, tra i “mestieri” che gli vengono attribuiti, l’altro Lucio nazionale (uno era Battisti), ha segnato un’epoca.

Aveva dita troppo corte per suonare il piano, non conosceva abbastanza la musica per comporre, aveva un fisico lontano da ogni canone, aveva collezionato insuccessi discografici, non aveva una cultura da intellettuale. Eppure è diventato uno dei più grandi cantautori della storia della musica italiana.

Lucio Dalla in un film di Pupi Avati “La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone”

Il duo de “La Repubblica” ha recuperato tutte le tracce e le note di Lucio Dalla per ricostruire il ritratto che non c’era dell’artista nato il 4 marzo del 1943. Ne viene fuori un disegno completo: passando dalla canzone dei “parolieri” ai “poeti”, dal jazz alla “canzonetta”, dal pop al “cantautorato”, fino a quel magnifico ibrido di teatro musicale di profonda coscienza politica e civile.

Figlio di un commerciante di oli e direttore del club di tiro a volo di Bologna e di Iole, modista, fin da piccolo Lucio dimostrò una passione per la musica. Già a tre anni scappò per cantare una canzone, “Op, Carolla”, con l’orchestrina del Caffè Centrale, che si affacciava su piazza Maggiore a Bologna e a sei anni cantava operette, imparando a suonare fisarmonica e clarinetto.

Il piccolo Lucio Dalla già attratto dal mondo dello spettacolo

Nel marzo 1960 entrò nella più famosa jazz band di Bologna, la Rheno Dixieland Band, come secondo clarinettista al fianco di Pupi Avati, ma due anni dopo viene assunto dai Flippers su suggerimento di Ennio Morricone che lo aveva ascoltato suonare ad un festival.

La svolta avviene grazie a Gino Paoli che conosce Dalla al Cantagiro del 1963 durante il quale i Flippers accompagnano Edoardo Vianello. Lo porta agli studi Rca di Roma e gli fa incidere la sua prima canzone, “Lei (non è per me)”. Lucio esige di cantare al buio. Perché? Si era messo le mutande in testa! Queste sono alcune delle stravaganze che accompagneranno la sua carriera.

1960. Lucio Dalla (secondo a sinistra) con la Rheno Dixieland, famosa jazz band di Bologna

Il libro riporta aneddoti biografici preziosi e racconta con un’incredibile documentazione la nascita di ogni canzone che abbiamo amato, trasportandoci in un avvincente viaggio sentimentale.
A volte ci si commuove pensando ai momenti in cui abbiamo ascoltato per la prima volta questo o quel motivo, ma la lettura di questo libro porta a una riflessione che verrà analizzata in un nuovo articolo. Come sta cambiando il modo di leggere? La risposta l’abbiamo avuta grazie a Lucio Dalla.

Un giovane Lucio Dalla insieme a Gino Paoli

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