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di Antonio Incardona

Come noto grazie all’approvazione del progetto Next Generation Eu in Italia nei prossimi anni arriverà un’ingente mole di risorse. Si tratta di un’occasione da non perdere per rilanciare il paese dopo l’emergenza Covid e la conseguente crisi economica. Parliamo infatti di oltre 190 miliardi di euro a cui si aggiungono il fondo complementare messo a disposizione dal governo italiano e altri fondi strutturali europei. L’Italia ha illustrato come intende investirle all’interno del suo Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

Tra gli obiettivi del piano vi è anche quello di colmare le disuguaglianze territoriali sia a livello di servizi offerti ai cittadini che di infrastrutture. E proprio per questo motivo una quota cospicua delle linee di investimento vedrà un coinvolgimento diretto dei comuni. Questi non saranno solo chiamati a presentare proposte ma avranno un ruolo di primo piano nella realizzazione delle opere pubbliche. Riusciranno ad essere all’altezza delle attese? Soprattutto a sud? Non è un caso che la recente relazione dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio ha messo nero su bianco le probabilissime difficoltà di tanti comuni (soprattutto nel meridione), per la mancanza di risorse umane adeguate, a portare a termine quanto previsto dal Pnrr. Questo potrebbe spingere in ultima analisi il governo a esercitare i propri poteri sostitutivi, determinando una forte concentrazione nella gestione delle risorse.

Antonio Decaro, Presidente dell’Anci e Sindaco di Bari (foto da anci.it)

Per quanto riguarda il diretto coinvolgimento dei comuni, il Pnrr non entra generalmente nel dettaglio. Anche se già in un primo documento si fa esplicito riferimento alle diverse articolazioni territoriali dello stato, a partire dalle regioni. La stessa dicitura contenuta nel Piano viene poi ripresa anche nel decreto legge 77/2021 che definisce la governance dei progetti legati al piano.

Gli enti coinvolti inoltre non saranno solo responsabili della realizzazione degli interventi, ma anche dei controlli sulla regolarità delle spese e delle procedure. Per questo fine il Piano prevede la possibilità, anche per gli enti locali, di assumere esperti a tempo determinato o di avvalersi di consulenti esterni. Arma a doppio taglio che potrebbe diventare un sistema clientelare per distribuire inutilmente risorse agli amici (film già visto con i 31 progetti bocciati per il Pnrr, su 31 presentati, dai Consorzi di Bonifica siciliani).

(immagine da tp24.it)

Il coordinamento tra lo stato centrale e l’attività degli organi periferici dovrebbe essere assicurato dalla Cabina di Regia: ente appositamente creato per la gestione del Pnrr e guidato direttamente dal Presidente del Consiglio. All’interno di questo soggetto sarà coinvolta anche una rappresentanza della Conferenza Stato-Regioni e della Conferenza Unificata.

È previsto inoltre che il governo possa esercitare dei “poteri sostitutivi” nel caso in cui gli enti locali, chiamati a svolgere il ruolo di soggetti attuatori, non riescano a rispettare i tempi previsti. Oppure nel caso in cui siano riscontrate delle difformità nella realizzazione dei progetti rispetto a quanto presentato. Tramite questi poteri il Consiglio dei Ministri potrà, a determinate condizioni, attribuire a un altro organo pubblico o a un commissario ad acta il potere di adottare gli atti necessari e di provvedere all’esecuzione ai progetti.
Riusciremo, nonostante l’inadeguatezza della nostra burocrazia e della politica (soprattutto da Roma in giù) a spendere i soldi a disposizione? Potrebbe essere l’ultima storica occasione.

Immagine banner da Lavoce.info

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