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 «Ma siete o non siete esseri umani?»

 Più di un appello. Più di una preghiera. Un urlo. Che ci spezza il cuore. La mamma di Aleksei Navalny si rivolge direttamente a Putin: «Vorrei vedere mio figlio». Chiede il corpo senza vita: per accarezzarlo, salutarlo. Le civiltà e le necropoli sono nate assieme. «In pace i figli seppelliscono i padri, in guerra i padri seppelliscono i figli», ha scritto Erodoto. Un regime vive in un eterno conflitto. Ed è responsabile della vita dei prigionieri politici: senza attendere il responso di medici e giudici. Chissà quanto aspetterà, Lyudmila Navalnaya. Nell’Iliade il greco Achille, l’eroe invincibile (e feroce), uccide Ettore, il difensore di Troia, e trascina il cadavere attorno alle mura. Una scena atroce. Il vecchio Priamo allora esce dalla città, entra nella tenda di Achille: gli bacia le mani insanguinate, gli chiede il corpo di Ettore. E l’eroe brutale cede. Pensa a suo padre e piange. Addirittura piange. Oggi la chiamiamo empatia e parliamo di neuroni specchio: Omero lo sapeva millenni fa. L’Iliade si chiude con i funerali e le lacrime, le armi tacciono. La sacralità della morte, del dolore, di una lapide, è più forte di ogni cosa.

Nella tragedia di Sofocle, Antigone vuole il corpo del fratello Polinice. Che aveva assediato la città di Tebe e, secondo la legge, non meritava sepoltura. E lei combatte, si dispera, alla fine si uccide. Per quel cadavere negato. Antigone inventa, senza saperlo, i diritti universali: la citiamo ancora oggi, ogni volta che le ragioni dell’umanità prevalgono (dovrebbero prevalere) su quelle della realtà. Nel libro «La Russia di Putin», anno 2005, Anna Politkovskaja aveva già capito e scritto tutto. Nelle prime pagine Nina Ivanovna Levurda chiede un corpo, anche lei. «È una madre senza un figlio. Peggio: è una madre che non sa la verità su suo figlio». Busserà a tutte le porte, per quel ragazzo ucciso in Cecenia, domandando fino allo sfinimento: «Ma siete o non siete esseri umani?». Anna Politkovskaja è stata assassinata il 7 ottobre 2006, il giorno del compleanno di Putin. Il grecista Albin Lesky ha scritto che l’incontro tra Achille e Priamo «rappresenta l’inizio dell’umanesimo occidentale». Ce lo siamo perso da qualche parte.

Venanzio Postiglione, Corriere della Sera, 21 febbraio 2024                              

 

Nota a margine. Qualche giorno prima di morire, Alexei Navalny, scrive all’amico Sergey Parkhomenko, esule in Grecia: «Ciao Sergey! Ho scritto a Varya di Sorokin, a te scriverò di Cechov! Alla fine, quando sono partito dalla colonia, ho lasciato lì quasi tutti i miei libri. E quelli che c’erano, li avevo ormai finiti. Quando sono arrivato qui e mi hanno messo in quarantena, ho detto: portatemi qualcosa dalla libreria. La loro scelta non poteva essere più azzeccata: Resurrezione, di Tolstoj, Delitto e castigo, e… racconti e opere teatrali di Cechov. Bene, penso, c’è una logica…».

E se hýbris, non piètas, alberga nei cuori dei potenti di oggi, «Bisogna leggere i classici»: sono le ultime parole scritte da Navalny. Le più poderose e rivoluzionarie. (g.c.)

 

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