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Con il presente articolo inauguriamo una nuova categoria del nostro menù: Alto_Volume. Si occuperà di libri e letteratura, anche nella prospettiva della recensione periodica sul ‘libro del mese’ a cura del gruppo di lettura, nato su iniziativa di Chiara Tramontana e del nostro blog.

di Andrea Biglia

Usi, costumi, abbigliamenti, donne, armi, rapporti sociali, il tentativo di ricostruire lo ‘spirito’, il modo di pensare e persino di parlare. Gli ingredienti del romanzo storico ci sono tutti in ‘Marc de Fer, Una storia di fortuna e di coraggio, di amore e di amicizia’, il nuovo libro di Alberto Beonio Brocchieri (Simonelli editore, ebook, euro 6,99) . Ma nel tumulto delle imprese belliche, diplomatiche e erotiche del giovane Marc calate nella sanguinosa prima metà del Seicento francese – per intenderci, la Guerra dei Trent’Anni, e dintorni, peste compresa, uomini e territori saccheggiati e violentati dalle scorrerie di masse di gente in armi – queste pagine rivelano anche il piacere quasi fisico del racconto, un autore che gira sempre il caleidoscopio della vita.

L’immagine di copertina di ‘Mark de Fer’

C’è una ininterrotta successione di avventure e di colpi di scena, tra battaglie, congiure e agguati, amicizie autentiche e amicizie pericolose, tragedie e successi, le figure femminili che ci vogliono in quel dato momento (da Cecile dalle bianche braccia, a Magdalene che cura i feriti con misteriose erbe, dall’affascinante Arianna, figlia del maestro d’armi, alle dame di corte mature quanto insoddisfatte): un patrimonio di esperienze che porteranno il protagonista, ‘Marc dei Cuisiniers’, garzone nella locanda del padre in un borgo sperduto della Francia del sud, a salire i gradini della scala fino ad accedere con tutti gli onori, per coraggio, intelligenza, e, diciamo pure, sfrontatezza (quando occorre), agli esclusivi palazzi nobiliari tra duchi e cardinali. Al culmine dell’ascesa lo attende la pergamena firmata da re Luigi XIII, con il sigillo di Richelieu, che lo eleva a ‘Monsieur Marc de Fer compte de Gaillac’, con relativo castello.

Alberto Beonio Brocchieri

Laurea in filosofia alla Statale di Milano, Beonio Brocchieri pur coltivando una carriera di manager, non ha mai trascurato la vocazione per la narrativa. Prima di inventare ‘Marc’, con ‘I bugiardi di Dio’ (Savelli, 2015) aveva coinvolto i lettori in un rocambolesco futuribile in cui lo spregiudicato mondo dell’alta finanza si intriga con le sofisticherie tecnologiche della ‘rete’ e le sottigliezze della teologia. Adesso si torna indietro di quattro secoli e il gusto di sperimentare raccontando le sorprese della vita resta intatta: un po’ la tecnica del feuilleton, ogni ‘puntata’ sempre nuovi motivi di suspence. E parlare di feuilleton non significa certo una ‘diminutio’, come vorrebbe un ingiustificato luogo comune, se si ricorda che con questo genere letterario si sono cimentati autori come Balzac, Flaubert, Hugo, tanto per restare in territorio francese).

I due romanzi di Alberto Beonio Brocchieri

L’Introduzione del volume prepara l’ambiente: ‘Il XVII secolo fu un tempo affascinante e terribile – dice Beonio Brocchieri – che segnò una straordinaria rivoluzione nella storia della condizione umana, e fu la culla di tutto quello che noi chiamiamo, oggi, la modernità’. E il Marc che impariamo a conoscere capitolo dopo capitolo, da quando la sua voglia di avventura lo spinge a lasciare il paese e gli affetti giovanili per abbracciare la vita delle armi, soldato semplice al servizio delle giubbe azzurre di Gaston d’Orléans in guerra contro gli spagnoli, interpreta questo ‘uomo nuovo’ che deve affermarsi come individuo ‘libero di cercare la verità con strumenti umani e di scegliersi i propri valori’.

Gaston d’Orléans

L’esperienza della guerra, le insidie della politica, la delusione di una Parigi che non coincide con la splendida città che Marc si era immaginato ‘come se la immaginano i contadini di tutta la Francia’, le spietate lotte per il potere tra cui il protagonista sa districarsi con astuzia, rappresentano come le tappe di una ‘iniziazione’ verso l”uomo nuovo’.

La Parigi di Luigi XIV

Neanche a Marc le mani restano sempre pulite. Un po’ di ‘polvere del potere’ gli rimane addosso anche quando, diventato un uomo famoso e rispettato, si ritira nel castello. Una vena dello spirito inquieto e vagabondo di Montaigne, che ha ‘preceduto’ Marc di pochi decenni, sempre in bilico tra scetticismo e ricerca della verità, sembra aleggiare sulle vicende di questo libro che riserva sorprese fino all’ultimo, quando il nostro eroe, invece di acquietarsi della posizione duramente conquistata, torna a montare a cavallo. Dove va, quale donna vuole inseguire? Il lettore resta a bocca asciutta e aspetterebbe un nuovo capitolo.

Michel de Montaigne

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