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“Noi siamo la nostra memoria,
noi siamo questo museo chimerico di forme incostanti,
questo mucchio di specchi rotti”.
(Jorge Luis Borges)

di Marinella Calabrese

Il presente è un punto che si dipana nel tempo e diventa la traccia di un’intera vita.
Anche la teoria della relatività di Einstein ci insegna che le regioni temporali a noi accessibili rimangono limitate e la dimensione del presente è solo una retta fatta di punti in successione.

È proprio guardando alla scala dei tempi dei fenomeni cosmici e dell’universo che la durata della nostra vita sembra un punto. La consapevolezza dell’essere e poi del non-essere segna il nostro breve passaggio. Noi ci affanniamo urlando, scrivendo parole ma non c’è luce che parli di noi: siamo fiammiferi accesi per un attimo, una fiammella esile che non può rischiarare il buio. Il tempo che ci è concesso vivere sembra non debba mai finire quando siamo giovani, poi cominciamo a percepire che gli anni passano e il tempo che ci rimane diventa minore di quello già vissuto.

Bergson direbbe che la “durée”, il tempo vissuto, si rivela soltanto mediante il processo della vita, attraverso la sequenza degli eventi vissuti dall’individuo, in cui ogni istante risulta qualitativamente diverso da tutti gli altri, irripetibile ma correlato strettamente agli altri, come in una valanga. Secondo lo stesso filosofo la vita interiore è autocreazione e libertà. Essa si identifica con la memoria che non è semplice ricordo: mentre il ricordo è solo la materializzazione di un evento accaduto, la memoria è molto più complessa e riassume l’intera storia dell’individuo. La memoria è il passato “rivissuto” nel presente.

Il filosofo francese Henri-Louis Bergson (1859 – 1941)

Potremmo mai vivere senza la memoria? Senza ricordare? Esiste una memoria procedurale che ci guida nelle azioni quotidiane e una memoria emozionale che conserva ricordi carichi di emozioni, significativi per la singola persona. Possiamo parlare di una memoria collettiva, storica. Jung parla addirittura di un inconscio collettivo.

Carl Gustav Jung (1875 – 1961), padre della psicologia analitica

Il senso della memoria ci permette di ordinare e valutare a posteriori gli eventi, sia personali che sociali. Ma quando guardiamo all’evoluzione della società e alla scala “storica”, allora la nostra vita sembra davvero un brevissimo segmento, un tratto troppo breve per essere determinante nella trama della storia della civiltà. Siamo un punto senza dimensioni su scala cosmica, piccoli tratti nella storia: la vita di un uomo è troppo breve per cambiare la storia e le azioni di ognuno sono poco incisive.

Solo alcuni uomini geniali sanno trasformare il loro segno terreno in tracce immortali. Ma quanto misura l’immortalità su scala cosmica? Quando il Sole diventerà una gigante rossa e la Terra sparirà, che ne sarà di tutta la memoria dell’umanità?

Albert Einstein (1879 -1955), genio della fisica del XX secolo

“U tempu sta finennu na ‘n ci pinzari
Macari aceddi sunu stanchi di cantari
Su tempu
Mi l’aia passatu tra peni e turmenti
Li peni di lu ‘nfernu nan su nenti.”
(Franco Battiato, “Il cammino interminabile”)

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