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di FrancaMente

Mi dichiaro: sono gay! Perché questa frase dev’essere così scioccante? Perché non potremmo essere ciò che preferiamo senza necessariamente dichiararlo come fosse una cosa scioccante? Perché dobbiamo essere necessariamente gay o etero? Di destra o di sinistra? Bianchi o neri?

La mente umana, per comprendere meglio il mondo attorno a noi, tende a semplificare il tutto utilizzando le categorie, anche quando queste fanno riferimento non solo agli oggetti o alle situazioni, ma anche agli individui. Sono delle scorciatoie mentali che spesso aiutano la comprensione, ma altrettanto spesso ci inducono a sbagliare, riducendo la nostra visione e inducendoci a pensare in maniera limitata.

In realtà nessuno è necessariamente l’uno o l’altra cosa, semmai esiste un continuum dove ci piazziamo e oscilliamo continuamente per tutta la vita, dove non solo si può essere più gay o meno gay, ma anche più di destra o più di sinistra, e qualunque altra cosa possa venirci in mente. E anche se per alcuni può essere scioccante questo vuol dire che ognuno di noi ha un lato omosessuale: per questo anch’io sono gay! Non è prevalente nel mio caso, ma anche se lo fosse perché dovrei dichiararlo? Sarebbe bello poter fare un commento ritenuto ‘gay’ senza dover per forza essere etichettato come tale.

Sarebbe l’ora di scardinare questi vecchi preconcetti e rendere l’esistenza un po’ più serena. Non è un mistero che la nostra mente ogni qualvolta incontra qualcuno diverso da noi (per orientamento sessuale, per partito politico, per etnia) si pone in atteggiamento di protezione verso noi stessi e del gruppo a cui sentiamo di appartenere, mostrando chiusura verso ‘l’altro’.

Già nel lontano 1906, Francis C. Sumner, professore di psicologia e filosofiaun ‘diverso’ anche lui perché di colore nell’America di quel tempo, riteneva che i sentimenti positivi verso il proprio gruppo fossero direttamente correlati ai sentimenti di ostilità verso ‘l’altro’. E nel tempo anche altri autorevoli autori hanno affermato la tendenza di ognuno ad accentuare le somiglianze all’interno del gruppo cui sente di appartenere, attribuendo a questo caratteristiche decisamente positive. Mentre riteniamo che gli appartenenti ad altri gruppi abbiano caratteristiche e connotazioni negative, anche senza aver avuto particolari meriti o demeriti.

il prof. Francis Cecil Sumner, psicologo americano di inizio XX secolo

Essere consapevoli di come ‘funzioniamo’ ci aiuta a superare i nostri limiti. Riflettiamoci. Considerare gli omosessuali, le persone di colore, i migranti, come ‘diversi’, vuol dire focalizzarci soltanto su un’unica caratteristica che ci differenzia da loro. Banalizzando sarebbe come voler sostenere che tutti i biondi sono delle brave persone soltanto perché l’avere i capelli chiari è un tratto comune al gruppo a cui apparteniamo, mentre chi ha capelli scuri no, sarebbero persone da evitare.
Cari amici, le chiacchiere stanno a zero. Siamo tutti umani!

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1 Comment

  1. Vito Iannizzotto Reply

    La voce della Chiesa purtroppo in questi giorni ha amplificato la natura di essere gay…
    Ha etichettato diverse le coppie gay a tal punto di non benedire le unioni…
    I preconcetti e i pregiudizi sulle diversita’ purtroppo anche se siamo nel 2020 vengono alimentati da enti quali la Chiesa lo Stato
    Purtroppo la mancanza di cultura porta alle etichette che siano per un orientamento sessuale o per il colore della pelle …bisognerebbe non dare parola ai potenti…

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