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Per gentile concessione dell’editore Book Time pubblichiamo uno stralcio dell’introduzione del libro di Michele Focarete “Milano by night. Quando lo spogliarello era un’arte” (pp 144, euro 15). Nel volume sono presenti interventi di Armando Torno e una postfazione di Rinaldo Gianola.

di Michele Focarete

Sono testimone di un mondo in estinzione. Alcune cose le ho viste e vissute, altre le ho sentite: le une e le altre fanno parte della storia irripetibile del costume italiano. Nerone non era neppure nato e il grande Tex Willer non infiammava ancora la fantasia dei suoi lettori che già si intravvedevano spettacoli di nudo.

Il fenomeno merita attenzione per la sua evoluzione rapidissima nel tempo, fino ad arrivare ai giorni nostri, a Milano, dietro le quinte di teatri e di night rinomati. Dai fasti della rivista, delle attrazioni di grido e dello spogliarello, al lento ma inesorabile declino.

Luci e ombre, drammi e curiosità di personaggi legati a questa fetta di mondo dello spettacolo, dello striptease. Una città invisibile, uno spazio dedicato a chi non è in prima fila, a chi non ha titoli a tutta pagina, a quello che c’è dietro l’angolo, a quello che c’è e si vede, ma poco. Magari anche a quello che esula dai filoni classici dello spettacolo, ma che spettacolo diventa in una città come Milano, piena di tutto.

Ho assistito con malinconia alla chiusura del leggendario simbolo delle notti leggere milanesi, il Teatro Smeraldo. Lo storico tempio dell’avanspettacolo, della rivista e dello spogliarello, dopo 45 anni, abbassava per sempre il tendone di velluto rosso, congedandosi quasi in sordina dal suo pubblico e dai suoi artisti.

Era il 1985, quando con un nodo in gola, il conte Gianfranco Longoni, proprietario del locale, lo annunciò. Il teatro chiuse con la rivista, l’avanspettacolo, ma continuò la programmazione cinema-varietà, grazie alla dilagante moda del nudo a basso costo. Eppure, fino a una decina di anni prima, intorno al 1975, in sala si contava persino un buon 20% di pubblico femminile. Poi la crisi, lenta ma inesorabile.

Il Teatro Smeraldo nei primi anni ’50

Nel 1940, quando era nato lo Smeraldo, sui palcoscenici del teatro di rivista, Lucy D’Albert e Nino Taranto rappresentavano “Apollo va in città” e la compagnia Viarisio-Porelli-Pola mieteva successi con lo show “La città delle donne”. Di contro lo Smeraldo cominciava timidamente ad ospitare antiche glorie e nomi già noti, bellezze sconosciute e comici con poco avvenire. Eppure, proprio su quel palco, divennero famosi Pietro Mazzarella, Gino Bramieri, Tino Scotti, Elio Crovetto, Franchi e Ingrassia, Lauretta Masiero, Dorian Gray.

Lucy D’Albert

Poi, subito dopo la guerra, la gente aveva bisogno di ritrovarsi, di dimenticare. Così lo Smeraldo iniziò ad ospitare compagnie di giro rinomate. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta, ci furono gli exploit di Lucio Flauto e Romano Villi e, sempre in quel periodo, tenne a battesimo una coppia di giovani che divenne poi popolarissima: Il duo Adriano Celentano – Tony Renis. Allora Celentano prendeva spunto da film comico-musicali interpretati da Dean Martin e Jerry Lewis e ne faceva il verso, creandosi uno spazio come imitatore fantasista.

(Da destra) Adriano Celentano e Tony Renis

Alla fine degli anni Cinquanta, inizio anni Sessanta, scoppiò poi il fenomeno della canzone e si scoprì quasi in punta di piedi l’arte dello spogliarello. Accadde e cominciò esattamente alle 22 del 17 aprile 1959, quando la Milano by-night ebbe un piccolo fremito: Il Teatro Alle Maschere di via Borgogna, dava il via con Rita Renoir, star mora e maliarda, al fenomeno dello striptease.

Allo Smeraldo, di contro, proposero le ugole d’oro di Luciano Tajoli, Tullio Pane, Giacomo Rondinella, Nilla Pizzi, Achille Togliani, Claudio Villa. E quelle, sempre quotate, di Josephine Baker, Frankie Lane, Gene Pitney e i favolosi Platters. E sarà proprio lo Smeraldo a dare gloria a Rita Pavone, Gianni Morandi, Carmen Villani.

L’ingresso del Teatro Alle Maschere

Ma il ciclo dei big canori si esaurì presto. Siamo negli anni ’70. Arrivò però una boccata di ossigeno grazie all’impresario e patron del Teatro Alle Maschere, Nando Milazzo, che portò lo strip in teatro. Seni al vento si fondevano con le battute di comici illustri: un trionfo!
Così anche il Teatro Smeraldo si adeguò e presentò al pubblico meneghino la spogliarellista Stephany Lovely che diede una svolta clamorosa allo strip-tease. È proprio lei che, spogliandosi completamente davanti ai presenti, superò la barriera già audace del puntino e fece iniziare l’era del nudo integrale.

Stephany Lovely

Si andò avanti di questo passo: sempre più “bambolone” pronte a denudarsi e sempre meno comici e soubrette. Ma intanto anche la stampa e le televisioni, cominciarono a mostrare lunghe gambe e seni al vento di belle figliole: il teatro rivistaiolo non regalava più quel pizzico di proibito che prima era di sua esclusiva e la gente iniziò a disertare le platee. Chiusero i battenti anche l’altro teatro rivistaiolo-strip, Alle Maschere e per ultimo il Teatrino, tempio storico dello spogliarello a dir poco audace, visto che tra le sue vedette annoverava persino Moana Pozzi.

Il Teatrino di Milano

Allora non restò che il night per assaporare notti da play boy e trasgressione. L’antico night club che, soltanto a nominarlo, diffondeva un sentore di peccato. Donnine e champagne. E lo sciupa femmine di turno, il cacciatore di vizi, si ritrovava da solo, con il portafogli vuoto e la testa piena di ronzii. Tanto tempo fa.

Prima del Sessantotto e la sua rivoluzione. Nel night ci andava una Milano un po’ particolare, che era soprattutto la provincia, il single di mezza età con il vestito della domenica, i brianzoli rampanti del ciuffo ribelle e le basette alla Elvis, gli industrialotti decorati da commenda, gli impiegati freschi di nomina e i turisti in cerca di approcci peccaminosi metropolitani. Balordi? Qualcuno. Loro avevano altri giri, meno in vista, fatta eccezione per chi in vista voleva proprio mettersi, come quel Faccia d’Angelo di Turatello alle prime armi, o Renato Vallanzasca, tanto per fare dei nomi.

Il night club Astoria

Era il night dalle luci soffuse, angoli compiacenti e sguardi tentatori. Camerieri in frac, rose rosse, velluti e fiumi di Gordon Rouge a fare da cornice allo spettacolo: spogliarelliste internazionali, acrobati, giocolieri, prestigiatori. Per la gioia dell’habitué del nudo, del giovane curioso, del turista in cerca di emozioni forti. Era il night delle grandi orchestre: quelle dei Buscaglione, dei Perez Prado. E le dive con tanto di boa, emule delle regine di sempre come Rita Cadillac, Rita Renoir, Dodò d’Hambour.

(Da destra) Rita Renoir, Dodò d’Hambour e Rita Cadillac

Era il night targato anni ’60, ’70. Che è poi continuato, a dispetto del mondo che cambiava, fino ai giorni nostri. Con modifiche, chiusure, sfratti e riaperture. Chi aveva resistito non aveva di fatto cambiato la vecchia formula: spettacolo all’una di notte, possibilità di cena, champagne e donnine a percentuale sulle consumazioni dei clienti.

Nel dicembre 1982 il night Astoria di piazza Santa Maria Beltrade, a pochi passi dal Sagrato, compiva 40 anni. La vedette di turno era Patricia Boom, nera della Guadalupa, mentre le altre due spogliarelliste erano l’inglesina Carmen e Laura Kelly, che diventerà famosa più tardi con il suo vero nome: Maurizia Paradiso.

Michele Focarete (a sinistra) intervista il grande impresario Cariaggi, marito di Lara Saint Paul e grande frequentatore di night milanesi

Sempre in quell’anno l’impresario Ugo Ortolani, detto il Bernardin made in Italy, esportava per la prima volta in Francia una spogliarellista nostrana: Francesca Casagrande, classe 1951, comasca di Lipomo, in arte Vivienne Voirnet.

Altri tempi. Attimi antichi di angoli di notte forse a torto dimenticati. Già lontani dagli anni del boom, quando nel night si vedeva spesso Ava Gardner accompagnata da Walter Chiari e a Claudia Cardinale venne persino dedicato un cocktail da Luciano Erbetta, ex primo barman d’Italia che per mezzo secolo aveva inventato intrugli per i clienti dell’Astoria.

Ava Gardner e Walter Chiari all’uscita di un noto night milanese

Ma in quegli anni favolosi tra i clienti abituali si aggirava anche il giovane Francis Turatello, già incontrastato boss della mala milanese. Occupava con i suoi uomini più fidati, salette riservate, ordinava champagne millesimato e dispensava mance stratosferiche. Al suo tavolo sempre ragazze avvenenti.

Poi c’era un altro habitué, di massimo riguardo, che sembrava smentire la patinata atmosfera da café-chantant. Era nato ad Avellino e l’avevano registrato come Giuseppe Antonio Doto. A little Italy, in quel di New York dove aveva traslocato da piccolo, era soprannominato Joe Adonis: era il capo dell’Anonima Omicidi di Cosa Nostra.

Francis Turatello, boss della mala milanese, frequentatore assiduo dei night milanesi

Un ometto distinto che al night Astoria sedeva ad un tavolo d’angolo, attorniato da uomini-armadio con le eleganti giacche deformate dalle pistole appese sotto le ascelle. Proprio in quell’Astoria gestito per anni da un corpulento e baffuto proprietario, Felice Fava, che pretendeva nel suo locale pulizia, anche morale, se così si può dire.

Francesca Casagrande, in arte Vivienne Voirnet.

Acqua passata. Per alcuni tristemente passata, con persone e cose da rinchiudere in una bolla di sapone magica dentro la quale era possibile coccolare solo pensieri positivi e amarcord di un tempo che fu. Lo Smeraldo, nel 1985 chiuse con la rivista e si riciclò in teatro di strip.

L’ingresso del night club Astoria

I boss, quelli veri, morti ammazzati o in galera. Mentre i vip d’ogni tipo e categoria professionale preferivano le discoteche che spuntavano ovunque da una notte all’altra a certi night. Quelli dove più bevi e più sei importante e dove, per essere grandi, si consuma cocaina, con la possibilità di portarsi via le ragazze a suon di bigliettoni: da 500 euro in su cadauna.

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14 Comments

  1. Michele Focarete Reply

    Un grande grazie a Oltreimuri per aver dato spazio ad un mio libro al quale tengo molto perché è uno spaccato di vita che ho vissuto. Sono pagine che creeranno di certo un velo di nostalgia a chi, come me, non è più un giovincello. Ma, allo stesso tempo, potrebbe incuriosire chi non ha avuto modo di conoscere quel mondo. Che dire? Compratelo!

  2. Karima Angiolina Campanelli Reply

    Michele Focarete nelle pagine di questo suo interessante libro ci dona un amarcord dell’Italia del boom economico, l’Italia che offriva “libertà” sessuale ( se pur ancora sotto la vigile censura del Vaticano), e la libertà
    di assalto al consumismo per tutte le categorie sociali. l’Italia dei night club e delle cambiali, dei balletti rosa, della cocaina e delle bottiglie di champagne offerte dalle nuove generazioni di boss a industriali, attori e politici. Boss che vivevano in perfetta simbiosi con la buona borghesia in un Italia dai retroscena a tratti poetici e a tratti oscuri…..Un libro che merita!!

  3. La “fortuna” di Focarete giornalista, la si deve proprio al night club. Ricordo che iniziò la sua attività scrivendo le recensioni degli spettacolini e che venivano pubblicate su un noto quotidiano (che ora non viene più editato). Ed erano, queste recensioni, tra le rubriche più lette.
    Anch’io ci sono andato alcune volte (per lavoro, proprio con Focarete) e una sola volta da cliente. Ambienti, come ci ha ricordato Michele, non sempre cristallini. Meglio così, che siano lentamente tramontati.

  4. Il libro di Focarete mi ha proprio incuriosito. Traspare quel pizzico di proibito che incuriosisce non poco. Altri
    anni. Grandi anni.

  5. Di certo incuriosisce. Il night mi ha sempre messo addosso un certo timore e quindi non sono mai stata. Comprerò il libro per immergermi in quella atmosfera ovattata e peccaminosa di un periodo irripetibile.

  6. michele morenghi Reply

    il libro è bellissimo , va letto tutto di un fiato , straripa di curiosità e soprattutto di notizie inedite sul mondo della notte peccato che nessuno abbia pensato di girare un film .
    Bravo Focarete che ci fa sognare ad occhi aperti e pensare a bei momenti.
    Grazie
    Michele

  7. Il libro l’ho letto e mi è piaciuto molto. Angoli a torto dimenticati in un contesto di di una Milano tutta da bere.

  8. Che mondo? Ma io dov’ero? Il libro è scritto molto bene e si fa leggere perché incuriosisce e a me ha fatto scoprire cose incredibili. Bulli, pupe, angoli compiacenti. Me lo sono perso, peccato!

  9. Più lo leggo e poi ti invoglia a leggere. Quante cose c’erano in quegli anni così lontani dal mio modo di pensare. Comprerò il libro così colmo questa mia lacuna.

  10. Grazie Michele per questo bellissimo spaccato di Milano e del teatro Smeraldo che è stata la mia casa per tanti anni.

  11. Sono riuscita ad acquistare il libro con Amazon e l’ho letto in un paio di sere. Un sacco di particolari, di aneddoti, di vita vissuta in un mondo non per tutti. Complementi Focarete, un buon libro.

  12. Che libro! Che tempi! Io li ho vissuti e mi sono rivisto nelle pagine di Focarete, grande cronista e fine scrittore. Peccato non si possa tornare indietro…

  13. Focarete non lo scopro oggi. Lo seguo da una vita perché ha rappresentato per noi della Milano di notte, un punto di riferimento straordinario. I suoi articoli scritti in punta di penna e le sue critiche mia banali ci hanno accompagnato per decenni.

  14. Milano, un libro storico sulla “bella Milano” e sull’Italietta, una bella divagazione in questi tempi tormentati. Il cronista di nera e belle donne, Michele Focarete, ha appena pubblicato Milano by night! Una night che purtroppo non c’è più! Un cronista che, con la scusa dell’intervista non perde occasione per abbracciare e farsi immortalare con le più belle donne dello spogliarello! Guardare per credere! (Michele ha una moglie intelligente e non gelosa).

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