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Iniziamo oggi con la prima recensione del “libro del mese” scelto dal Gruppo di lettura, nato lo scorso mese a Chiaramonte per iniziativa di Chiara Tramontana, Simona Canzonieri e Lucia Battaglia, in collaborazione con il nostro blog. E’ dedicata a “Non lasciarmi” del premio Nobel Kazuo Ishiguro, con la speranza di incuriosire i nostri lettori e di allargare la cerchia della partecipazione al Gruppo. 

“Madame aveva paura di noi. Ma aveva paura di noi nello stesso modo in cui qualcuno potrebbe avere paura dei ragni. A questo non eravamo preparate. Non ci aveva mai sfiorate l’idea di domandarci come ci saremmo sentite noi, a essere viste in quel modo, come dei ragni”.
(Kazuo Ishiguro – “Non lasciarmi”)
di Lucia Battaglia

Kazuo Ishiguro (Nagasaki, 1954), autore tra gli altri di “Un artista del mondo fluttuante”(1986), “Quel che resta del giorno” (1989), “Gli inconsolabili” (1995), ha vinto il premio Nobel per la letteratura nel 2017. Tra le motivazioni al premio si legge: “Nei suoi romanzi di grande potenza emotiva, ha svelato l’abisso che si spalanca sotto l’illusorietà del nostro legame col mondo”.

Il romanzo scelto e letto questo mese dal Gruppo di lettura è “Non lasciarmi“. Un racconto distopico e ambientato a fine anni ’90. Il patto che Ishiguro stringe col lettore è da subito una grande sfida e l’adesione emotiva al racconto è l’obiettivo.

Kazuo Ishiguro, premio Nobel nel 2017

La magnifica tecnica narrativa che Ishiguro magistralmente sperimenta consiste nella sintesi perfetta tra due generi letterari, quello distopico, appunto, e quello diaristico, della memoria; il lettore esperisce così, contestualmente, il distacco dal mondo raccontato che non piace e fa paura, respinge addirittura, e l’identificazione piena con l’io narrante e con le sue emozioni. Viviamo così la dissonanza cognitiva tra distanza emotiva e identificazione empatica, apparentemente estremi distanti ed inconciliabili, ma che lo scrittore riesce sapientemente a farci “sentire” senza soluzione di continuità.

Il lettore percepisce già dalle prime pagine la verosimiglianza e, al contempo, la discrepanza della realtà narrata rispetto a quella che conosciamo. Questo gli dà la sensazione di entrare in un mondo possibile ma non reale. E mentre nelle primissime pagine tutto sembra perfetto e armonioso pian piano si insinua una sensazione di inquietudine. Infatti dapprima non si sa chi siano gli assistenti e chi assistano e chi siano i donatori e cosa donino, la scoperta si fa strada presto, non senza riluttanza da parte di chi legge. Tutto si fa chiaro e terribile, intuiamo che il destino dei protagonisti è predeterminato ed immodificabile.

In questo contesto distopico l’io narrante racconta la sua storia coinvolgendo il lettore in un’atmosfera ovattata in cui man mano si profila con chiarezza chi sono i personaggi, privi di passato, di famiglia d’origine e privi di futuro. Lasciandoci guidare dalla protagonista scopriamo che non è tutto gelido e anaffettivo, anzi, Kathy ci accompagna alla scoperta di un mondo ricco di forti emozioni e di amore, un mondo in cui emerge la fragilità e la grandezza in ogni singola vita.

Il lettore sperimenta quindi, nell’approccio al romanzo, la naturale curiosità delle prime pagine e poi noia (sembra tutto piatto e avvolto dalla nebbia), raccapriccio (questo mondo è terribile e lo è ancora di più perché è possibile e, forse, già presente), tristezza (poveri piccoli personaggi senza via d’uscita), rabbia (perché non c’è traccia di ribellione) e ancora tristezza…

Chi osa  spingersi oltre le prime pagine combatterà contro se stesso e i propri pregiudizi, sarà costretto, dalla sfida lanciata dall’autore, ad abbattere le proprie barriere emotive, non potrà far ricorso ad alcun evitamento cognitivo, dovrà “sentire”, e stare, dentro emozioni contraddittorie che lo accompagneranno fino alle ultime righe di questo capolavoro. 

Un capolavoro che non lascia indifferenti. Non c’è spazio per giudizi tiepidi. I lettori si divideranno in fazioni contrapposte pronte a scontrarsi per esaltare o svilire il racconto. Ed è proprio ciò che è avvenuto venerdì scorso all’interno del ‘Gruppo di lettura’; posizioni spesso nette, tra abbandono della lettura, esaltazione emotiva e critica spietata!

Ma in questo sta la grandezza del suo autore: creare un’opera letteraria che per la sua stessa costruzione, basata su due generi letterari così distanti, costringa la mente di chi legge a stare in un precario equilibrio di emozioni contrastanti, spingendolo ad attualizzare riportando al presente, ai giorni nostri, quanto narrato. Questo mondo possibile è già qui in mille situazioni, mille luoghi e con mille sfaccettature. 

Chi scrive fa parte, chiaramente, della fazione degli “entusiasti lettori” per cui non posso che invitarvi alla lettura di questo capolavoro; leggendolo scoprirete che è, in fondo, proprio un grande romanzo d’attualità e d’amore, intenso, visionario ed emozionante.

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