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di Paolo Bozzaro

Sempre meno studenti scelgono il liceo classico e sempre meno persone ‘conoscono’ il latino. Di conseguenza anche la comprensione dell’italiano (e delle lingue neo-latine) diventa più superficiale e puramente strumentale. Ignorando i significati ‘originari’ delle parole, ai termini viene applicato un semplice valore d’uso che può risultare anche falso e arbitrario. Ricordandone l’etimologia anche le parole più ovvie, al contrario, si rivelano dense di memoria e di senso, di immaginazione e di realtà.

 “L’etimologia riserva sorprese e agnizioni illuminanti: ‘maestro’ è colui che ha un ruolo superiore (magis) contrapposto a ‘ministro’, colui che ha un ruolo inferiore (minus), e quindi è a servizio; ‘Occidente’, il mondo che tramonta (occidere), contrapposto a ‘Oriente’, il mondo che sorge (oriri); ‘competere’, andare (petere) insieme (cum) nella stessa direzione; ‘comunicare’, condividere (cum) una funzione o un dono (munus); ‘intelligenza’ comporta cogliere (legere) il dentro (intus) e la relazione (inter) delle cose; il nome dell’uomo (homo) si accosta non al cielo ma alla terra (humus)” (Ivano Dionigi).

Sapevate che anche la chiocciolina @ delle mail, prima che l’at inglese, proviene dal latino? Non è altro che la preposizione latina di moto a luogo ‘ad’, che può indicare anche la posta inviata ‘al’ server, allo stesso modo in cui Seneca scriveva le lettere ‘ad Lucilium’ e Cicerone ‘ad Atticum’.

Non solo parole

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