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‘Il McDonald’s distrugge il km0 e diseduca al gusto coi suoi prodotti standardizzati ovunque uguali’. Già. Peccato che per avere consapevolezza del km0, del bio, delle specialità locali e per mangiare ai convivia slow food bisogna essere benestanti, istruiti, informati e anche un po’ annoiati. Bisogna essere al top della piramide di Maslow. E se nel paese non è nemmeno arrivato McDonald’s vuol dire che questi obbiettivi sono ben in là dall’essere raggiunti. L’apertura del McDonald’s è un indicatore del fatto che tra poco, in quel paese, s’inizierà a parlare di cibo bio, vegan e a km0!

E poi compagni, al ragazzino, chessò, dell’Angola o del Vietnam, gliele concediamo le sneakers, le cuffie della Beats, e un panino con gli amici al McDonalds? O per fare contenti i ricchi hippies nostrani deve per forza andare in giro scalzo e pestare manioca nel mortaio? A sua mamma glielo concediamo un demoniaco frullatore, o proprio lei deve andare di mortaio?

Cambiando prospettiva, v’informo che, da noi, non tutti possono permettersi la grande qualità km0 vegan/bio tutti i giorni, e, vi dirò, a qualcuno ogni tanto piace trasgredire con un panino con carne, cheddar e cetriolini, di qualità standard, economico e in un ambiente pulito e contemporaneo. Che facciamo, li rieduchiamo in appositi campi di concentramento a forza di impanate iblee?

Il McDonald’s non danneggia nessuno, non diseduca nessuno, nessuno ci mangia 3 pasti al giorno 7 giorni su 7, fa lavorare, non fa discriminazioni di censo, classe e razza, è un posto dove si può uscire, da soli o in famiglia, con leggerezza, informalità, pochi soldi. È un posto popolare. Quel popolo che la sinistra non comprende e non intercetta più, di cui non fa più parte da tanto tempo, che paventa e forse, un po’, pure schifa.
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